“La Gabbia d’amore” cantata da Carmen Consoli

Autrice: Laura Medici

Nella canzone Blunotte, pubblicata nel 1997 nel suo secondo album ”Confusa e Felice”, la “Cantantessa” siciliana sembra parlare di dipendenza affettiva.

Ho pensato alla “gabbia d’amore” tra padre e figlia.

Cos’è la dipendenza affettiva?

Nella dipendenza affettiva parentale sono sempre almeno due i soggetti: madre- figlia/figlio e padre-figlia/o.

In alcuni casi la dipendenza coinvolge l’intera triade padre-madre-figlio/a, tutti inconsapevolmente fautori di un circolo vizioso. I due o più individui soggetti a questo tipo di legame, senza rendersene conto e spinti dalle migliori intenzioni, cooperano nella costruzione di un labirinto che imprigiona tutti, e chi richiede un supporto di tipo terapeutico è di solito il figlio/a.

Un figlio che dipende affettivamente dalla madre o dal padre spesso esprime solo una parte di difficoltà ben più ampie e di più lungo corso, relative alla storia dei genitori, al rapporto che essi hanno con le famiglie d’origine e al sistema di valori a cui si riferiscono.

I genitori dipendenti, al di là della specificità del singolo caso, sono accomunati da un complesso di convinzioni, emozioni e comportamenti: ansietà e pessimismo,  problemi nella relazione col coniugerigidità morale.

La canzone

La canzone Blunotte mi sembra esprimere bene le problematiche che una figlia dipendente dal padre può avere. Il brano si apre con un’ ammissione:

 “Forse non riuscirò a darti il meglio, più volte hai trovato i miei gesti inutili /../ più volte hai trovato i miei gesti ridicoli”.

Da un lato una figlia che ha sempre cercato di dare alla persona amata tutto il possibile, dall’altro lato un padre che non ha mai saputo apprezzare tutti gli sforzi.

Prosegue con:

“E non ho fatto altro che sentirmi sbagliata”.

La sensazione della figlia di sentirsi sbagliata dopo continui sforzi nel cercare di plasmare se stessa per aver approvazione dal genitore. Infine l’acquisizione di consapevolezza da parte della figlia sta nella frase:

“Ed ho capito soltanto adesso, che avevi paura”.

Grazie Carmen! Buon ascolto!

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Autrice: Laura Medici

16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Non sono un medico.
Come psicologo e psicoterapeuta non posso prescrivere farmaci, tantomeno dare dei “consigli” su modalità e dosaggi; tuttavia mi trovo a contatto con la farmacologia perché a volte i miei pazienti assumono: cerco di collaborare con i medici per la salute delle persone e per trovare la migliore terapia possibile.

Cosa penso dei farmaci? Semplice: bisogna vedere che senso clinico hanno, quale obiettivo, per quale malattia, se vengono presi a casaccio o c’è un monitoraggio medico su di essi. Continua a leggere 16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Immaginare una canzone è (quasi) come sentirla [RICERCA]

Quali circuiti cerebrali usiamo per l’ascolto e l’immaginazione della musica? Ricercatori americani e canadesi (Zatorre, Halpern,Perry,Meyer e Evans, 1996) si posero questa domanda.

Continua a leggere Immaginare una canzone è (quasi) come sentirla [RICERCA]

Ritrovare la memoria grazie alla musica? Ecco cosa dice un grande neurologo sull’Alzheimer

Autore: Dr. Romeo Lippi 

Da tempo la musicoterapia viene applicata con gli anziani, ad esempio con pazienti affetti da Alzheimer.

Volevo scrivere qualcosa su questo argomento ma poi ho visto che le parole di Oliver Sacks (neurologo famosissimo da poco scomparso, lo vedete giovane, fico e rock nella foto dell’articolo) dicevano tutto e mi sono limitato a riportarle:

“La musica sembra toccare certe corde della memoria e dell’emotività che altrimenti sarebbero per loro inaccessibili.”

“è davvero sorprendente vedere persone assenti e cupe reagire immediatamente alla musicoterapia o a una canzone familiare. All’inizio sorridono poi, in qualche modo, tengono il ritmo e alla fine lo seguono.
In un certo senso riconquistano quel periodo delle loro vite e quell’identità che avevano quando hanno ascoltato quelle canzoni per la prima volta.”

“Una cosa comune nei casi di Alzheimer è che i pazienti perdono la memoria degli eventi, la storia della propria vita, i propri ricordi, sembra che non riescano ad accedervi direttamente.
Ma i ricordi sono “racchiusi”, in parte, in cose come la musica; soprattutto per le canzoni che il malato conosceva e specialmente quelle che CANTAVA.”

E così il passato, che non è recuperabile in nessun altro modo, sembra essere custodito “nell’ambra della musica”. Le persone possono riconquistare un senso d’identità, almeno per un po’.

Secondo lo scienziato scomparso, la persona con demenza perde tutti i ricordi e anche l’uso del linguaggio ma tenderà a rispondere, a volte, alle canzoni, alla musica che riconosce familiare.

Le parti del cervello che elaborano gli stimoli sociali sono spesso contigue alle zone dedicate alla memoria, alle emozioni (leggi anche “Ecco perché quando ascoltiamo la musica proviamo piacere”).
Per questo le persone malate possono riavere la sensazione, almeno per un po’, della loro storia, della loro identità, dei loro ricordi.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Oliver Sacks, nel suo libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, afferma:

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita.
Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce un racconto e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. Ognuno di noi è un racconto peculiare, costruito di continuo, inconsciamente da noi, in noi e attraverso di noi- attraverso le nostre percezioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni; e non ultimo il nostro discorso.
L’uomo ha bisogno di questo racconto interiore continuo, per conservare la sua dignità e il suo sé.”

L’ultimo Tweet di Oliver Sacks è un video con un flashmob dell’Inno alla gioia, dalla Sinfonia n.9 di Beethoven.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Se ti interessa l’argomento stiamo organizzando un’esperienza

scrivici a info@lopsicologodelrock.it
oppure su https://www.facebook.com/lopsicologodelrock

Chissà se, quando sarò vecchio, Vasco e gli Oasis mi aiuteranno a ricordare chi sono.

Autore: Dr. Romeo Lippi 

La musica aiuta 12 donne (troppo razionali) a sentirsi di più e a non parlare solo di “lui”

Mi chiamo Laura. Ho lavorato con una psicoterapeuta come osservatrice in un gruppo.

Le partecipanti erano tutte donne. Si lamentavano delle loro relazioni affettive. Estremamente razionali.

Razionali. Non si davano l’opportunità di sentirsi, non ascoltavano il proprio corpo e i segnali che il loro emisfero destro mandava.

Erano invece occupate a giudicare e razionalizzare eventi e/o persone causa del loro malessere. A parlare di “lui”, di “lei” invece che parlare di loro stesse. Era difficile farle aprire.

Guarda anche i miei video su youtube: 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

La svolta con la musica

Abbiamo detto loro di dirci una canzone che amavano e che le rappresentava e l’abbiamo ascoltata insieme; insieme ci siamo date l’opportunità di fermarci e di stare, di sentire cosa stava accadendo mentre ascoltavamo le parole della canzone scelta e cosa succedeva nel corpo.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

(Luca Carboni – Silvia lo sai traccia portata da una ragazza che aveva lasciato il fidanzato con problemi di eroina)

Il clima è così cambiato: abbiamo lasciato un clima giudicante per accogliere un clima empatico.

Abbiamo iniziato a riconoscere i sentimenti che venivano fuori da una “semplice” canzone, e ne sono usciti fuori altri ancora più antichi, che parlavano, finalmente, di loro e non degli altri!

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

(Gianna Nannini, Mura mura traccia indicata da una ragazza che aveva perso il papà da qualche mese)

Entrare in contatto col “magone”

Una signora esordì dicendo:

non riuscivo a capire da dove veniva questo magone, perché non gli davo sfogo! Sento questo magone nel petto…..non mi ascoltavo da molto tempo…

Da qui l’incontro è divenuto più intimo, privo di giudizi, accogliente e con una consapevolezza diversa, perché c’è stato un “contatto” con l’Io, e non con i semplici fatti.

Si è capita l’importanza di dare ascolto al proprio corpo, attraverso la musica, per poter avere una consapevolezza diversa degli eventi.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

(Ornella Vanoni, Domani è un Altro Giorno questa la portò una donna molto insoddisfatta della sua vita, tradita dal marito, divorziata e con tanti rimpianti-problemi anche con i figli)

Grazie, emisfero destro!

Autrice: Laura Medici

I mostri che abbiamo dentro descritti da un grande cantautore scomparso

Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.

Così inizia la geniale trattazione dell’inconscio composta e eseguita da Giorgio Gaber ne “I mostri che abbiamo dentro”; attraverso suoni tribali, cupi e onirici l’artista guida piano piano l’ascoltatore all’interno di un viaggio introspettivo di cui tutti diventiamo protagonisti.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Cos’è l’inconscio?

Trovando le sue radici già nei pensieri degli antichi greci, il concetto di inconscio prende campo con la nascita della psicoanalisi agli inizi del ‘900.

L’inconscio raccoglie tutti quegli elementi della vita psichica e affettiva che vi sono stati relegati perché troppo dolorosi e/o inaccettabili e, quindi, non accessibili alla coscienza.

In che modo le forze inconsce influenzano la nostra vita

Nella pratica clinica con i pazienti è evidente come le forze inconsce influenzino l’agire e il sentire delle persone senza che queste se ne rendano conto.

Ad esempio, i contenuti inconsci non elaborati sono quelli che ci spingono ad agire in modo che ci accadano sempre le stesse cose, che ci fanno innamorare sempre dello stesso tipo di persone portandoci in un vortice di relazioni fallimentari e che ci mettono continuamente davanti alle medesime frustrazioni.

Per quanto la nostra coscienza possa lavorare allo scopo di tenere sotto controllo le nostre forze sotterranee, prima o poi queste troveranno il modo di emergere.

https://instagram.com/p/8wOKR8O27d/?tagged=gaber

Inutile nascondersi. 

 I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti. 

 Quando l’inconscio ci indica che dobbiamo chiedere aiuto

Incubi ricorrenti, ansie non appropriate al contesto, attacchi di panico, somatizzazioni fisiche, alterazioni del tono dell’umore sono alcune tra le principali sintomatologie che ci indicano che qualcosa nella nostra vita cosciente è in dissonanza con la nostra essenza più profonda.

Articolo della Dr. ssa Silvia Pieri