Katty Perry in streaming 3 giorni: come questo influenza i vostri figli, voi, noi

Katty Perry in un suo “Grande Fratello” per 3 giorni. Per il lancio del suo nuovo album la sua vita sarà continuamente ripresa e messa su youtube.
E voi direte: “Sti cazzi!”.

E invece no, io penso che questo essere continuamente sui social delle star e dei musicisti abbia una forte influenza non solo sui fan ma anche sulla società, sui ragazzi, sugli adulti e di conseguenza sul mondo della psicologia a cui viene richiesto poi un intervento per capire la mente e i comportamenti delle persone.

1. Identificazione tra vita fisica e digitale

Come nel romanzo “Storia d’Amore Vera e Supertriste” di Gary Shteyngart si va sempre di più verso una vita in streaming: in questo libro le persone hanno una mini-telecamera appesa al collo e hanno la possibilità di stare sempre in live-streaming e più sono popolari, più hanno punteggio; più hanno punteggio, più sono rispettati ed amati a livello sociale.

Un po’ come in una delle recenti puntate di Black Mirror: like = popolarità = ranking sociale = benefici.

Questo significa che per essere importanti bisogna stare online. Questo è un fenomeno che già accade e non possiamo fermare.

Ma se siamo sempre online quali cose facciamo perché lo vogliamo veramente o serve solo ad impressionare l’altro?

2. Voyeurismo compulsivo

Prima stavo vedendo lo streaming di Katty Perry: lei dormiva e continuamente vedevo scorrere i commenti di persone emotivamente coinvolte che parlavano di come dormiva, di come era carina nel dormire, del bianco della sua camera, del suo cane; altri più critici: notavano che a mezzogiorno ancora dormiva e che era più bruttina struccata.

Sub-umani? No, persone normali. I nostri figli, i nostri amici, i nostri pazienti, i nostri partner in un momento di leggero voyeurismo.

D’altronde non facciamo lo stesso quando scrolliamo la bacheca di Instagram e di Facebook? 

Quindi: non diventa importante solo essere online ma commentare quello che è online. 
Commentare è esserci, è esistere. 

3. Identità co-costruita

Quindi se la nostra identità è influenzata dall’online significa che quello che succede online crea la nostra identità. I like, i commenti, le persone che ci seguono indirizzano chi siamo verso una direzione od un’altra. Non solo: anche Facebook, Instagram, Youtube come aziende e come piattaforme; se vuoi esserci su queste piattaforme il canale visivo è più forte di quello tattile.

Per la nostra identità sarà meno importante provare delle cose rispetto a vederle?

Inoltre se ai nostri follower non va bene una cosa siamo così sicuri che la faremo ugualmente?  

4. Ipertrofia della vista e dei pollici

Se la vista e le immagini sono i canali principali dei social, e noi passiamo sempre più tempo su di essi, il nostro cervello si adatta a questo e le aree encefaliche implicate si sviluppa più di altre.

5. Se l’esperienza è l’immagine, cosa importante dell’esperienza fisica?

Se l’immagine del nostro corpo è più importante del nostro corpo “fisico” cosa ne sarà delle emozioni e della sessualità?

 

Non credo che possiamo interrompere questo processo, ma possiamo fare una cosa importante: parlarne e sviluppare un pensiero critico, per noi, per i figli, per la società, per la Terra.

Con l’obiettivo che tutto quello che facciamo online sia indirizzato a fare belle esperienze condivise offline! E la musica è un ottimo aggregatore 

 

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Pubblicato da

Romeo Lippi

Psicologo, Psicoterapeuta, Cantautore. Responsabile e fondatore del progetto "Lo Psicologo del Rock". Uso nella mia vita e nella mia professione l'integrazione tra canzoni e psicologia.