Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Ho intervistato Gaspare Palmieripsichiatra e psicoterapeuta dell’Ospedale Privato Villa Igea (Modena) che da anni usa la musica per la cura delle patologie psichiatriche. Ha anche un gruppo musicale su temi psicologici, lo trovate qui.

Mi racconti come è nata l’idea di utilizzare la musica nei gruppi di terapia?

 

La musica è uno strumento molto potente per la capacità che ha di stimolare l’emotività, di procurare piacere e di favorire l’aggregazione. In particolare utilizziamo la canzone, che nel connubio tra musica e testo è uno strumento che può acquisire significati molto importanti e diversi da un individuo all’altro. Dovendo lavorare con persone affette da patologie psichiatriche gravi (come disturbi della personalità, disturbi dell’umore come depressione o attacchi di panico, abuso di sostanze), che spesso non riescono ad esprimere il proprio disagio attraverso la parola, la musica diventa un facilitatore in questo senso e in più ha un potere vivacizzante sul luogo di cura, dove i percorsi sono spesso lunghi e difficili.

Ci spieghi come funziona e come si svolgono gli incontri?

 

Il gruppo di ascolto che tengo settimanalmente  coinvolge le persone ricoverate. Le persone durante il ricovero fanno colloqui con psicoterapeuti, assumono terapie farmacologiche e partecipano ad altre attività di gruppo psicoeducative (regolazione emotiva, meditazione, etc.).
Il gruppo è una di queste attività; in ogni incontro:

1. ascoltiamo insieme 3 brani proposti dagli utenti, prevalentemente del repertorio cantautorale o pop italiano.

2. Durante l’ascolto di ogni brano chiedo di compilare una scheda in cui segnare pensieri, emozioni, immagini evocate dalla canzone e poi se ne discute in gruppo. Questo è un buon esercizio di riconoscimento e autosservazione degli stati emotivi, attività non sempre facile per persone affette da patologie psichiatriche gravi.

3. Tra un incontro e l’altro chiedo inoltre a una persona a turno a di scrivere una parodia de la Canzone di Marinella di De Andrè, cambiando il testo e riferendolo alla propria storia personale, ma possibilmente mantenendo la stessa metrica e struttura del brano. Questo esercizio aiuta a rileggere la propria storia distanziandosi un po’ ed è utile per aumentare la consapevolezza sul proprio problema.

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Quali sono i benefici di utilizzare le canzoni in un gruppo di terapia?

Rispetto ad altre attività di gruppo, la presenza della musica rende il clima sicuramente più confidenziale. Persone che di solito faticano ad esprimersi tendono ad aprirsi maggiormente. Il commentare la canzone diventa un’occasione per parlare di sé, perché ognuno attribuisce un significato diverso al brano, a partire dalla scelta stessa della canzone che può diventare rappresentativa della persona o di come si sente in quel momento. Spesso emergono:

– ricordi del passato;

– identificazioni con il protagonista della canzone o addirittura con il cantante.

– Può anche succedere che certe canzoni abbiano effetti dolorosi, visto che si tratta di persone molto sensibili e con grandi fragilità. In questo caso il gruppo aiuta a contenere le reazioni di sofferenza o di angoscia, ma nella scelta dei brani questa possibilità va comunque tenuta presente dal conduttore.

Mi racconti qualche episodio in seduta di gruppo che ti ha emozionato particolarmente?

Recentemente abbiamo ascoltato la canzone Vecchio Frac di Modugno, che non conoscevo bene e solo nel finale mi sono reso conto che parla di un suicidio. Nel gruppo c’erano diverse persone che in passato avevano tentato o considerato questo gesto per mettere fine alle proprie sofferenze. Ero abbastanza preoccupato che la canzone potesse causare molta angoscia nel gruppo. Invece è stata accolta bene dalla maggior parte delle persone che hanno letto la possibilità di poter scomparire dal mondo come qualcosa di rasserenante, nel senso “ho la possibilità di fuggire dal mondo e questo mi mette tranquillo, ma comunque scelgo di vivere”. Una ragazza ha poi dato una lettura del brano che non aveva a che fare col suicidio ma con il cambiamento. Per lei il vecchio frac che se ne va verso il mare era come la “vecchia pelle” che viene eliminata dando spazio a una nuova vita. Confesso che quel gruppo mi ha colpito molto.

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Quali sono le patologie o i problemi o le situazioni che possono essere meglio trattate con l’uso delle canzoni?

Come dicevo la mia esperienza è soprattutto con patologie psichiatriche gravi che possono necessitare il ricovero ospedaliero come:

– psicosi

– disturbi della personalità

– disturbi dell’umore (depressione, attacchi di panico)

– dipendenze patologiche.

Su questa tipologia di utenti e all’interno di un percorso che comprende anche altre attività, un gruppo musicale può avere sicuramente un ruolo terapeutico.

Ci sono dei temi che emergono più spesso?

Dipende molto dalle canzoni che vengono scelte. In particolare le canzoni dei cantautori classici (Guccini, De Andrè, De Gregori…) portano spesso a ragionare su tematiche esistenziali importanti come la coerenza, la morte, la perdita, la caducità dei sentimenti. Questi temi risuonano nelle storie delle persone e vengono condivise nel gruppo.

Ci sono autori o canzoni più frequentemente utilizzate?

Sicuramente Vasco e Ligabue vengono spesso richiesti, Battisti non tramonta mai, ma ascoltiamo anche autori meno popolari. Può capitare che i più giovani propongano musica un po’ più indie come i Baustelle o il Teatro degli Orrori. Capita anche di dover accontentare persone un po’ più avanti con gli anni che vogliono ascoltare Romagna mia o Al Bano (in particolare mi ricordo che fu richiesto da una signora russa perché nei paesi dell’Est è un mito). Ci sono canzoni che rappresentano stimoli molto potenti dal punto di vista emotivo, in cui certe persone tendono a identificarsi molto. Penso a Sally di Vasco Rossi ad esempio, che spesso viene richiesta da donne che hanno subito traumi psichici o comunque hanno avuto vite molto travagliate e piene di delusioni e che “non hanno più voglia di fare la guerra”. E’ un brano che comunque nel finale si apre alla speranza quando dice “forse non è stato poi tutto sbagliato”, in cui si cerca di dare un senso anche ai momenti dolorosi. Ho notato che la speranza è una delle emozioni che emergono più frequentemente nel gruppo e questo è sicuramente un fatto positivo.

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Oramai hai un po’ di esperienza su questo: perché la musica è così importante per le persone?

Come altre forme artistiche ha il potere di stimolare in modo potente sia la sfera dell’emotività, che quella del pensiero. La differenza con le altre arti è che la musica ha un potere di penetrazione superiore anche a livello fisico, entra proprio dentro la nostra mente e da lì si propaga al corpo con reazioni come il brivido lungo la schiena, la necessità di battere il piede, di muoverci anche attraverso la danza. Su un piano più cognitivo ha il potere di integrarsi con ricordi e immagini significative della nostra vita e quindi di rievocarle ad ogni ascolto successivo, insieme allo stato d’animo connesso al ricordo.

Perché è importante anche per la psicoterapia?

 

Se intendiamo la psicoterapia come un processo di conoscenza e di autoconsapevolezza di come funziona la nostra mente, la musica può essere uno stimolo importante da analizzare, nel senso del rapporto che la persona instaura con la musica stessa a partire dalla scelta del tipo di musica e di come la si vive. Nei gruppi che conduciamo escono spesso riflessioni che poi possono essere ripresi nei colloqui individuali psicoterapici. Personalmente raramente uso la musica durante le sedute di psicoterapia individuale, ma so di colleghi che la usano regolarmente.

Intervista del Dr. Romeo Lippi

 

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Pubblicato da

Romeo Lippi

Psicologo, Psicoterapeuta, Cantautore. Responsabile e fondatore del progetto "Lo Psicologo del Rock". Uso nella mia vita e nella mia professione l'integrazione tra canzoni e psicologia.