La psicologia dei tormentoni musicali

La psicologia dei tormentoni musicali

Ci sono delle canzoni che non vorremmo inserire per nessun motivo nelle nostre playlist, poi finiamo per ritrovarcele in loop continuo nella testa, con o senza cuffiette: sono i tormentoni musicali.

Come mai delle hit che molto spesso sono valutate da molti di infimo valore artistico riescono ad insinuarsi ovunque: dalla radio del supermercato all’autoradio mentre vai al lavoro, dalla discoteca al servizio di apertura di Studio Aperto?

Come nasce un tormentone

Non sappiamo mai dove l’abbiamo ascoltata per la prima volta, eppure la canzone del momento si ripropone ovunque insinuandosi come sottofondo diffuso delle nostre giornate e generalmente contro la nostra volontà.

Ma come nascono i tormentoni musicali? Perché ce li propinano in ogni luogo?

Sostanzialmente è l’industria discografica che identifica il nuovo potenziale successo: esperti del settore selezionano le tracce che hanno le potenzialità per diventare virali in un determinato contesto, poi la diffusione del brano su tutti i canali fa in modo che arrivi ovunque e che riesca a fare breccia nella nostra mente.

Quelli che potrebbero sembrare degli esperimenti di manipolazione di massa sono però in realtà degli

accurati studi effettuati sulle nostre caratteristiche psichiche e sulle peculiarità delle composizioni musicali.

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Le caratteristiche dei tormentoni musicali

I tormentoni sono costruiti per ricordarci altre canzoni di successo, devono evocare in noi una familiarità: il nostro cervello analizza a livello inconscio le caratteristiche del pezzo che stiamo ascoltando e le confronta con le canzoni che conosciamo; quindi

se il ritmo, le parole o altri elementi ci riportano alla memoria una canzone che ci piace, tenderemo ad associare il ricordo positivo anche alla nuova traccia.

Inoltre quando ci piace una canzone è sempre colpa della dopamina: il neurotrasmettitore che quando viene rilasciato ci provoca piacere.

Vi avevo già raccontato cosa succede nel cervello quando la musica ci fa venire i brividi: il nostro cervello cerca di anticipare la melodia, basandosi su delle previsioni sull’andatura del ritmo.

Quando il ritmo contraddice in maniera positiva le nostre aspettative avviene un maggiore rilascio di dopamina.

I tormentoni musicali sono costruiti in maniera diversa rispetto alle canzoni tradizionali: gli hook vengono distribuiti in maniera non convenzionale e nelle hit commerciali se ne trovano svariati e con cadenza ravvicinata.

Un recente tormentone in cui buona parte del successo è dovuta alla varietà dei ritmi e ai numerosi hook è Uptown Funk di Mark Ronson feat. Bruno Mars.

Quando il sociale diventa virale

Un aspetto da non sottovalutare nel successo di una canzone è quello sociale:

se tutto il mondo intorno a noi intona la stessa canzone e se i nostri amici più cari ci suggeriscono lo stesso pezzo ciò comporta che avremo maggiori possibilità di ascoltare ed apprezzare la canzone in questione.

Spesso basta una frase a far decollare un brano e fare in modo che ci attanagli nelle nostre giornate: basti pensare ad Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi.

In fondo la nostra rete sociale ha una influenza sui nostri gusti e riesce ad influenzarci molto più di quanto pensiamo.

Questo è il motivo per cui i social network possono propiziare l’ascesa di canzoni e cantanti che altrimenti non troverebbero spazio nelle radio.

L’esempio del tormentone virale diffusosi senza lo zampino delle major discografiche è Gangnam Style di Psy: il video ha letteralmente sfondato i contatori di Youtube, superando per primo la soglia del miliardo di visualizzazioni!

L’importanza del contesto per i tormentoni

Un classico esempio dell’influenza dell’ambiente è invece il tormentone estivo: ogni estate arriva puntuale un pezzo che ci frantumerà i timpani e non solo…

I tormentoni estivi hanno successo perché vanno ad adattarsi ad un mood diffuso caratteristico di un determinato periodo: l’estate è il periodo dei balli, del mare, del sole e dei flirt.

Una canzone stagionale (in senso climatico e psicologico) 

Un pezzo positivo, ritmato e che si presta alle danze è l’ideale per fare da colonna sonora di quel periodo.

Di solito i tormentoni estivi escono dalla nostra testa, dalle playlist e dalle radio all’arrivo di settembre: il ritorno tra i banchi di scuola e negli uffici li rende inadatti al nostro umore e ci orienta su altre frequenze.

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Gli earworm, le canzoni che non escono dalla nostra testa

Il motivo per cui le hit di successo sono detti tormentoni è perché si insinuano nella nostra testa e non c’è verso di mandarle via.

Ci svegliamo con una melodia in testa, ce la portiamo al lavoro, in palestra, all’aperitivo con gli amici e così via.

Si tratta della cosiddetta

Stuck Song Syndrome: il nostro cervello canticchia continuamente una determinata canzone e non c’è verso di mandarla via.

Spesso più che canzoni, sono soltanto pezzi di esse: ritornelli o punti salienti che si ripetono all’infinito.

Le sticky music o earworm sono immagini musicali involontarie che affliggono il 90% della popolazione almeno una volta a settimana.

Per via dell’effetto Zeigarnik, che ci fa ritenere in memoria i compiti non terminati, questi frammenti musicali si possono combattere in un semplice modo:

cantare tutta la canzone fa in modo che il nostro cervello senta di aver completato il compito e nella maggioranza dei casi elimina l’earworm dalla nostra testa.

Fonte: The Science Behind Summer Bangers

Foto di apertura del post: ritaglio di Summer festival di Mixtribe

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Pubblicato da

Rocco Iannalfo

Nella mia professione unisco le mie passioni: la Psicologia ed il Marketing. Lavoro come Web Marketing & Social Media Manager e Blogger Freelance. Fondatore di Marketing per Psicologi - www.marketingperpsicologi.it