Di recente, un gruppo di neuroscienziati ha pubblicato una ricerca relativa all’attività cerebrale degli amanti del genere heavy metal. A causa del suo risultato però, questo nuovo studio ha sollevato non pochi malcontenti, poiché è emerso che:

I fan del metal dimostrano disturbi della cognizione comportamentale ed emotiva.

Sono stati molti i commenti critici alla nuova ricerca ad opera del Professor Yan Sun e dei suoi colleghi, i quali hanno sottoposto al test 40 fan del metal confrontati con 31 amanti della musica classica di cui è stata registrata l’attività cerebrale a totale riposo.

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Lo studio: musica classica vs. heavy metal

I partecipanti alla ricerca sono stati messi nella condizione di rilassarsi, tenendo gli occhi chiusi ma rimanendo svegli e sono stati invitati a liberare la testa dai pensieri attivi. Dallo studio è emersa una differenza nel cervello degli amanti della musica classica, rispetto a quello dei fan dell’heavy metal.

Heavy metal e disturbi cognitivi? Ma anche no!

Come si può notare nell’immagine sopra riportata, alcune aree cerebrali sono meno attive e funzionali nel fan del metal, portando così ad una alquanto discutibile ipotesi di minor intelligenza.

Gli studiosi hanno trovato le spiegazioni per ciascuna delle differenze neurali emerse dallo studio. Ad esempio, l’area del cervello del giro precentrale era più attiva nei fan del metal ed è responsabile del movimento della lingua.

Ricordiamo che i partecipanti stavano riposando, non cantavano e non ascoltavano musica durante il test; probabilmente l’alto livello di attività ha portato gli studiosi ad ipotizzare qualche disturbo cognitivo.

Allo stesso tempo, gli appassionati di metal sottoposti al test, hanno dimostrato una ridotta attività dell’area mediale del giro frontale superiore. Gli studiosi hanno così interpretato il dato emerso:

L’effetto Mozart mostra che la musica classica può migliorare le prestazioni cognitive degli ascoltatori e aumentare l’attivazione delle corrispondenti aree cerebrali, mentre l’area mediale del giro frontale superiore è responsabile del controllo cognitivo individuale.

In altre parole, la musica classica migliora (presumibilmente) la cognizione e, poiché l’area mediale del giro frontale superiore sarebbe l’area cerebrale coinvolta, questa risulta essere più attiva negli amanti di questa tipologia di musica.

L’interpretazione dei risultati

L’interpretazione audace dei risultati dello studio si può attribuire all’utilizzo dello strumento della risonanza magnetica funzionale: tale metodologia offre un approccio all’interpretazione dei risultati piuttosto ambivalente e, qualunque fosse stato il suo risultato, sarebbe stato possibile trovare una spiegazione maggiormente scientifica e funzionale.

Supponiamo che la corteccia occipitale sia più attiva nei fan del metal. Quest’area cerebrale è quella visiva e, spesso, i concerti metal sono caratterizzati da effetti pirotecnici e visivi.

Al contrario, supponiamo che i fan di musica classica sottoposti al test, abbiano mostrato un aumento dell’attività nell’area del giro precentrale: quest’area controlla anche i movimenti delle mani e, i direttori d’orchestra classici, sono soliti agitare le mani per dare direttive ai musicisti.

Ogni regione del cervello ha numerose funzioni, molte delle quali sono generali (cognizione sociale, emozione, e così via), altre più specifiche. Non è facile quindi collegare le attivazioni cerebrali alle attività svolte.

Insomma, lo studio di Yan Sun dimostra tutto e non dimostra niente.

Inoltre una precedente ricerca aveva trovato che invece la musica metal fa sentire meno soli.

Quindi… Buon metal a tutti. Let’s Rock!

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