Clara ha avuto un incidente

Il trauma da incidente stradale è una cosa seria.

Clara ha 14 anni, capelli lunghi e sguardo tenero. Una domenica sera di qualche mese fa è stata vittima di un incidente insieme ai suoi genitori e da allora non è più la stessa.

Clara si presenta al mio studio accompagnata dalla madre, visibilmente preoccupata per lo stato di salute della figlia, che, mi racconta, piange spesso, è più aggressiva, ha frequenti incubi, ma soprattutto ha il terrore di salire in auto, soprattutto nelle ore serali, è costantemente in tensione e si rifiuta categoricamente di uscire in auto di sabato, a qualsiasi ora.

Trauma da incidente stradale e Disturbo Post-Traumatico da Stress

L’incidente stradale è un evento oggettivamente traumatico, poiché costituisce una minaccia per la sopravvivenza o per l’integrità propria o altrui ed è accompagnata dall’esperienza soggettiva di paura intensa. Per questo a seguito di ciò, come per altre tipologie di eventi traumatici, spesso si assiste all’insorgenza di un Disturbo post-traumatico da stress (PTSD), caratterizzato da sintomi di evitamento di tutto ciò che ricorda l’evento, sintomi di iperattivazione, incubi, flashback, ecc.

Diversi studi hanno dimostrato l’esistenza di un legame tra incidente stradale e PTSD.  Blanchard e Hickling (2004) hanno condotto due studi longitudinali, evidenziando che una percentuale che va dal  15% al 45% delle vittime di incidente stradale sviluppa PTSD immediatamente o entro un anno dall’incidente. Tra questi, è stato osservato anche che tra i 6 e i 12 mesi si assiste ad una remissione dei sintomi nel 45,9%.

Cosa ricordi di quella sera?

Durante le prime sedute chiedo a Clara di raccontarmi nei dettagli tutto ciò che ricorda di quella sera e, incontro dopo incontro, particolari per qualche tempo rimossi emergono con forza e lacrime scorrono sul suo viso.

“Ricordo le luci che ci sono venute addosso, ho chiuso gli occhi. Quando li ho riaperti c’era fumo, mia madre non rispondeva, il suo vestito era sporco di sangue. Non ho più voluto vedere quel vestito”

Ad un tratto, dopo qualche incontro la interrompo.

“Qual è la tua canzone preferita? Una canzone che ti fa stare bene.”

Mi risponde di getto, senza pensare, mi dice la prima che le viene in mente:

“Si chiama ‘Ulisse’, di Low Low, me l’ha fatta conoscere mia sorella, solo che quando l’ascolto mi fa pensare all’incidente e inizio a piangere…”

Ulisse non mi fa stare bene

Prende il cellulare e me la fa ascoltare, è una canzone dura, dai toni bassi e note cupe, la madre mi chiede perché le avessi fatto questa domanda e quando stavo per risponderle si percepisce una sola frase: “stai sanguinando”. Mi fermo, questo mi colpisce, ho sentito due sole parole e sembrano descrivere ciò che, forse più di altro, attanaglia la sua mente.

“Questa canzone ti fa stare bene?”

“No” è la risposta. No, non è quello che cerchiamo. Allora le ripongo la domanda e lei mi dice che le piacciono molto le canzoni di Alessandra Amoroso. Benissimo!

Ascolta queste tracce quando sei in macchina

A chiusura della seduta le propongo di mettersi le cuffie e ascoltare queste canzoni(quelle della Amoroso) quando sale in auto durante la settimana.

All’incontro successivo le chiedo com’era andata durante la settimana e se avesse ascoltato musica in auto, la risposta era: “sì, mentre ascoltavo non pensavo a nulla”.

Dopo qualche seduta e diversi tentativi, mi racconta che, mentre ascoltava la sua musica durante un tragitto in auto (rigorosamente di giorno), si era addormentata, la SUA musica aveva sortito un effetto rilassante, la tensione e la paura di viaggiare in auto lasciavano il posto a musica e parole.

Clara e la sua playlist contro la paura

Poco dopo la vedo pronta, più sicura:

“Clara, è il momento di uscire di sera!”

Così le propongo, pur sempre gradualmente, di fare un tentativo nelle ore serali, di uscire il sabato successivo per andare a prendere un gelato con mamma e papà e, per l’occasione, le chiedo di stilarmi una playlist con le sue prime 10 canzoni preferite che l’avrebbe accompagnata in quella uscita.

Clara scrive la sua lista, che inizia con “Perdo le parole” di Riki.

Passa una settimana e Clara mi sorprende, anziché di sabato, ha trovato il coraggio di affrontare la sua paura più grande, è andata a prendere un gelato proprio di domenica sera e la sua playlist l’ha accompagnata per tutto il tragitto!

La strada da percorrere è ancora lunga, ma Clara è felice, ce l’ha fatta e insieme alla sua musica può andare dappertutto!

Articolo e sedute condotte dalla collega Dr.ssa Florinda Lo Piano (La Psicologa delle Mamme), psicologa che integra nel suo modo di lavorare l’approccio alla persona chiamato Songtherapy

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