Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Ho intervistato Gaspare Palmieripsichiatra e psicoterapeuta dell’Ospedale Privato Villa Igea (Modena) che da anni usa la musica per la cura delle patologie psichiatriche. Ha anche un gruppo musicale su temi psicologici, lo trovate qui.

Mi racconti come è nata l’idea di utilizzare la musica nei gruppi di terapia?

 

La musica è uno strumento molto potente per la capacità che ha di stimolare l’emotività, di procurare piacere e di favorire l’aggregazione. In particolare utilizziamo la canzone, che nel connubio tra musica e testo è uno strumento che può acquisire significati molto importanti e diversi da un individuo all’altro. Dovendo lavorare con persone affette da patologie psichiatriche gravi (come disturbi della personalità, disturbi dell’umore come depressione o attacchi di panico, abuso di sostanze), che spesso non riescono ad esprimere il proprio disagio attraverso la parola, la musica diventa un facilitatore in questo senso e in più ha un potere vivacizzante sul luogo di cura, dove i percorsi sono spesso lunghi e difficili.

Ci spieghi come funziona e come si svolgono gli incontri?

 

Il gruppo di ascolto che tengo settimanalmente  coinvolge le persone ricoverate. Le persone durante il ricovero fanno colloqui con psicoterapeuti, assumono terapie farmacologiche e partecipano ad altre attività di gruppo psicoeducative (regolazione emotiva, meditazione, etc.).
Il gruppo è una di queste attività; in ogni incontro:

1. ascoltiamo insieme 3 brani proposti dagli utenti, prevalentemente del repertorio cantautorale o pop italiano.

2. Durante l’ascolto di ogni brano chiedo di compilare una scheda in cui segnare pensieri, emozioni, immagini evocate dalla canzone e poi se ne discute in gruppo. Questo è un buon esercizio di riconoscimento e autosservazione degli stati emotivi, attività non sempre facile per persone affette da patologie psichiatriche gravi. Continua a leggere Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Perché i Ministri mangiano la terra? Il disturbo chiamato Pica

La persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare è una malattia psichiatrica chiamata PICA (Nel Dsm V è inserito nella categoria dei disturbi alimentari e della ruminazione).

Oltre alla terra altre sostanze ingerite possono essere, ad esempio:

Carta
– Sapone
– Stoffa
– Capelli
– Gesso o talco

Ne parlano i Ministri in questo pezzo:

Quali sono i problemi connessi

Le conseguenze di tale pratica possono essere principalmente dei problemi all’apparato gastro-intestinale o infezioni.
Oltre un vissuto di vergogna o senso di colpa per chi lo mette in atto; infatti nel testo si dice:

Mi nascondevo per non farvi star male.

Perché si mangia la terra?

Non c’è un origine univoca: in alcuni casi si riporta ad un deficit di sali minerali (come il ferro) ma più spesso è collegato alla disabilità intellettiva (come l’autismo) o disturbi emotivi.
Il caso narrato dai Ministri sembra essere più legato ad un’area emotiva, come un disturbo ossessivo-compulsivo o del controllo degli impulsi (se fosse in un adulto).
La storia parla di un bambino a cui piace mangiare la terra, curioso di questa pratica, ma avvezzo a farla forse anche in situazioni di stress…ad esempio:

e ancora oggi
quando tu manchi
io mangio la terra

oppure

credevi che fosse tutto normale
ma io le cose non le voglio solo capire
io le cose le voglio mangiare
e nel mio stomaco entrava di tutto
le vostre sfuriate
la carta per fare i regali

Cioè sembra che quando i caregiver (presumibilmente i genitori) fossero assenti (“tu manchi”) oppure litigassero (“le vostre sfuriate”) il bambino si sentisse a disagio e compensasse tale sensazione negativa con l’ingestione della terra…un po’ come nella bulimia ci si abbuffa quando si è pieni di emozioni negative.

Dr. Romeo Lippi

Francesco De Gregori non è la persona che pensi

è una proiezione!

Cos’è la proiezione?

In psicoanalisi, la proiezione è un meccanismo di difesa che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone.

Fritz Pearls mostra come tendiamo a proiettare o quello che non accettiamo di noi stessi o quello che vorremmo essere.
Non c’è da preoccuparsi lo facciamo tutti i giorni:

– In una persona che stimiamo proiettiamo la forza, l’intelligenza e il talento che non riusciamo ad esprimere; oppure proiettiamo una figura importante per noi: un padre, un maestro, una guida.

– In una persona che ci sta antipatica proiettiamo le nostre debolezze, rabbie, a volte morbose fantasie; come nel caso nel diverso, dell’antagonista o del traditore.

Proiezione = rockstar/popstar

I nostri miti sono proiezioni; cioè nell’amare la loro arte noi finiamo ad amare la persona; una persona che non conosciamo ma a cui attribuiamo molte caratteristiche positive; una star diventa bella, affascinante, simpatica, intelligente, DISPONIBILE, ricambia il nostro amore.

“Guarda che non sono io”

Così dice Francesco De Gregori ad un suo fan che lo ferma per strada e gli parla.
Ecco come il Principe “smonta” le proiezioni.

De Gregori si smitizza subito:

Guarda che non sono io quello che stai cercando 
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo 
Quello che ti perdona e ti capisce 
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce

Cioè io non sono quello che pensi, non sono un maestro, Gesù o un partner.

Guarda che non sono io la mia fotografia 

Quello lì è il mito, io sono un uomo normale, infatti il Principe conclude:

Scusami però non so di cosa stai parlando 
Sono qui con le mie buste della spesa 
Lo vedi, sto scappando 

Piccola esperienza personale con De Gregori

Una volta, prima di un concerto, chiedemmo a De Gregori di fare una foto con noi. Lui, ridendo, ci disse di no e se ne andò. Andammo via arrabbiati e imprecando contro di lui.
Eravamo vittime della proiezione: pensavamo che il nostro mito dovesse PER FORZA essere disponibile con noi.
Niente di più sbagliato.

Cosa puoi apprendere da questo

Uso spesso questa canzone, la faccio sentire alle persone che fanno un percorso di crescita con me; questo brano mi permette di spiegare loro le proiezioni.

Non esistono i miti, esistono gli uomini; i miti sono costruzioni narrative intorno a uomini.
Quindi, anche tu, essendo un essere umano hai un valore, non certo inferiore, a quello di una star

 

Gli Scontati: Lorenzo Kruger e Giacomo Toni vivono Paolo Conte

insieme al mio compare Alessio Vitali, ho incontrato Gli Scontati alla data che hanno fatto al Save the Mill di Sutri.
Lorenzo Kruger dei Nobraino e Giacomo Toni della 900 Band reinterpretano piano e voce successi più o meno noti del Paolo Conte. Un bello spettacolo in cui la passione del pianista Toni si fonde con l’istrionismo arrogante e piacevole del cantante Kruger.

Eccovi quello che abbiamo scoperto:

Come vi siete conosciuti e dove volete andare?

Lorenzo: io e Giacomo Toni abbiamo un amico in comune, ci siamo visti a Cesenatico, dandoci appuntamento, abbiamo parlato tutta la notte di Paolo Conte poi abbiamo suonato…e mi sono trovato a fantasticare e perché no non farlo? Abbiamo sentito un grande punto di contatto.

Nel reinterpretare i testi di Conte c’è un filo rosso sentimentale? C’è un’emozione che le/vi lega nel farle?

Giacomo: Per me Conte è sempre stato il maestro del mistero, il suo senso della realtà non è convenzionale, credo che sia l’unico cantautore italiano che ha descritto il paesaggio in maniera molto surreale.

Lorenzo: Io e Giacomo prendiamo dallo stesso autore cose diverse.
Di Conte ho recepito un certo “maschilismo”, un modo di fare il maschio sul palco. Conte ha detto “un uomo che canta è ridicolo” e, per un periodo, ha esasperato un fare comico durante i concerti.
Io sono venuto su in un periodo in cui Masini e Di Cataldo cantavano le emozioni e facevano passare il canto maschile come una cosa per sfigati che avevano sofferto. No, noi facciamo riferimento a Buscaglione, l’uomo che canta ed è maschio. Punto e basta. E Conte sa essere maschio, anche quando sta con una donna e ammette di essere felice dicendogli “va be’ sono contento, effettivamente con te sono contento”.

Qual è stato il processo che avete seguito per riarrangiare Conte

Lorenzo: in questo spettacolo siamo in due: piano e voce. Conte ha una vasta produzione e abbiamo scelto le canzoni che, secondo noi, sono più adatte a questa formazione e che hanno ritmo. Ci piace pensare che le riportiamo a quando sono state scritte, piano e voce, senza le sovrastrutture delle incisioni.

Poi gli scontati sono i pezzi più scontati di Conte.

Riguardo il brano “Una faccia in prestito”: quanto avete bisogno di una maschera per essere voi stessi?

Giacomo: Questa è la tua [girandosi verso Kruger], ne abbiamo parlato a cena…

Lorenzo: Può succedere che per lavoro faccia una maschera. Io credo di essere in un certo modo nella vita e quando salgo sul palco sono ancora più così. Totò in ogni momento è Totò. Io spero di essere me stesso sul palco e nella vita di tutti giorni e spero che gli altri non abbiano questo dubbio.

Differenze tra gli Scontati e i vostri progetti individuali?

Giacomo: a livello testuale torno a dire che, insieme a Iannacci, Conte sia uno degli artisti da approfondire molto.La mia band e Conte nascono dalla musica anglosassone degli anni ’30, swing e post swing; sull’aspetto del Jazz ci differenziamo: io vado più sugli anni 40, mentre lui penso sia un fine conoscitore di quello precedente.

Lorenzo: Io quando scrivo mi riferisco molte volte a Conte. Soprattutto scrivere d’amore che è un aspetto che a me ha sempre intimorito. L’amore sotto l’aspetto della debolezza è qualcosa che non tollero in me. Mi piace invece il modo di raccontare l’amore che usa Conte.

Parlando di debolezza: andiamo sui lati più oscuri, cosa ti deprime della vita da musicista? 

Lorenzo: Niente. Sono stato in vacanza fino a tre giorni fa, se da un lato stavo benissimo dall’altro non vedevo l’ora di tornare per fare questo spettacolo.

Giacomo: Niente da aggiungere. Sono perfettamente d’accordo con Lorenzo.

Tra cani rabbiosi e benessere: Michele Villetti sul lettino.

Eccovi l’intervista a Michele Villetti, musicista di Viterbo che ha ultimamente raggiunto un gran risultato: il suo disco Masileyo è da oltre 10 mesi nella top ten della world music nella classifica mondiale Itunes vicino a nomi come Paco de Lucia, Peter Gabriel e Loreena Mckennith, divenendo un BEST SELLER, nello store  della Apple.

Cominciamo dall’inizio: perché hai scelto di fare il musicista?

Sin da piccolo le orecchie mi hanno salvato da tante situazioni scomode: per non sentire certe cose andavo in camera e mi mettevo le cuffie; la musica mi faceva bene, incredibilmente bene. Ricordo che sentii Show must go one dei Queen a Teatro, durante il saggio scolastico di mia sorella, e percepii una scarica di energia fortissima al cervello: oggi so che quella era una scarica di serotonina, allora non sapevo darle un nome, ma non era paragonabile ad altro. Come se si fosse accesa una lampadina.

 A che punto stai? Com’è la tua vita di musicista?

Sono molto soddisfatto, i successi sono stati davvero molti , ma se dovessi parlare in modo estremamente profondo mi sento incompreso. I paletti mentali delle persone mi pesano. Oltre i “bravo” che mi dicono, oltre il lavoro, vorrei qualcuno che mi accompagnasse verso un altro livello, qualcuno che scommettesse su di me e non mi lasciasse solo a fare tutto quello ruota intorno alla mia musica: produzione, pr, marketing sono aspetti che riesco a gestire da solo con enorme fatica. Questo però  è il problema della maggioranza di chi fa questo mestiere.

Riesci a campare con la musica?

. Anche se le spese a volte sovrastano il guadagno. Anche e soprattutto se vuoi continuare a studiare e perfezionarti. La tranquillità economica non posso programmarla, sono precario, come lo sono ancora tanti altri lavoratori. Faccio l’insegnante di batteria, ho i miei progetti e faccio il turnista…ma è comunque dura.

La musica è un settore emotivo, il mondo è in crisi a livello emotivo, per questo la musica è in crisi.

Cosa ti deprime della vita da musicista?

I cani rabbiosi che sovente si trovano nei circuiti fatti da musicisti. La competizione tra strumentisti non è più ad un livello sano ma mira a distruggere la personalità dell’altro…é una guerra, è un parlarsi alle spalle che va dal livello base ai big.

Se ci fosse una coalizione unita tra i musicisti si potrebbero anche raggiungere le risorse che ci sono e sono disponibili. Ma si preferisce sbranarsi e rimanere divisi. Devo dire però che fortunatamente mi sono sempre levato in tempo da queste realtà vedendone di conseguenza altre, che sono migliori e soprattutto esistono!

Cosa pensi di trasmettere emotivamente al tuo pubblico? e qual è il tuo pubblico?

Io cerco di creare empatia. Indurre lo stato di benessere nell’ascoltatore. Tornare alle origini…. Sono fermamente convinto che la natura sia l’unica vera patria di ogni essere vivente. E’ la mia fonte primaria di ispirazione, difatti spesso faccio proprio concerti nei boschi (il progetto si chiama mereio e si può trovare in questo link

 Quali sono i feedback delle persone?

Molti dei miei ascoltatori mi dicono che, con le mie tracce, si sentono bene, c’è trasmissione di benessere, e solo questo mi importa. Ad esempio una importante  producer che lavora alle Hawaii mi ha detto che sente la mia musica davanti all’oceano; altri che la usano per pregare in Israele (Jerusalem Song). Addirittura il giorno dopo l’uscita del disco, una mia amica ostetrica mi ha mandato una mail dicendomi che aveva fatto nascere con la mia musica un neonato. Non lo dimenticherò mai, solo quest’ultimo aneddoto è bastato a ripagarmi completamente di tutti i sacrifici ed il tempo dedicato a questo album.

http://open.spotify.com/track/2DYg9djwOdIwTqRGYhmjK1

Il brano Memories, a quali tue memorie rimanda?

é un brano che ho scritto per una ragazza, Serena, di cui ero innamorato, è un pezzo che ho composto a 18/20 anni…era la mia musa. Ho finito di scriverlo molto tempo dopo, quando ho visitato la Baia di Indos, in Grecia, in questo posto le onde vanno a morire in un piccolo golfo che sembra una lingua, la sabbia ed il mare che si univano mi hanno fatto pensare ad un bacio, il suo. Serena oggi è la mia compagna.

http://open.spotify.com/track/4GrdFjlVzjfEkTWupZ7bwx

 In Your Eyes: di chi sono i “tuoi occhi”?

Sono i miei. Vivevo un periodo di depressione e avevo gli attacchi di panico. Mi sono dedicato questa canzone, guardandomi allo specchio, per andare nelle mie profondità e per potermi rialzare.

http://open.spotify.com/track/3GDbj70Ae5au0y4kGGZRoP

 La tua emotività: che bisogni compensi attraverso la musica di questo album?

Aggregazione e condivisione. La condivisione  manca tanto in questo mondo spesso freddo e sterile , come ti dicevo, l’ambiente musicale spesso è deficitario di questo aspetto. Credo che iniziare a lasciarsi alle spalle il concetto di”umanità professionale” sia un ottimo modo per ritornare ad essere veramente uomini, nel senso più bello e stupefacente del termine.

 La tua infanzia entra nella tua musica?

Assolutamente sì. Masileyo sono io che corro da bambino, il ridere ed il sentirsi vivi.  Era una parola che avevo inventato per comunicare felicità. La meraviglia che c’era nell’infanzia. Nel prossimo album ci sarà un brano (the Genius) che si apre con la registrazione della voce di Bukowski che recita il Genio nella massa, successivamente canterò  un mio testo tradotto con un linguaggio inventato da una bambina, mia ex allieva di batteria.

 Sei nervoso quando vai a suonare?

Sempre di più. è anche “colpa” delle aspettative…quando diventi grande ti fai delle aspettative e sei teso. Poi comincia la musica, stacco il cervello e mi rilasso. Da qui cerco di proseguire al meglio.

 Aspettative per il futuro?

Masileyo one man band: è un progetto nato da pochissimo. A breve pubblicherò dei video dove spiegherò tutti i dettagli al riguardo…ecco un breve assaggio

Ecco i link di google play e itunes dove potrete acquistare l’intero album a soli 2,99 euro

https://play.google.com/store/music/album/Michele_Villetti_Masileyo_Soundtracks_for_a_Real_L?id=Bc64ayrvlmxehw2qwa2w4k6lgzq

https://itunes.apple.com/it/album/masileyo-soundtracks-for-real/id806454220

www.michelevilletti.it

Dr. Romeo Lippi 

Luca dei Management del Dolore Post-Operatorio va dallo psicologo

Eccovi la “seduta” con Luca Romagnoli, cantante e autore dei Management del Dolore Post-Operatorio, band del panorama indipendente attiva, creativa e in cerca di guai: un’attività live continua e diversi scandali (tra cui le nudità durante il Primo Maggio al Concertone). Io e il mio amico Alessio Vitali  abbiamo intervistato Luca pubblicamente al Magna Magna di Viterbo, cercando di denudare un po’ la sua anima, prima del concerto che i Management hanno tenuto al Glitter Cafè di Viterbo, evento organizzato da Club your Live e Mvm concerti. Ringraziamo Luciano Lattanzi di Tusciamedia.com per il fine lavoro di tessitura del testo.

Mi hanno chiamato per farvi una seduta, è gratis, è nel pacchetto.

Ecco perché ci hanno pagato di meno…

“Vivo al meglio lo schifo che ci resta, mentre proviamo a trasformarlo un pezzo alla volta” ci puoi illuminare su questa frase?

Noi diciamo sempre una marea di puttanate fra cui quella, sentirete tante stupidaggini, ma quella non l’ho detta, inventata dai giornalisti, come che ci droghiamo o facciamo parte della massoneria

Viene detto di voi che siete “poeti provinciali”

è stata un’idea di Davide Toffolo, io non l’avevo detto, ma mi piaceva il contrasto, quello che ti insegnano a scuola sono i 20 poeti peggiori che poi non si fila nessuno; niente si insegna a scuola, io spero nei professori giovani che possano aprirsi ad altro, magari Bukowski.

Nell’ultimo album c’è la provocazione già nella copertina…il clown di Mc Donald fuso con Mao.

Il titolo dell’album McMao sintetizza tutto in un attimo, o in una foto: Mao è l’ultimo comunista che c’è rimasto in Cina; la copertina rappresenta la fine di tutti i sogni, ogni cosa si riduce ad essere pura merce.

Come vivi la tua posizione di musicista (ci riesci a campà?)? Com’è il tuo rapporto con l’essere famoso?

Siamo molto poco famosi, facebook e il web non rispecchiano la realtà, non abbiamo una lira, come la viviamo? Abbiamo dei privilegi (bevi e mangi a scrocco tutte le sere), abbiamo l’orrore del domicilio, ci piace molto stare negli alberghi (quando sono belli), c’è facilità e contatto con le persone, facilitazioni sessuali per loro (indica la band)…io no perché sono ingrassato. Nel weekend sembriamo tutti Jim Morrison, poi io dal lunedì al giovedì sto a casa con le pantofole, con il tè e la camomilla, non esco mai, poi facciamo dei weekend a non finire.

Andiamo sui lati più oscuri, cosa ti deprime della vita da musicista?

Fortunatamente nulla, quello che faccio mi piace, mi piace la tavolata e quando mi offrono tutto, poi accusi il tutto e hai bisogno di medicinali e di cesso… quello che non si vede, quello che Carmelo Bene chiamava “la sospensione del tragico”: Rambo che salva il mondo e invece ha bisogno del bagno, i supereroi non ci vanno mai al bagno, non lo fanno mai vedere al cinema.

 “Pornobisogno” è  in realtà  una canzone romantica, in un mondo di pornografia in cui i maschi giovani si pongono il problema di fare una gang bang o far squirtare una ragazza, come la sessualità gioca nel processo creativo di struttura dei testi, visto che ci torni molto in maniera ironica e grottesca?

Non parlo mai di affetto (stile San Remo). In realtà siamo talmente sfigati sulla strada che quando saliamo sul palco ce la godiamo, veramente un privilegio, come dice Nietzsche, indossiamo la maschera che vorremmo poi indossare tutti i giorni; ma nella vita, poi da sotto il palco non si vede niente della realtà, dei litigi, delle corde rotte.

Parlaci di “Auff”, dove citi Rimbaud, Baudelaire e Bukowski…

L’idea è sempre quella dei poeti provinciali che si oppongono a quelli scolastici e borghesi; ho sempre pensato che a scuola ci insegnano ad adorare i miti che sono irraggiungibili, questa idea che volevamo combattere, quelle erano persone, sicuramente geniali, ma tutti noi abbiamo delle capacità e dobbiamo trovare il modo di esprimerle, i maestri sono fatti per essere mangiati, una volta che hai fatto determinate letture puoi interiorizzarle e superarle. I giovanissimi poi vedono messaggi sbagliati, per essere come Baudelaire che devo fare? Drogarmi, scopare e bere tutti i giorni, questo fanno ma senza scrivere nulla. Bukowski, che bevesse o meno, scriveva 15 ore per notte, anche lui diceva scrivo le storie e ci metto il sesso per venderle. Questo il mito che volevamo distruggere, siamo noi a voler rinnovare il mondo, ci hanno insegnato ad adorare i miti, invece dobbiamo essere noi a fare le cose. Prendiamo il mito di Icaro (stai al posto tuo che se vai troppo in alto ci rimetti)… tramite queste storie ci insegnano ad essere piccoli a rimanere banali, questo vuole chi detiene il potere.

Citi messaggi sociali sulla normalizzazione, in cosa ti senti normale e in cosa non lo vuoi essere?

Mi dà molto fastidio il lato umano, io penso che il mito non ha difetti, non deve averne, io guardo Kate Moss e non posso pensare che è alta 1,40 m, nel mio immaginario Kate Moss è alta 4,50 m. Vai a letto con uno fico da palco e quando ti risvegli ha la barba, russa, puzza. Mi infastidisce la normalizzazione, il fatto che devo morire mi fa incazzare, ma tanto muoiono tutti, infatti la scienza si sta avvicinando ad eliminare la morte, tramite la medicina vivremo 200 o 300 anni, ma noi siamo dei primitivi, abbiamo fatto una guerra mondiale solo 70 anni fa… siamo ancora all’epoca dei romani, non a caso Camus in Caligola dice che il potere è fatto per rubare, questo perché siamo abituati che è sempre così.

Quali bisogni intimi compensi attraverso la scrittura delle tue liriche?

Questo non lo so, ragiono tanto ma scrivo in 5 minuti, magari mi ci vogliono due mesi; sono un accumulatore di frasi, le metto su un foglietto, poi torno a casa e le mischio e esce una canzone, non ci ragiono molto, ma ci deve essere un processo che io non conosco per cui le frasi poi si rincontrano.

Raccontaci di Leo Ferrè (personaggio della canzone “Signor Poliziotto”) e di Norman.

Avevo letto la storia di Leo Ferrè, meravigliosa, un uomo che aveva le bombe nella testa; non è una canzone contro i poliziotti, anche se la divisa è quello che poi rappresenta il potere. Norman è invece un ragazzo che si è ammazzato: togliersi la vita è un grande gesto rivoluzionario, farlo adesso purtroppo non fotte a nessuno, credo che non si debba farlo, ma lottare per le proprie idee sì. Poi interviene la politica e non interessa più a nessuno, diventa normale, ora gli dedicheranno una strada e tutto diventa normale. Purtroppo noi adoriamo questo: che ci dedichino una via. Quella morte è contro lo Stato e lo Stato non può inserirsi e dedicargli una stanza dell’università, perché lui si è ammazzato per andare contro l’università. Sono due rivoluzionari, ma quando sei morto non puoi più parlare e parla la gente al posto tuo e te la mette al culo.

“Il bisogno è il padre di ogni sogno”: quale è il tuo sogno per i Management, le tue aspettative per il gruppo da qui a 3/4 anni?

Io odio i ricchi ma vorrei diventarlo da fare schifo, per spendere tutto, mi piace spendere e ostentare, con 50 euro fai poco. Spero che vada sempre meglio; durante il nostro percorso abbiamo fatto delle cazzate pazzesche che poi ci hanno reso la vita difficile, lo facciamo sempre, da quando eravamo piccoli, andavamo nei posti, davamo fastidio e non ci facevano poi suonare più, siamo così, ma siamo sinceri. Vorrei che il gruppo non si compromettesse mai, che la gente lo capisse. Noi scriviamo quello che sentiamo, ma poi cambia, vogliamo rimanere puri ma nel vasto pubblico. Per arrivare a certi livelli devi fare quello che dicono loro, io vorrei arrivare a farlo, con il gruppo, e noi rimanendo puri.

In ambito di purezza, ci parli della pasticca blu?

Abbiamo trasformato il significato della pasticca per tirare su il pisello: dall’erezione all’elevazione, la poesia e l’amore (grazie a questo nostro amico poeta Paolo Maria Cristalli) come arrapamento del sentimento e del cuore. Lì per lì era un testo che parlava di un rapporto banale che aveva bisogno di una chimica diversa per scoppiare. Noi non abbiamo risposte, tutti abbiamo solo delle domande.

Quanto c’è di biografico nei testi? Hai detto che noi non raccontiamo storie, ma nell’ultimo album non sembra così, quindi tu le storie le racconti, hai detto una cazzata

Cambio idea molto facilmente, forse nemmeno intendevo dire questo, ci sono tanti gruppi che raccontano storie, a noi piace dire delle cose per poterne dire altre 100.000, lasciare spazio a tante interpretazioni, forse è quella la chiave. E’ meraviglioso quando le persone mi scrivono e mi danno un’altra interpretazione di una canzone, che io non volevo dire, ancora più bella di quello che pensavo. Ognuno ha una propria versione di una canzone. Alla fine le storie le raccontiamo, quella cosa che ho detto è sbagliata, ma probabilmente non l’ho detta io.

Il numero 8 in orizzontale è l’infinito, parlaci dell’associazione tra il gabbiano e l’infinito…

Mi è venuta questa idea che l’8 messo così è l’infinito e ho fatto questo ragionamento banale, noi siamo il numero 8, posizione banale tra il 7 e il 9, numero e ruolo che ci ha assegnato la società, dimenticandoci che attraverso noi passa l’infinito, noi siamo la vita eterna che passa attraverso di noi, noi siamo l’eternità e ci moltiplichiamo quando parliamo. Dice Gesù nel Vangelo, io ci sono quando siete due o più, se c’è una persona sola dio non esiste, quando siamo assieme, noi da soli non valiamo niente, noi siamo qualcosa e siamo Dio solo quando c’è il contatto tra due persone.

Hai detto amore, come sei tu in amore, come sei quando ti innamori e come è il Luca innamorato?

Io sono estremamente romantico e l’amore mio è quella ragazza bionda, l’amore è il marito della vita, diceva Piero Ciampi; tuttavia io credo che l’amore quello vero non sia quello di coppia, due persone si accompagnano per un certo periodo della vita, l’amore non puoi averlo per una persona sola, o lo provi per tutti o per nessuno, la coppia è il blackout dell’amore. E’ il ricordo primitivo di un sentimento così puro che non può riguardare solo due persone. Con questo non dico che bisogna fare le orge (magari ride), l’amore è il concetto che la vita è bella solo se stiamo tutti bene. Io mi vergogno di essere felice se una persona non lo è, chiaramente poi non mi posso sparare, ma l’amore è che tu vedi una persona sola in mezzo alla strada e ti senti male.

Allora, oltre ad avere un disturbo istrionico di personalità,  sei anche un incrocio tra John Lennon e Papa Francesco?

Papa Francesco mi ha copiato…

Dr. Romeo Lippi