Le canzoni sono un utile strumento per entrare in contatto con l’altro; l’analisi dei versi di un brano può essere di per sé una tecnica, vediamola. 

Ho imparato ad andare al sodo con Elisa – nome di fantasia -, 18 anni, che viene al primo incontro accompagnata da un’amica. “Mi taglio e ho paura.” dice. “Ho letto che si dice ‘comportamenti autolesivi’: è possibile smettere?”

È possibile, Elisa, anche se dipende da te

…e da noi. Sono solita considerare il lavoro terapeutico una creazione co-costruita in cui il risultati dipende dal contributo di tutte le parti in gioco. Ecco perché mi permetto di dedicare a Elisa una canzone che penso possa aiutarla a capire meglio i suoi comportamenti e a dare un senso ai tagli che si fa per poi scegliere se valga la pena smettere.

Torno indietro e racconto una cosa per volta…

Cosa ti permettono di ottenere i tagli, Elisa?

Chiedo a Elisa, con lo stesso suo stile diretto, cosa pensa le permettano di ottenere i tagli che si fa. Ci pensa, anche se intuisco che ha già la risposta. Infatti, arriva netta:

I tagli mi permettono di dimenticare la paura di vivere.

Elisa ha paura di vivere perché la vita le ha fatto incontrare la violenza. Si è chiesta più volte se continuare a vivere e si è risposta di sì, perché crede nella vita e in Dio. Frequenta la Chiesa sin da bambina e vuole onorare la sua fede vivendo.

Mi taglio perché ho l’anima tagliata. Se vedo il sangue fuori, capisco meglio il dolore che ho dentro.

Posso dedicarti una canzone?

Le parole di Elisa mi evocano una canzone che amo e sento di volergliela dedicare, come messaggio di condivisione. Come a comunicarle che ho capito e che ci sono per lei.

Le dedico Io non ho paura di Fiorella Mannoia.

Elisa taglia il testo!

Elisa riflette e osserva che, secondo lei, il testo contiene due storie diverse: una narra il dolore e una narra la speranza. Scegliamo di dividere le frasi per attribuirle ognuna alla sua storia.

All’incontro successivo Elisa porta con sé un foglio protocollo, uno di quelli che si usano durante i compiti in classe. Mi mostra il suo lavoro: ha stampato il testo della canzone e ne ha ritagliato le frasi, dividendole in due gruppi e incollandole sul foglio suddivise rispetto al gruppo di appartenenza.

Ha chiamato un gruppo: Le frasi del dolore.

Ha chiamato l’altro gruppo: Le frasi della speranza.

Le frasi del dolore

Per chi ha l’ anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio

E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero
E tu da li mi sentirai se grido

Il tempo non ti aspetta
Ferisce questa terra dolce e diffidente
E poi lasciarti da lontano rinunciare
Anche ad amare come se l’amore fosse clandestino
Fermare gli occhi un istante e poi sparare in mezzo al cielo il tuo destino
Per ogni sogno calpestato ogni volta
Che hai creduto in quel sudore che ora bagna la tua schiena
Elisa si riconosce in queste frasi. Mi dice che parlano di dolore, ferite, tagli e diffidenza. Di rinuncia, fatica e della voglia di farla finita.
“Sparare in mezzo al cielo il tuo destino” è come dire togliersi la vita per andare in cielo. Ma lo sai, non è così codarda che Dio mi vuole. Ci vuole coraggio per vivere e io [sorride] ho capito che non ho paura!

Le frasi delle speranza

La chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione
Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po’

A volte sogni di navigare su campi di grano
E nei ritorni quella bellezza resta in una mano

Io non ho paura

Ed ho imparato a comprendere l’indifferenza
Che ti cammina accanto
Ma le ho riconosciute in tanti occhi le mie stesse paure
Ed aspettare è quel segreto che vorrei insegnarti
Matura il frutto e il tuo dolore non farà più male e adesso alza lo sguardo
Difendi con l’amore il tuo passato
Ed io da qui ti sentirò vicino

Abbraccia questo vento e sentirai che il mio respiro è più sereno
 
Io non ho paura
Di quello che non so capire
Io non ho paura
Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura
Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà
Elisa prosegue la sua riflessione e mi racconta del suo amore per la natura che le sembra una rappresentazione della bellezza di Dio. La colpisce che questa canzone parli di campi di grano e frutti del dolore, perché non ha mai pensato che il dolore che prova possa dare i suoi frutti.
Ora riconosce che altri potrebbero provare il suo stesso dolore e che lei può contribuire e lenire il loro e il suo insegnando loro a rispettare ciò che è passato e ad attendere un futuro migliore.

Dottoressa, ti sembra una scelta scontata?

Diretta, come sempre, Elisa mi chiede:
Dottoressa, fare volontariato ti sembra una scelta scontata?
Niente affatto, Elisa! E nemmeno a te lo sembra, cosicchè, dopo poco tempo, hai iniziato un’attività di volontariato presso una comunità di ragazze madri. Ti sei anche iscritta all’università e hai scelto giurisprudenza,
per conoscere le leggi e aiutare a fermare la violenza sul nascere.
Elisa ha scelto di non avere più paura. Non si taglia più perché ha trovato modi nuovi per non avere paura. Una canzone ha dato la svolta e ha dato il via al cambiamento positivo.

Ti è capitato che una canzone abbia dato il via a un cambiamento nella tua vita?

Racconta la tua storia a fontanella.francesca@gmail.com oppure scrivi a Lo Psicologo del Rock.

 

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