16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Non sono un medico.
Come psicologo e psicoterapeuta non posso prescrivere farmaci, tantomeno dare dei “consigli” su modalità e dosaggi; tuttavia mi trovo a contatto con la farmacologia perché a volte i miei pazienti assumono: cerco di collaborare con i medici per la salute delle persone e per trovare la migliore terapia possibile.

Cosa penso dei farmaci? Semplice: bisogna vedere che senso clinico hanno, quale obiettivo, per quale malattia, se vengono presi a casaccio o c’è un monitoraggio medico su di essi. Continua a leggere 16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Canzoni che curano: la carta d’identità musicale

Nel mio lavoro di psicoterapeuta, tendo spesso a usare la musica: mi permette di creare un’empatia più veloce con il mio paziente e mi permette di capirlo, di conoscere le sue parti più intime.

Un esercizio che faccio spesso si chiama “carta d’identità musicale” cioè chiedo alla persona di indicarmi quali sono le sue 10 canzoni preferite, come lo/la fanno sentire e perché le ha scelte.
La capacità di simbolizzare le proprie esperienze in una canzone è un primo atto di contenimento del trauma, uscire dalla sofferenza per un po’ e guardarla trasfigurata fuori di sé, prendendone un po’ le distanze.

Ecco un video in cui la faccio fare ad un gruppo di adolescenti: 

La carta d’identità musicale di una ragazza

Ve ne propongo una, è la lista di Anita (nome di fantasia); con Anita abbiamo lavorato molto con la musica anche perché usavamo spesso delle canzoni o delle frasi per:
– descrivere le sue sensazioni;
– per dare senso agli eventi;
– per dare un senso ai traumi.
La sua terapia adesso è conclusa, con ottimi risultati.
Ecco la sua lista e le sue parole (in rosso ci sono i commenti di Anita), non vi nascondo l’emozione quando ho visto che nella lista c’era anche una mia canzone (momento di narcisismo 🙂 )

1. Iron Sky (Paolo Nutini)

Adoro la voce di Nutini, e secondo me in questa canzone ci ha messo l’anima. Per non parlare del video, estremamente toccante.

2. Arrivederci Tristezza (Brunori Sas)

Mettere da parte la razionalità a volte fa bene, più facile a dirlo che a farlo per una che deve avere tutto sotto controllo. Ma, come dice Brunori, godersi un po’ di dolcezza non guasta, quando c’è.

3. La Pista Anarchica (I Ministri)

“Hai mai visto un leone passare la sua vita a guardare i documentari sui leoni?” Non aggiungo altro.

4. Skinny Love (Bon Iver)

Questa canzone parla di una relazione d’amore giunta palesemente al termine, ma che i due amanti cercano comunque di portare avanti. Credo sia capitato un po’ a tutti.

5. Chandelier (Sia)

Mi piace il testo, la sua voce, la ragazzina che balla nel video e le emozioni che mi trasmette l’insieme ogni volta che l’ascolto.

6. Stagnola (Le Luci Della Centrale Elettrica)

è stata la prima canzone di Vasco Brondi che ho ascoltato, e da lì ho scoperto l’indie italiano. Chi li capisce gli incubi dei pesci rossi?

7. La Linea (Le Ferite)

Tolto che l’autore è stato il mio psicoterapeuta, mi ci sono ritrovata molto in un momento “critico” di un rapporto ormai finito. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare rotta, per salvare qualcosa di noi.

8. Curami (Cccp)

Non è sempre facile ammettere di aver bisogno d’aiuto, figuriamoci implorarlo come Ferretti in questa richiesta-punk-straziante.

9. I Cacciatori (Tre Allegri Ragazzi Morti)

Amo il modo in cui raccontano le storie, seppur crude, sono dolci e orecchiabili. Il ragazzo morto che parla nella canzone potrebbe rappresentare chi, che come me e altri giovani, si sente escluso e invisibile alla società.

10. Le foglie Appese (Colapesce)

Non c’è un motivo preciso per cui l’ho scelta. Mi piace la melodia, l’idea di prendere un caffè ad Atlantide, e poi parla di panico. La musica è un ansiolitico senza effetti collaterali.

Che dire? Grazie ancora ad Anita.
Qual è la vostra lista? 😉

ti lascio di seguito la carta d’identità musicale, così puoi farla anche tu:

carta d’identità musicale

 

Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Ho intervistato Gaspare Palmieripsichiatra e psicoterapeuta dell’Ospedale Privato Villa Igea (Modena) che da anni usa la musica per la cura delle patologie psichiatriche. Ha anche un gruppo musicale su temi psicologici, lo trovate qui.

Mi racconti come è nata l’idea di utilizzare la musica nei gruppi di terapia?

 

La musica è uno strumento molto potente per la capacità che ha di stimolare l’emotività, di procurare piacere e di favorire l’aggregazione. In particolare utilizziamo la canzone, che nel connubio tra musica e testo è uno strumento che può acquisire significati molto importanti e diversi da un individuo all’altro. Dovendo lavorare con persone affette da patologie psichiatriche gravi (come disturbi della personalità, disturbi dell’umore come depressione o attacchi di panico, abuso di sostanze), che spesso non riescono ad esprimere il proprio disagio attraverso la parola, la musica diventa un facilitatore in questo senso e in più ha un potere vivacizzante sul luogo di cura, dove i percorsi sono spesso lunghi e difficili.

Ci spieghi come funziona e come si svolgono gli incontri?

 

Il gruppo di ascolto che tengo settimanalmente  coinvolge le persone ricoverate. Le persone durante il ricovero fanno colloqui con psicoterapeuti, assumono terapie farmacologiche e partecipano ad altre attività di gruppo psicoeducative (regolazione emotiva, meditazione, etc.).
Il gruppo è una di queste attività; in ogni incontro:

1. ascoltiamo insieme 3 brani proposti dagli utenti, prevalentemente del repertorio cantautorale o pop italiano.

2. Durante l’ascolto di ogni brano chiedo di compilare una scheda in cui segnare pensieri, emozioni, immagini evocate dalla canzone e poi se ne discute in gruppo. Questo è un buon esercizio di riconoscimento e autosservazione degli stati emotivi, attività non sempre facile per persone affette da patologie psichiatriche gravi. Continua a leggere Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Perché i Ministri mangiano la terra?

La persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare è una malattia psichiatrica chiamata PICA (Nel Dsm V è inserito nella categoria dei disturbi alimentari e della ruminazione).

Oltre alla terra altre sostanze ingerite possono essere, ad esempio:

Carta
– Sapone
– Stoffa
– Capelli
– Gesso o talco

Ne parlano i Ministri in questo pezzo:

Quali sono i problemi connessi

Le conseguenze di tale pratica possono essere principalmente dei problemi all’apparato gastro-intestinale o infezioni.
Oltre un vissuto di vergogna o senso di colpa per chi lo mette in atto; infatti nel testo si dice:

Mi nascondevo per non farvi star male.

Perché si mangia la terra?

Non c’è un origine univoca: in alcuni casi si riporta ad un deficit di sali minerali (come il ferro) ma più spesso è collegato alla disabilità intellettiva (come l’autismo) o disturbi emotivi.
Il caso narrato dai Ministri sembra essere più legato ad un’area emotiva, come un disturbo ossessivo-compulsivo o del controllo degli impulsi (se fosse in un adulto).
La storia parla di un bambino a cui piace mangiare la terra, curioso di questa pratica, ma avvezzo a farla forse anche in situazioni di stress…ad esempio:

e ancora oggi
quando tu manchi
io mangio la terra

oppure

credevi che fosse tutto normale
ma io le cose non le voglio solo capire
io le cose le voglio mangiare
e nel mio stomaco entrava di tutto
le vostre sfuriate
la carta per fare i regali

Cioè sembra che quando i caregiver (presumibilmente i genitori) fossero assenti (“tu manchi”) oppure litigassero (“le vostre sfuriate”) il bambino si sentisse a disagio e compensasse tale sensazione negativa con l’ingestione della terra…un po’ come nella bulimia ci si abbuffa quando si è pieni di emozioni negative.

Incredibilmente quando ho intervistato i Ministri mi hanno detto che è una delle canzoni più citate dai loro fan!