insieme al mio compare Alessio Vitali, ho incontrato Gli Scontati alla data che hanno fatto al Save the Mill di Sutri.
Lorenzo Kruger dei Nobraino e Giacomo Toni della 900 Band reinterpretano piano e voce successi più o meno noti del Paolo Conte. Un bello spettacolo in cui la passione del pianista Toni si fonde con l’istrionismo arrogante e piacevole del cantante Kruger.

Eccovi quello che abbiamo scoperto:

Come vi siete conosciuti e dove volete andare?

Lorenzo: io e Giacomo Toni abbiamo un amico in comune, ci siamo visti a Cesenatico, dandoci appuntamento, abbiamo parlato tutta la notte di Paolo Conte poi abbiamo suonato…e mi sono trovato a fantasticare e perché no non farlo? Abbiamo sentito un grande punto di contatto.

Nel reinterpretare i testi di Conte c’è un filo rosso sentimentale? C’è un’emozione che le/vi lega nel farle?

Giacomo: Per me Conte è sempre stato il maestro del mistero, il suo senso della realtà non è convenzionale, credo che sia l’unico cantautore italiano che ha descritto il paesaggio in maniera molto surreale.

Lorenzo: Io e Giacomo prendiamo dallo stesso autore cose diverse.
Di Conte ho recepito un certo “maschilismo”, un modo di fare il maschio sul palco. Conte ha detto “un uomo che canta è ridicolo” e, per un periodo, ha esasperato un fare comico durante i concerti.
Io sono venuto su in un periodo in cui Masini e Di Cataldo cantavano le emozioni e facevano passare il canto maschile come una cosa per sfigati che avevano sofferto. No, noi facciamo riferimento a Buscaglione, l’uomo che canta ed è maschio. Punto e basta. E Conte sa essere maschio, anche quando sta con una donna e ammette di essere felice dicendogli “va be’ sono contento, effettivamente con te sono contento”.

Qual è stato il processo che avete seguito per riarrangiare Conte

Lorenzo: in questo spettacolo siamo in due: piano e voce. Conte ha una vasta produzione e abbiamo scelto le canzoni che, secondo noi, sono più adatte a questa formazione e che hanno ritmo. Ci piace pensare che le riportiamo a quando sono state scritte, piano e voce, senza le sovrastrutture delle incisioni.

Poi gli scontati sono i pezzi più scontati di Conte.

Riguardo il brano “Una faccia in prestito”: quanto avete bisogno di una maschera per essere voi stessi?

Giacomo: Questa è la tua [girandosi verso Kruger], ne abbiamo parlato a cena…

Lorenzo: Può succedere che per lavoro faccia una maschera. Io credo di essere in un certo modo nella vita e quando salgo sul palco sono ancora più così. Totò in ogni momento è Totò. Io spero di essere me stesso sul palco e nella vita di tutti giorni e spero che gli altri non abbiano questo dubbio.

Differenze tra gli Scontati e i vostri progetti individuali?

Giacomo: a livello testuale torno a dire che, insieme a Iannacci, Conte sia uno degli artisti da approfondire molto.La mia band e Conte nascono dalla musica anglosassone degli anni ’30, swing e post swing; sull’aspetto del Jazz ci differenziamo: io vado più sugli anni 40, mentre lui penso sia un fine conoscitore di quello precedente.

Lorenzo: Io quando scrivo mi riferisco molte volte a Conte. Soprattutto scrivere d’amore che è un aspetto che a me ha sempre intimorito. L’amore sotto l’aspetto della debolezza è qualcosa che non tollero in me. Mi piace invece il modo di raccontare l’amore che usa Conte.

Parlando di debolezza: andiamo sui lati più oscuri, cosa ti deprime della vita da musicista? 

Lorenzo: Niente. Sono stato in vacanza fino a tre giorni fa, se da un lato stavo benissimo dall’altro non vedevo l’ora di tornare per fare questo spettacolo.

Giacomo: Niente da aggiungere. Sono perfettamente d’accordo con Lorenzo.

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