Daniele Silvestri playlist terapeutica

Affrontare la vita con serenità: una playlist di Daniele Silvestri

Quante volte su Spotify hai cercato delle canzoni per ritrovare la serenità nei tuoi problemi quotidiani? La musica è curativa e sono molti i testi che ti aiutano a leggerti dentro con le loro parole.

Daniele Silvestri, noto cantautore italiano, ha composto diversi brani che possono essere utilizzati come “terapeutici”. La psicoterapeuta Simona Bianchini ha creato una playlist che ti può aiutare a risolvere i piccoli problemi quotidiani. Sei pronto?

1. Illuso

Illusa è la gente che crede in una o più divinità soltanto se quello che vede non è conforme alla normalità. Chi vive superficialmente ma crede di apprezzare le piccole cose, chi vuole sedurre una donna regalandole rose, regalandole rose.

Spesso le etichette e gli schemi mentali rigidi ci rassicurano e ci illudono che la realtà sia sempre prevedibile e controllabile. Questo non permette di vedere oltre, di valutare bene le situazioni e chi abbiamo davanti, perché ci affidiamo solo ad elementi esteriori e superficiali per giudicare.

L’ illusione limita le nostre conoscenze perché la realtà è piena di meravigliose sfaccettature da scoprire.

2. Insieme

Sarebbe importante amarsi di fianco. Avere il coraggio di lasciarsi la mano, che tanto con l’altra ci rassicuriamo, così se da un lato abbracciamo la vita, dall’altro stringiamo le dita.

A volte i rapporti di coppia sono vissuti in maniera limitante, asimmetrica, morbosa e dipendente.

Nelle relazioni è importante rispettare l’individualità del partner col quale camminare fianco a fianco, senza intralciarsi né trascurarsi.

3. Frasi da dimenticare

Quest’anno vado prima al mare, così ho tempo per pensare e faccio scorta di pensieri che non bastano mai. Ne voglio 4 sull’amore, 2 sul fatto che si muore, voglio avere tutto chiaro.

Dopo un trauma o una ferita, cerchiamo di dimenticare e cancellare il passato. Le esperienze negative, però, ci possono aiutare a riflettere sfruttando i momenti di solitudine, su ciò che non ci è ancora chiaro.

Possiamo allontanarci da ciò che ci fa male, dimenticare i momenti brutti, senza dimenticarne gli insegnamenti.

4. Caro architetto

Mio caro Architetto, io Le chiedo un progetto. Perché il posto in cui vivo, è da un po’ che mi va stretto. Eh, non è lo spazio perché mi posso adattare, è che in questo posto, non c’è un posto per sognare. 

L’architetto è un terapeuta. Metaforicamente, questa canzone può aiutarci a riflettere su quanto il nostro spazio mentale a volte sia limitato e non ci permette di dare ascolto ai nostri sogni e desideri.

Lo spazio migliore è uno spazio non finito. E poi un orizzonte largo con una prospettiva che veda più lontano di questa eterna trattativa, perché uno sguardo aperto, puntato sul futuro. Che non si fermi certo appena trova un muro!

Allarghiamo i nostri orizzonti, se serve chiediamo aiuto per sviluppare i nostri progetti.

5. Gino e l’alfetta

Mi dirai: come fai? Come mai? Non lo sai cosa sei, sei diverso da noi. Ma che vuoi, sono gay, fatti miei. Che disturbo ne hai? Quale enorme disagio ne trai?

Spesso ci sentiamo in dovere di spiegare cosa siamo e cosa sentiamo, tendiamo a conformarci per paura di non essere accettati, oppure a comportarci e ad apparire come delle eccezioni, assecondando i giudizi sociali.

Avere maggiore consapevolezza di ciò che si sente in un dato momento, senza preoccuparsi di dover dare spiegazioni che rispondano ad aspettative.

Hai visto il mio video su Niccolò Fabi? Eccolo: 

6. Salirò

Preferirei stare seduto sopra il ciglio di un vulcano. Mi brucerei, ma salutandoti dall’alto con la mano. E invece sto sdraiato, senza fiato, scotto come il tagliolino al pesto che ho mangiato e resto qui disteso sul selciato ancora un po’… Ma prima o poi ripartirò.

Dopo la fine inaspettata di un amore ci si sente malissimo. Ci si immobilizza e si rimugina per un po’ sul dolore, con la speranza che il dolore passi e che avvenga il distacco emotivo.

E salirò, salirò, salirò, salirò fino a quando sarò solamente un puntino lontano.

La fase del dolore è inevitabile, ma da ogni fine si può ripartire.

7. L’uomo intero

C’era un uomo che aveva due mani e le usava nei modi più strani. Per esempio sapeva descrivere la vita di luoghi lontani. Era un uomo di forza sicura, molto alto per la sua statura, soprattutto sapeva sorridere ogni volta che avevo paura. E io di paura ne avevo davvero, convinto com’ero di essere stato per tutta la vita, invece che intero, parzialmente scremato.

Il padre interiorizzato, la figura di riferimento, o il terapeuta, spesso vengono idealizzati e vissuti come l’unica persona che può proteggerci dalle nostre insicurezze.

Possiamo diventare il “padre di noi stessi”, rinforzando e personalizzando il modello che ci è stato trasmesso. Oppure, se siamo invasi dalle nostre insicurezze, chiedere aiuto a chi ci ispira solidità, senza idealizzare, ma trovando e rispettando la nostra natura.

8. Dipendenza

Combattere la propria dipendenza, dipendenza, dipendenza. Riuscire in qualche modo a fare senza, a fare senza, fare senza. Capire dove sta la differenza, fra il vizio e l’esigenza, è una questione di coerenza, di coerenza.

Spesso nelle dipendenze (di sostanze e/o affettive) perdiamo la bussola e non siamo più in contatto con i nostri veri bisogni.

Il vizio, le abitudini ed i circoli viziosi possono essere superati contattando i nostri reali desideri e, soprattutto, ascoltandoci di più.

9. Manifesto

Io c’ho provato, giuro, a chiudermi in me stesso e non considerare il resto. Ho parcheggiato il mio disagio in un cassetto e vivo placido e composto anche con lei, che non l’amavo non l’amavo, non l’amavo e non l’ho detto ma in tutto questo il solo vero risultato è che c’ho il fegato più grosso, molto più grosso.

Quante volte non esprimiamo quello che davvero sentiamo per timore di apparire aggressivi? Il risultato è che reprimiamo e ci ammaliamo.

Manifestare i nostri bisogni e i nostri diritti, trovando il giusto canale, potrebbe liberaci da molti disturbi psicosomatici o altri disagi interiori.

E manifesto l’inquietudine morale di chi non si sente onesto stando nascosto, perché non voglio rimanere lì nell’angolo, se no divento matto. E mani in alto, e mani in alto, e mani in alto, e mani in alto e manifesto.

10. La mia casa

Perché ho amato mille volte, e mille volte ho cominciato. E ho lasciato mille pezzi del mio cuore sul sagrato delle chiese.

La mia casa è ovunque si possa imparare qualcosa ed emozionarsi. La vita è scoperta e confronto con l’altro che permette di conoscere meglio anche se stessi.

Il senso di appartenenza non è solo nei luoghi e nei contesti familiari.

11. Acqua stagnante

E complimenti, mi hai convinto che l’amore non basta e così non mi resta che lasciarti stare senza nessuno che ti giudica. Nessuno, intendo, che ti sgrida e si preoccupa. Sarà senz’altro tutto molto più leggero, ma sei sicuro che sia meglio per davvero? Volevo esserti di peso, perché dipendo da te.

A volte i sentimenti da soli non bastano, a maggior ragione quando si ha la sensazione di nuotare in un’acqua stagnante, ovvero in una relazione dove non c’è evoluzione e nessun rinnovamento.

Nelle relazioni affettive bisogna essere in due a voler andare avanti, a voler scorrere, altrimenti si crea una dipendenza nociva e l’amore diventa un “peso”.

12. Il secondo da sinistra

È la speranza un giorno di essere smentiti all’esplodere di un bacio. È la paura di non essere capiti per un gesto esagerato. Io sono quello nella foto. Vedi? Il secondo da sinistra in piedi. Mi si vede appena, ti devi concentrare. Sono dietro, vedi dietro e dietro voglio stare.

A volte non ci esponiamo troppo per non “diventare ostaggio” di un giudizio universale. Aspettiamo di essere visti da chi davvero vuole scoprire come siamo.

La paura di esporsi può essere insicurezza ma a volte anche una forma di tutela, l’attesa che qualcuno ci veda senza il bisogno di esibirsi e ostentare.

13. A me ricordi il mare

A me ricordi il mare, e non per le vacanze che abbiamo fatto insieme, ma per il tuo ondeggiare tra il gesto di chi afferra e quello di chi si trattiene.

Baci, baci ed abbracci che diventano lacci, e più diventano stretti, più nascondono impicci. Come un cane ti accucci sui tuoi poveri stracci e piano piano vai giù come un programma di Socci. Piano piano vai giù, ma poco dopo risorgi, solo che non ti accorgi dei sorrisi posticci, dei pensieri che scacci, delle cose che lasci per banali capricci.

Dedicata agli amori ambivalenti, agli amori a metà che ci fanno sentire come se fossimo in balia delle onde.

Quando in una relazione non ci sentiamo in equilibrio e ci sembra che il partner abbia comportamenti ambigui è meglio riflettere se si tratti di una dipendenza affettiva, più che di un sentimento che ci fa stare bene.

14. Testardo

Io so’ de marmo, ma tu m’hai sbriciolato perché so’ testardo fino al punto che so’ sempre innamorato, pure se tu m’hai già scordato.

Nella fase dell’innamoramento e dell’idealizzazione, anche le nostre convinzioni più rigide possono crollare.

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Pubblicato da

Valentina Baldon

Curiosa e con la voglia di stare sempre sul pezzo. Mi occupo di SEO copywriting, Content e Social media management e formazione dedicata alla comunicazione digitale, sia per PMI che per enti non-profit. Citando una tra le mie canzoni preferite, vivo di sogni e di idee.