Francesco De Gregori non è la persona che pensi

è una proiezione!

Cos’è la proiezione?

In psicoanalisi, la proiezione è un meccanismo di difesa che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone.

Fritz Pearls mostra come tendiamo a proiettare o quello che non accettiamo di noi stessi o quello che vorremmo essere.
Non c’è da preoccuparsi lo facciamo tutti i giorni:

– In una persona che stimiamo proiettiamo la forza, l’intelligenza e il talento che non riusciamo ad esprimere; oppure proiettiamo una figura importante per noi: un padre, un maestro, una guida.

– In una persona che ci sta antipatica proiettiamo le nostre debolezze, rabbie, a volte morbose fantasie; come nel caso nel diverso, dell’antagonista o del traditore.

Proiezione = rockstar/popstar

I nostri miti sono proiezioni; cioè nell’amare la loro arte noi finiamo ad amare la persona; una persona che non conosciamo ma a cui attribuiamo molte caratteristiche positive; una star diventa bella, affascinante, simpatica, intelligente, DISPONIBILE, ricambia il nostro amore.

“Guarda che non sono io”

Così dice Francesco De Gregori ad un suo fan che lo ferma per strada e gli parla.
Ecco come il Principe “smonta” le proiezioni.

De Gregori si smitizza subito:

Guarda che non sono io quello che stai cercando 
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo 
Quello che ti perdona e ti capisce 
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce

Cioè io non sono quello che pensi, non sono un maestro, Gesù o un partner.

Guarda che non sono io la mia fotografia 

Quello lì è il mito, io sono un uomo normale, infatti il Principe conclude:

Scusami però non so di cosa stai parlando 
Sono qui con le mie buste della spesa 
Lo vedi, sto scappando 

Piccola esperienza personale con De Gregori

Una volta, prima di un concerto, chiedemmo a De Gregori di fare una foto con noi. Lui, ridendo, ci disse di no e se ne andò. Andammo via arrabbiati e imprecando contro di lui.
Eravamo vittime della proiezione: pensavamo che il nostro mito dovesse PER FORZA essere disponibile con noi.
Niente di più sbagliato.

Cosa puoi apprendere da questo

Uso spesso questa canzone, la faccio sentire alle persone che fanno un percorso di crescita con me; questo brano mi permette di spiegare loro le proiezioni.

Non esistono i miti, esistono gli uomini; i miti sono costruzioni narrative intorno a uomini.
Quindi, anche tu, essendo un essere umano hai un valore, non certo inferiore, a quello di una star

 

Psicologia e Kasabian: Amori tormentati in “Goodbye Kiss”

Condannati sin dal principio 
Ci siamo incontrati con un bacio di addio, 
mi sono rotto il polso 
Era tutto iniziato, non avevo scelta 
Hai detto che non ti importava, 
perché l’’amore è difficile da trovare 

Così inizia questo capolavoro di Sergio Pizzorno, chitarrista e principale autore dei Kasabian.

Un testo che parla di un amore tormentato, profonda passione ma fine predeterminata…perché molte storie sono così?

Si tratta della collusione.

Noi ci daremo emozioni forti

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Se sei un professionista che supporta le vittime degli abusi, raccontagli la storia degli Who

Genitori distanti e il senso di abbandono di un bambino che soffre la mancanza e l’abuso subito. Queste sono le origini dell’ispirazione di un brano degli Who, “a quick one, while he’s away”, traducibile come una “sveltina mentre lui è via“.

Ma sotto l’apparente cornice della facile avventura sessuale si cela ben altro:

il tuo pianto è un suono che ben conosco

è il pianto dell’autore, Pete Townshend,  che mette in seconda persona quello che è suo. Nella fantasia, l’artista cerca però una via di uscita, il coro canta:

gli daremo ali di aquila per poter volar via

La violenza

Purtroppo arriva l’aggressore sessuale, il macchinista di treno Ivor, che dice “perché non provi ad essere carina con questo vecchio macchinista?”. L’autore di trasfigura in una bambina, pure essendo un maschio: effetto della vittimizzazione? Alla fine però arriva il salvataggio:

non posso credere ai miei occhi, sono di nuovo tra le tue braccia, lontano dal dolore

Allude al ritorno della madre (avvenuto nella realtà), che, dopo averlo lasciato nelle grinfie della nonna abusante, torna a prenderlo.

Pete da bambino
Pete da bambino

Il potere delle parole

Il bambino/autore, nella sua innocenza, con ENORME coraggio, svela il segreto: “Ho baciato, una volta mi sono addormentata sul grembo del macchinista Ivor, e poi con lui ho fatto un pisolino“. Il coro finale, dopo questa confessione,  GRIDA:

sei perdonato, sei perdonato!

(paradossalmente SPESSO i bambini abusati si sentono in colpa o in vergogna per quello che hanno subito e hanno bisogno di essere compresi e accettati). L’autore, Pete Townshend, dice nella sua biografia:

Quando cantavo questa parte dal vivo, spesso perdevo il controllo, picchiavo sulla chitarra fino a non farcela più, offrendo freneticamente il perdono a mia madre e al suo amante, a mia nonna e ai suoi amanti e SOPRATTUTTO A ME STESSO

Se vi interessa, vi consiglio di leggere il libro “Who I am” biografia di Townshend, da cui l’articolo prende materiale e spunto! Dr. Romeo Lippi 

E tu che credevi che Vasco fosse un c*****ne, invece è un “terapeuta”

Io sono io. Tu sei tu.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative. 
Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa. 
Se ci incontreremo sarà bellissimo; 
altrimenti non ci sarà stato niente da fare.

Così recita la “preghiera” della Gestalt che riassume in pochi versi il senso di questo tipo di psicoterapia.

Il Vasco della psicoterapia

Si chiamava Fritz Perls, definito da molti la “rockstar della psicoterapia” perché, nella sua intensa vita, ha commesso tante birbonate: ha assunto droghe, si è perso e ritrovato 6/7 volte , è quasi finito a fare il barbone, ha fatto sesso con pazienti maschi e femmine, ha condiviso, in parte, il movimento hippie.

Fritz Perls, la rockstar della psicoterapia, durante una seduta di gruppo
Fritz Perls, la rockstar della psicoterapia, durante una seduta di gruppo

Difficile spiegare una psicoterapia in poche righe; la Gestalt provoca il paziente in maniera che prenda consapevolezza della realtà, senza false illusioni, per poi aiutarlo a compiere delle scelte di vita in cui ci si assume la responsabilità di sé.

Viene definita “psicologia dell’ovvio” perché spinge il paziente a smettere di raccontarsi le favole e a prendere di petto le cose che ha davanti, che sono ovvie ma che non accetta…quando non accettiamo che qualcuno non ci ama più, quando non accettiamo che qualcuno non cambia per noi, quando non accettiamo i lutti, le perdite e i cambiamenti.

Nel video successivo potete vedere Fritz Perls all’opera…

Che c’entra Vasco?

C’entra tantissimo. Nel Blasco nazionale ci sono tutte queste cose…la realtà per quella che è, nuda, cruda, difficile e bellissima nello stesso tempo. Tutto riassunto con un’incredibile capacità di sintesi e di poesia.

frasi come:

Mi rendo conto che il tempo vola e che la vita poi è una sola


La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia


Non ti fermare davanti a niente
Non ascoltare nemmeno la gente
La vita è tua!


eh noi parliamo spesso sì ma è così, siamo soli


sono veramente Gestalt.
Vasco, senza saperlo, è come un terapeuta Gestalt, ci aiuta a fare i conti con noi stessi, senza filtri, senza giri di parole.

SOLO EMOZIONE PURA

Come uso Vasco nelle mie sedute

Cominciamo da un dato di fatto: Vasco è l’autore più citato dalle persone che condividono un percorso di crescita personale con me.
E ne ho fatti parecchi.
Solo a scuola ho fatto più 1.000 colloqui.

Vasco è citato:
Più di Ligabue.
Più di Battiato.
Più di De André.
Più dei Queen, Pink Floyd, Nirvana

 

Vasco è utile su tre argomenti:
1. Portare l’attenzione sul qui ed ora, sui tuoi bisogni
2. Prenderti la responsabilità delle tue scelte
3. Vivere, veramente

Queste le canzoni che incontro/cito più spesso:

  1. Vivere
  2. Ogni Volta
  3. Canzone
  4. Manifesto futurista della nuova umanità
  5. Cambia-menti
  6. Gli Angeli
  7. Un senso
  8. Dillo alla Luna
  9. Stupido Hotel
  10. Liberi Liberi

Oasis: tu pensavi che fossero solo dei beceri ed invece…

Chiaro, sono di parte: gli Oasis sono il mio gruppo preferito.

Tuttavia la loro parabola di vita è oggettiva: due fratelli nati nei sobborghi di Manchester, con un padre violento, in un contesto di disoccupazione, sbornie e piccoli/grandi drammi familiari per tutti, quasi all’improvviso riportano le chitarre distorte nel rock e diventano un’icona di una generazione.

Fanno tesoro degli unici talenti che hanno:

Liam ha la voce e l’arroganza, senza muoversi sul palco viene indicato come il miglior frontman di tutti i tempi;

Noel, medio chitarrista autodidatta, è capace di sintetizzare i propri riferimenti musicali con un testo e una melodia spaziali, crea magicamente degli inni generazionali; è una persona nella media, ma con dei momenti di ispirazione divina.

Se ce l’hanno fatta loro, persone comuni, perché noi/voi non possiamo raggiungere i nostri sogni?


La canzone che mi trasmette più positività, io la definisco la canzone del “farcela”, è MORNING GLORY

Anche se la canzone parla di droga e erezioni mattutine, ha una forza devastante nelle chitarre e in alcuni passaggi di testo.

“Tutti i tuoi sogni finiscono
Quando sei incatenato allo specchio con il tuo rasoio
Oggi è il giorno in cui tutti vedranno
Un altro pomeriggio di sole”

Per me queste frasi vogliono dire: smettila di fare lo schiavo della normalità esci fuori e fai vedere a tutti chi sei”.

 

Il medico di De Andrè in galera perché troppo disponibile (come molti di voi…)

Forse la cosa che faccio di più con le persone che vengono a studio da me è aiutarli a diventare più EGOISTI e un po’ più STRONZI. Si avete capito bene; in gergo tecnico si chiama training all’assertività.

Molte persone soffrono perché sono troppo disponibili e troppo passive e remissive. Pensano che più danno, più riceveranno: NIENTE DI PIù SBAGLIATO.

Imparare l’assertività significa smetterla di assecondare gli altri e  cominciare a esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’altro. 

Suggerisco spesso di ascoltare con attenzione questo capolavoro del Faber:

il medico, sin da piccolo, si vuole prendere cura della sofferenza, come vocazione spirituale.
Una volta dottore,

non volli tradire il bambino per l’uomo

rinunciando all’analisi adulta della realtà per le seguire le illusioni infantili, cura tutti GRATIS.

Resosi conto di essere povero, invece di fare la professione chiedendo giustamente dei soldi, si mette a vender elisir miracolosi e viene arrestato come truffatore.

E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell’identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.

Troppo tardi, caro medico, troppo tardi.

NON SIATE TROPPO BUONI, avete un valore come persona, fatelo rispettare. 😉

Dr. Romeo Lippi