Suonare i Beatles o il sax mentre ti operano al cervello

Per il ventisettenne Carlos Aguilera questo è stato sicuramente il pubblico più insolito che si potesse trovare di fronte: 16 tra dottori e infermieri in una sala operatoria di Malaga, in Spagna. 

Ancora più strano: il paziente da operare era proprio Carlos Aguilera!

Difatti durante un delicato intervento di neurochirurgia, al musicista Aguilera è stato chiesto dai chirurghi di leggere uno spartito e di suonarlo con il suo sassofono.  Continua a leggere Suonare i Beatles o il sax mentre ti operano al cervello

16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Non sono un medico.
Come psicologo e psicoterapeuta non posso prescrivere farmaci, tantomeno dare dei “consigli” su modalità e dosaggi; tuttavia mi trovo a contatto con la farmacologia perché a volte i miei pazienti assumono: cerco di collaborare con i medici per la salute delle persone e per trovare la migliore terapia possibile.

Cosa penso dei farmaci? Semplice: bisogna vedere che senso clinico hanno, quale obiettivo, per quale malattia, se vengono presi a casaccio o c’è un monitoraggio medico su di essi. Continua a leggere 16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Ritrovare la memoria grazie alla musica? Ecco cosa dice un grande neurologo sull’Alzheimer

Autore: Dr. Romeo Lippi 

Da tempo la musicoterapia viene applicata con gli anziani, ad esempio con pazienti affetti da Alzheimer.

Volevo scrivere qualcosa su questo argomento ma poi ho visto che le parole di Oliver Sacks (neurologo famosissimo da poco scomparso, lo vedete giovane, fico e rock nella foto dell’articolo) dicevano tutto e mi sono limitato a riportarle:

“La musica sembra toccare certe corde della memoria e dell’emotività che altrimenti sarebbero per loro inaccessibili.”

“è davvero sorprendente vedere persone assenti e cupe reagire immediatamente alla musicoterapia o a una canzone familiare. All’inizio sorridono poi, in qualche modo, tengono il ritmo e alla fine lo seguono.
In un certo senso riconquistano quel periodo delle loro vite e quell’identità che avevano quando hanno ascoltato quelle canzoni per la prima volta.”

“Una cosa comune nei casi di Alzheimer è che i pazienti perdono la memoria degli eventi, la storia della propria vita, i propri ricordi, sembra che non riescano ad accedervi direttamente.
Ma i ricordi sono “racchiusi”, in parte, in cose come la musica; soprattutto per le canzoni che il malato conosceva e specialmente quelle che CANTAVA.”

E così il passato, che non è recuperabile in nessun altro modo, sembra essere custodito “nell’ambra della musica”. Le persone possono riconquistare un senso d’identità, almeno per un po’.

Secondo lo scienziato scomparso, la persona con demenza perde tutti i ricordi e anche l’uso del linguaggio ma tenderà a rispondere, a volte, alle canzoni, alla musica che riconosce familiare.

Le parti del cervello che elaborano gli stimoli sociali sono spesso contigue alle zone dedicate alla memoria, alle emozioni (leggi anche “Ecco perché quando ascoltiamo la musica proviamo piacere”).
Per questo le persone malate possono riavere la sensazione, almeno per un po’, della loro storia, della loro identità, dei loro ricordi.

Oliver Sacks, nel suo libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, afferma:

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita.
Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce un racconto e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. Ognuno di noi è un racconto peculiare, costruito di continuo, inconsciamente da noi, in noi e attraverso di noi- attraverso le nostre percezioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni; e non ultimo il nostro discorso.
L’uomo ha bisogno di questo racconto interiore continuo, per conservare la sua dignità e il suo sé.”

L’ultimo Tweet di Oliver Sacks è un video con un flashmob dell’Inno alla gioia, dalla Sinfonia n.9 di Beethoven.

Se ti interessa l’argomento stiamo organizzando un’esperienza

scrivici a info@lopsicologodelrock.it
oppure su https://www.facebook.com/lopsicologodelrock

Chissà se, quando sarò vecchio, Vasco e gli Oasis mi aiuteranno a ricordare chi sono.

Autore: Dr. Romeo Lippi 

6 canzoni che parlano del rapporto con la mamma

La madre è la nostra origine, non a caso diciamo “Madre Terra”, nasciamo dentro e fuori di lei, è la prima persona che si prende cura di noi e spesso lo fa per tutta la vita, è spesso l’ultima parola che si dice prima di morire.

Il rapporto con la mamma permea tutta la vita e oltre; ogni età, ogni ciclo di vita apporta dei cambiamenti al modo in cui ci interfacciamo con lei.

Durante le sedute esploro spesso il rapporto madre-figlio del mio paziente…perché non usare la musica?

1. La madre assente (John Lennon – Mother)

John Lennon fu affidato alla zia quando era un preadolescente e frequentò la madre occasionalmente, fino alla sua morte che avvenne quando il cantante aveva 17 anni.

Dopo un periodo di psicoterapia, le angosce per la mancanza della figura materna si materializzarono in questa invocazione struggente, prima di abbandonare il dolore e fare la propria vita.

Madre, mi avevi ma io non ti ho mai avuta
Ti volevo ma tu non volevi me,
Quindi devo dirti
Addio, addio

2. La fusione (Beniamino Gigli – Mamma)

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Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Ho intervistato Gaspare Palmieripsichiatra e psicoterapeuta dell’Ospedale Privato Villa Igea (Modena) che da anni usa la musica per la cura delle patologie psichiatriche. Ha anche un gruppo musicale su temi psicologici, lo trovate qui.

Mi racconti come è nata l’idea di utilizzare la musica nei gruppi di terapia?

 

La musica è uno strumento molto potente per la capacità che ha di stimolare l’emotività, di procurare piacere e di favorire l’aggregazione. In particolare utilizziamo la canzone, che nel connubio tra musica e testo è uno strumento che può acquisire significati molto importanti e diversi da un individuo all’altro. Dovendo lavorare con persone affette da patologie psichiatriche gravi (come disturbi della personalità, disturbi dell’umore come depressione o attacchi di panico, abuso di sostanze), che spesso non riescono ad esprimere il proprio disagio attraverso la parola, la musica diventa un facilitatore in questo senso e in più ha un potere vivacizzante sul luogo di cura, dove i percorsi sono spesso lunghi e difficili.

Ci spieghi come funziona e come si svolgono gli incontri?

 

Il gruppo di ascolto che tengo settimanalmente  coinvolge le persone ricoverate. Le persone durante il ricovero fanno colloqui con psicoterapeuti, assumono terapie farmacologiche e partecipano ad altre attività di gruppo psicoeducative (regolazione emotiva, meditazione, etc.).
Il gruppo è una di queste attività; in ogni incontro:

1. ascoltiamo insieme 3 brani proposti dagli utenti, prevalentemente del repertorio cantautorale o pop italiano.

2. Durante l’ascolto di ogni brano chiedo di compilare una scheda in cui segnare pensieri, emozioni, immagini evocate dalla canzone e poi se ne discute in gruppo. Questo è un buon esercizio di riconoscimento e autosservazione degli stati emotivi, attività non sempre facile per persone affette da patologie psichiatriche gravi. Continua a leggere Come la musica cura le persone: parola di psichiatra