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Perché ci facciamo i tatuaggi? Significati psicologici e antropologici

Il tattoo svolge diverse funzioni: è una carta d’identità dell’individuo, segnala l’appartenenza ad una tribù  o ad un gruppo, ma è anche un simbolo di un rito di passaggio  (ad esempio, all’età adulta).

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Cosa dice la scienza

Secondo l’ipotesi della “human canvas”,  il tatuaggio rappresenta un’estensione del proprio fenotipo che intende segnalare significati simbolici, che sono marker d’identità individuale o identificazione con un gruppo; proprio l’identificazione con un gruppo specifico, insieme alla dimostrazione di forza nel vincere il dolore e lo stigma sociale, erano le principali motivazioni dei tatuaggi fatti prima della post-contemporaneità.

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Secondo L’ipotesi “upping the ante”, a causa di fattori tipici della modernità, come l’aumento di popolazione e il miglioramento del sistema sanitario, le persone sviluppano la loro identità attraverso gli ornamenti: ci facciamo i tatuaggi per apparire unici, attraenti e per ottenere uno status superiore rispetto ad un gruppo.

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Cosa dicono i tatuati

Recentemente è stato chiesto ad un campione statisticamente significativo il motivo per cui hanno messo inchiostro sulla propria pelle; le risposte sono state classificate in queste categorie:

– Essere speciali e UNICI

– Enfatizzare la propria identità

– Avere una NUOVA esperienza, superare un limite

– Come simbolo di protesta o ribellione verso qualcosa

– Appartenenza ad un gruppo

Ricordare una fase di vita (un evento, una persona)

– Motivi sessuali (tra cui feticismo, sadomaso, esibizionismo)

– Motivi religiosi o spirituali

N.B.: le immagini sono foto di opere del Maestro Lippo, che mi ha gentilmente concesso l’opportunità di usarle!

Dr. Romeo Lippi

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La voce di Califano: trasformare una malattia in una carriera

Il Califfo trascurava ormai da mesi una tosse fastidiosa.

Recatosi finalmente dal medico, la diagnosi fu implacabile: cordite cronica; praticamente una delle due corde vocali si era talmente irrigidita e la vibrazione non sarebbe più stata quella di prima dell’infiammazione.

La voce di Califano non sarebbe più tornata quella che lui conosceva: era diventata più rauca e profonda.

Da quel momento, la sorpresa: quel tono così basso divenne il tratto DISTINTIVO del Califfo.

Come afferma il compianto Franco nel suo libro “Senza Manette”

Mi sono sempre considerato uno sfortunato vincente: devo tutto alla cordite cronica.

Cosa ci insegna questa vicenda?

Che i vincenti, coloro che non si fanno buttare giù dalla sfortuna e non cadono nel PESSIMISMO totale, riescono a TRASFORMARE qualcosa che è un difetto, un handicap in un TRATTO DISTINTIVO.

Nella CRISI intravedere sempre l’opportunità.

Psicologia e Kasabian: Amori tormentati in “Goodbye Kiss”

Condannati sin dal principio 
Ci siamo incontrati con un bacio di addio, 
mi sono rotto il polso 
Era tutto iniziato, non avevo scelta 
Hai detto che non ti importava, 
perché l’’amore è difficile da trovare 

Così inizia questo capolavoro di Sergio Pizzorno, chitarrista e principale autore dei Kasabian.

Un testo che parla di un amore tormentato, profonda passione ma fine predeterminata…perché molte storie sono così?

Si tratta della collusione.

Noi ci daremo emozioni forti

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Alex Turner: come un timido può diventare un sex symbol

Alex Turner, cantante e autore del gruppo inglese Arctic Monkeys, era TALMENTE TIMIDO, agli albori della band,  da lasciar cantare un altro.

La rivista Blender lo ha descritto come

“il membro meno loquace del gruppo, esita così tanto nel rispondere che finisce per avere dubbi sulle sue stesse parole”. 

Nel video seguente potete sentire la sua voce TREMARE mentre presenta il pezzo:

Col tempo sembra essere diventato più estroverso; Jamie Cook, il chitarrista della band, ha recentemente dichiarato

Alcune persone sono rimaste spiazzate dal cambiamento di Alex,  ma io penso che sia molto meglio il modo in cui si comporta adesso

Qui possiamo vederlo che sprigiona sicurezza, fascino e PURA SENSUALITA’:

https://www.youtube.com/watch?v=IwtTeWIPVkg

Da parte sua Turner ha ribadito di non amare stare al centro dell’attenzione. 

Sarà il successo o è un maschera?

Le nostre esperienze di vita modificano quello che siamo, la nostra personalità.
Sicuramente esibirsi ogni sera davanti a MIGLIAIA di persone che cantano a squarciagola le tue canzoni e essere INSEGUITO da BELLE ragazze, non avrà lasciato indifferente l’autostima del Turner.

Non credo che Turner sia un finto, mi sembra autentico sul palco; allora com’è possibile tutto questo?
Rimanere timidi e al contempo sicuri?

POSSIBILE! Possiamo infatti sviluppare una grossa sicurezza in noi su un campo specifico (si chiama AUTOEFFICACIA) e rimanere comunque delle persone tendenzialmente insicure su altro.

I successi personali sono i principali ALLEATI del senso di efficacia (ci lavoro molto su questo aspetto con i miei clienti a studio).

Essere veramente fichi sul palco e, contemporaneamente, avere paura di scartare i regali davanti agli altri (Come ha dichiarato lo stesso Turner).

QUINDI, SE SIETE DEI TIMIDONI COMPLESSATI: Perché non può succedere la stessa cosa a VOI? Pensateci! 😉

Dr. Romeo Lippi

 

Trasformare un abuso sessuale in una canzone? Il Rock degli Who può farlo

Genitori distanti e il senso di abbandono di un bambino che soffre la mancanza e l’abuso subito. Queste sono le origini dell’ispirazione di un brano degli Who, “a quick one, while he’s away”, traducibile come una “sveltina mentre lui è via“.

Ma sotto l’apparente cornice della facile avventura sessuale si cela ben altro:

il tuo pianto è un suono che ben conosco

è il pianto dell’autore, Pete Townshend,  che mette in seconda persona quello che è suo. Nella fantasia, l’artista cerca però una via di uscita, il coro canta:

gli daremo ali di aquila per poter volar via

La violenza

Purtroppo arriva l’aggressore sessuale, il macchinista di treno Ivor, che dice “perché non provi ad essere carina con questo vecchio macchinista?”. L’autore di trasfigura in una bambina, pure essendo un maschio: effetto della vittimizzazione? Alla fine però arriva il salvataggio:

non posso credere ai miei occhi, sono di nuovo tra le tue braccia, lontano dal dolore

Allude al ritorno della madre (avvenuto nella realtà), che, dopo averlo lasciato nelle grinfie della nonna abusante, torna a prenderlo.

Pete da bambino
Pete da bambino

Il potere delle parole

Il bambino/autore, nella sua innocenza, con ENORME coraggio, svela il segreto: “Ho baciato, una volta mi sono addormentata sul grembo del macchinista Ivor, e poi con lui ho fatto un pisolino“. Il coro finale, dopo questa confessione,  GRIDA:

sei perdonato, sei perdonato!

(paradossalmente SPESSO i bambini abusati si sentono in colpa o in vergogna per quello che hanno subito e hanno bisogno di essere compresi e accettati). L’autore, Pete Townshend, dice nella sua biografia:

Quando cantavo questa parte dal vivo, spesso perdevo il controllo, picchiavo sulla chitarra fino a non farcela più, offrendo freneticamente il perdono a mia madre e al suo amante, a mia nonna e ai suoi amanti e SOPRATTUTTO A ME STESSO

Se vi interessa, vi consiglio di leggere il libro “Who I am” biografia di Townshend, da cui l’articolo prende materiale e spunto! Dr. Romeo Lippi 

Vasco Rossi e la psicologia dell’ovvio

Io sono io. Tu sei tu.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative. 
Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa. 
Se ci incontreremo sarà bellissimo; 
altrimenti non ci sarà stato niente da fare.

Così recita la “preghiera” della Gestalt che riassume in pochi versi il senso di questo tipo di psicoterapia.

Il suo creatore è Fritz Perls, definito da molti la “rockstar della psicoterapia” perché, nella sua intensa vita, ha commesso tante birbonate: ha assunto droghe, si è perso e ritrovato 6/7 volte , è quasi finito a fare il barbone, ha fatto sesso con pazienti maschi e femmine, ha condiviso, in parte, il movimento hippie.

Fritz Perls, la rockstar della psicoterapia, durante una seduta di gruppo
Fritz Perls, la rockstar della psicoterapia, durante una seduta di gruppo

Difficile spiegare una psicoterapia in poche righe; la Gestalt provoca il paziente in maniera che prenda consapevolezza della realtà, senza false illusioni, per poi aiutarlo a compiere delle scelte di vita in cui ci si assume la responsabilità di sé.

Viene definita “psicologia dell’ovvio” perché spinge il paziente a smettere di raccontarsi le favole e a prendere di petto le cose che ha davanti, che sono ovvie ma che non accetta…quando non accettiamo che qualcuno non ci ama più, quando non accettiamo che qualcuno non cambia per noi, quando non accettiamo i lutti, le perdite e i cambiamenti.

Nel video successivo potete vedere Fritz Perls all’opera…

Che c’entra Vasco?

C’entra tantissimo. Nel Blasco nazionale ci sono tutte queste cose…la realtà per quella che è, nuda, cruda, difficile e bellissima nello stesso tempo. Tutto riassunto con un’incredibile capacità di sintesi e di poesia.

frasi come:

Mi rendo conto che il tempo vola e che la vita poi è una sola


La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia


Non ti fermare davanti a niente
Non ascoltare nemmeno la gente
La vita è tua!


eh noi parliamo spesso sì ma è così, siamo soli


sono veramente Gestalt.
Vasco, senza saperlo, è come un terapeuta Gestalt, ci aiuta a fare i conti con noi stessi, senza filtri, senza giri di parole.

SOLO EMOZIONE PURA

 

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