Landlord: la musica è terapeutica quando non ci fa sentire soli

Ho intervistato i Landlord, una giovane band emiliana dal retrogusto Electro Pop.

Nascono nel 2012 e, passando per X Factor, adesso sono impegnati nel loro AsideTour che toccherà diverse città della penisola, da nord a sud. Aside, appunto, è il loro ultimo EP del quale ci hanno accennato anche nell’intervista.

Ho voluto chiedere loro cosa ne pensano sulla musica come strumento per curare la propria anima e per dare spazio alle proprie emozioni. Ne è venuta fuori un’intervista davvero interessante.

Ascoltando i testi e la musica di Aside, il vostro nuovo EP, ci siamo accorti che ci sono due emozioni che emergono particolarmente, la tenerezza e la sofferenza. Che rapporto c’è fra la vostra musica e queste due emozioni?

Francesca (autrice dei testi, piano e voce)
Ah…non siamo preparati su queste domande (scherzo). I pezzi di Aside sono nati prima dalla musica e poi dal testo e abbiamo cercato di scrivere a parole quello che sentivamo in musica. C’è molta corrispondenza fra quello che sentiamo e quello che abbiamo scritto forse anche perché

questi pezzi raccontano lo stato d’animo fra la tenerezza e la sofferenza intesa come incapacità o paura di fare una scelta.

In realtà non è stata una cosa studiata a tavolino, è venuto fuori semplicemente quello che sentivamo per esperienze personali e per il tipo di emozioni che ognuno di noi sentiva singolarmente.

Il gruppo è composto da anime maschili e femminili. Come riuscite a distribuire questa differenza e a gestire questa ricchezza?

Luca (autore dei testi, chitarra e voce)
Diciamo che gli uomini sono quelli un po’ più tecnici, come la parte montaggio degli strumenti. A livello di produzione della musica le cose nascono da Gianluca e dalle sue idee strumentali.

Io e Francesca ci siamo occupati dei testi ma il lavoro è stato assemblato insieme; è la sinergia di tutti noi messi insieme che permette la buona riuscita del gruppo. Ognuno è bravo in qualcosa. È l’insieme delle cose che fa funzionare bene il tutto.

La mente che pensa i testi e quella che scrive la musica, quindi è come se fossero un tutt’ uno, giusto?

Gianluca (Polistrumentista)
Esatto, è tutto unito. Abbiamo certamente dovuto abituarci alla differenza di genere però, che senza dubbio è una ricchezza.

Io che avuto band composte da soli uomini, mi sono dovuto abituare a delle esigenze di Francesca alle quali prima non ero abituato come ad esempio un modo di pensare musicale femminile. Per questo motivo  la band ha avuto bisogno di un anno e mezzo circa per cercare di mettere a posto tutte le menti e tutte le personalità presenti.

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Come psicologi usiamo le canzoni nel nostro lavoro di cura (un approccio chiamato Songtherapy). Secondo la vostra esperienza la musica può avere una funzione terapeutica?

Gianluca
Secondo me sì.

Credo che le persone non debbano cercare delle risposte nelle canzoni, bensì una spalla (perlomeno è quello che ci vedo io).

Ti accorgi che qualcuno ha vissuto proprio quello stato d’animo che hai vissuto tu, in questo aspetto di empatia la musica può essere terapeutica, nel non sentirsi soli. Per questo la musica accorpa le persone e la unisce. Io ci ho sempre visto questo nella musica: mai una risposta, ma un modo per sentire che qualcun altro ha provato quello che hai provato tu.

Lorenzo (Batteria)
Io personalmente mi ci perdo nella musica, nel senso che

ci ho sempre trovato un conforto proprio perché mi lascio andare a quello che ascolto e non penso ad altro.

Mi ci perdo proprio perché quando ascolto qualcosa non penso ad altro, come in un’immersione…ed e quella la cosa che mi piace.

Francesca

Per me a volte può essere una specie di catarsi,

ovviamente per esempio quando sono triste mi capita di ascoltare canzoni ancora più tristi di quando potrei esserlo. In questo modo riesco a liberarmi di quello che in quel momento ho addosso, che non coincide con il mio stato emotivo in quel momento.

Luca
Sai una cosa, a volte nei documentari di artisti famosi ti capita di sentire la classica frase “la musica mi ha salvato la vita”, cioè molti sono stati aiutati dalla musica. Questa cosa è sempre difficile da capire, pensare che in realtà la musica ti possa stravolgere e salvare addirittura la vita addirittura. In realtà quando poi riesci ad arrivare a quello che ti piace fare (e noi Landlord ci stiamo riuscendo)

questa cosa è un po’ un salvarti la vita: fare quello che ti piace. Solo allora capisci il significato della musica come terapia.

La musica diventa “propria” se associata a vissuti e storie personali.  Ci sono dei momenti o dei ricordi della vostra vita che sono legati ad una canzone o ad una esperienza musicale?

Francesca
A me è successo ascoltando un nostro pezzo contenuto nel nuovo EP, mi riferisco a Venice. Ogni volta che lo ascolto mi viene in mente un periodo particolare della mia vita in cui mi ero trasferita a Milano.

Ad esempio sono molto affezionata anche a Hidden una delle tracce che ci ha dato origine come Landlord anche perché la associo ad uno dei primi periodi in cui è iniziata la nostra avventura, e nello specifico la associo alla sera in cui abbiamo concluso la registrazione del brano: ricordo che subito dopo siamo andati a fare un giro e quello è stato un po’ l’inizio della nostra avventura.

Luca
Ho questo ricordo di me a 5 o 6 anni sul divano. Mio padre, fan di Vecchioni, aveva nello stereo un suo disco. Per sbaglio avrò acceso lo stereo premendo qualche pulsante e in quel momento è partita la canzone Figlio Figlio Figlio. Ricordo che sono scoppiato a piangere ma non ricordo il perché. È un testo che parla dell’amore di un padre verso il proprio figlio. A quell’età per me era incomprensibile il significato del brano ma ricordo questo episodio e ancora se ascolto quel pezzo mi fa quel effetto lì. Non so perché, non ne ho idea.

So però che tutto ciò è bellissimo perché emozionarsi così e piangere per una canzone non ti succede spesso e ti succede solo con alcuni pezzi e quello li me lo ricordo proprio come se fosse ieri.

Lorenzo
Io ne avrei tantissimi, ma te ne racconto uno simpatico. A capodanno abbiamo suonato con Luca Carboni e quando io avevo 7-8 anni in quel periodo era uscita Fisico Bestiale. Quando a capodanno lui ha attaccato a suonare questo pezzo io mi sono ricordato di quando lo ballavo in camera mia con mio fratello a tutto volume (ride), e proprio subito, istantaneamente, mi è venuto in mente quei momenti con mio fratello. Anche a distanza di circa 15 anni credo.

Gianluca
Io ricordo molto bene un anno, credo fosse l’estate fra la terza media e il primo superiore che a Ravenna di solito sono ben 5 mesi, quindi già l’idea dell’estate che non finisce mai era dentro di me.

Era un’estate di passaggio perché non avevo compiti prima dell’inizio delle scuole superiori e ricordo Scar Tissue dei Red Hot Chili Peppers nel anno in cui è uscito Californication, un album meraviglioso. Ricordo che quella canzone mi ha accompagnato tutta quell’estate di spensieratezza totale, una spensieratezza che poi non ho più avuto.

Quell’anno lì, invece, ricordo la leggerezza e da allora mi è sempre rimasta impressa quella canzone. 

Quale è il vostro pubblico? Chi ascolta le vostre canzoni? Quale target musicale avete?

Francesca
In realtà lo stiamo scoprendo adesso. Fino ad ora siamo stati piacevolmente sorpresi perché c’è un pubblico eterogeneo dal ragazzo di 14 anni al signore di 60 e questa cosa ci ha fatto piacere perché vuol dire che facciamo un tipo di musica che può arrivare anche a diverse persone di diversa età e che quindi che portano con se vissuti diversi.

Gianluca
Diciamo che le nostre canzoni vanno come dire a “target musicale”, cioè il nostro genere non prende una fascia di età ben precisa, bensì una fascia di gusti e quindi quando vediamo l’eterogeneità capiamo che chi ascolta si innamora del genere, più che del fatto che la nostra musica sia destinata ad un certo tipo di target anagrafico. A me piace molto questa cosa, vuol dire che  la rende un  più universale.

Qual è il messaggio e/o l’emozione forte che i Landlord vogliono trasmette ai proprio ascoltatori attraverso la loro musica?

Gianluca
In realtà noi abbiamo cercato di lasciare un buco, dove le persone possono infilarci la propria emozione. Quello che diceva prima Lorenzo: vorremmo che la gente si perdesse dentro la nostra musica, smettesse di  pensare per un momento e venisse trasportata da un’altra parte, che è il nostro mondo musicale. Se questo avviene per noi è una vittoria. Una vittoria di musica, e una vittoria di emozioni.

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Landlord la musica è tarapeutica

Articolo di: Andrea Montesano 

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Pubblicato da

Andrea Montesano

Psicologo a Roma Nord. Come Romeo utilizzo le canzoni nel lavoro con i miei pazienti e questo accelera il cambiamento più velocemente, contattami e prova! Info su andreamontesano.it.. Scopri di più...