Ecco perché quando sentiamo la musica proviamo piacere

Come è possibile che la musica, uno stimolo astratto, provochi piacere, proprio come brame più carnali, come il cibo e il sesso?

Perché “accende” le stesse aree cerebrali: il sistema della ricompensa, che si trova in una settore specifico del nostro cervello (il sistema libico), si attiva con determinati stimoli, e rilascia un neurotrasmettitore, la dopamina, responsabile della sensazione di piacere. I “brividi”, il godimento, la pelle d’oca sono dovuti tutti a questo.

dopamina_esperienza_musica_piacere

Usando la PET e altre misure fisiologiche gli scienziati hanno scoperto che il cervello secerne dopamina  durante l’ascolto di musica.
Addirittura comincia a produrla PRIMA dell’ascolto… proprio come quando pregustiamo la pasta al forno che ci ha fatto la mamma.
Nello specifico, il nucleo caudato si accende per anticipare il piacere, mentre il nucleus accumbens durante l’ascolto.
Nell’immagine successiva potete vedere l’attivazione di queste aree: i punti colorati sono le secrezioni di dopamina durante e prima dell’ascolto di musica.

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Lo studio è stato pubblicato tempo fa sulla rivista Nature.

 Dr. Romeo Lippi 

Quanto stressa lavorare nella musica?

Lavorare nella musica è una cosa meravigliosa. Ma dietro la facciata scintillante si cela una fatica quotidiana e diversi motivi di stress. Ecco cosa ci ha detto Orsolya Vörös della “L’Alternativa Srl Sizget Italia Press”, sezione italiana della macchina organizzativa che sta costruendo un evento da 400.000 persone a Budapest.

Ci spieghi praticamente di cosa ti occupi?

Io, con la mia società, mi occupo della promozione del festival in Italia, oltre ad essere consulenti sulla musica italiana da portare al Sziget e a curare alcuni progetti interni alla manifestazione.

Quanto tempo della tua giornata è occupato da questa attività?

Non si può quantificare. Si fa quello che c’è da fare senza ordine di tempo o di giorni. Ci possono essere periodi meno intensi (sempre meno) e periodi in cui volendo si potrebbe avere le mani sul lap top anche 20 ore al giorno.

Quali sono gli stress principali nell’organizzazione di un evento del genere?

Lo stress principale è dovuto dalla necessità di rispettare i tempi del programma e delle attività. Rispettare le condizioni degli accordi calcolando però che nel frattempo l’ufficio centrale di Budapest deve a sua volta garantire il timing degli accordi con altri partner internazionali. Siamo oltre 20 nazioni in Europa a lavorare sul Sziget e questo certe volte pone la questione del sincronismo.

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Quali sono gli imprevisti più spigolosi che dovete affrontare?

Durante il festival certamente il meteo. Non si può mai sapere cosa veramente succederà e visto che ospitiamo circa 400.000 persone durante la settimana, bisogna prepararsi a tutto con una macchina organizzativa pari a quella messa in campo dalla protezione civile durante gli eventi estremi. Per fortuna, ma non è solo una questione di fortuna, è sempre filato tutto liscio.

Ti va di raccontarmi un episodio che ci faccia capire a che pressione siete sottoposti?

Per esempio nei primi giorni del festival o meglio, negli ultimi giorni prima dell’inizio degli spettacoli quando il pubblico inizia ad affollare l’isola, possono verificarsi problemi di natura tecnica:
– Internet che non gira;
– luce che salta;
– acqua corrente che si ferma.
In pratica quando tutto viene testato durante le prove generali noi dobbiamo già garantire alcuni servizi a chi entra con il moving-in ticket (3 giorni prima dell’inizio). Ogni volta che salta qualcosa monta un po’ di panico perché il timore che sia un problema più grosso di una breve interruzione viene sempre. Ma per fortuna i tecnici del Sziget conoscono superfice e sottosuolo dell’isola come e più delle loro tasche. E tutto torna sempre al proprio posto. Una volta durante il concerto degli Lnripley saltò una fase proprio nel momento più incalzante del concerto. Era un problema di un’area del festival non nostro dello stage. Avrei voluto morire. In 5 minuti tutto ritornò perfetto e il pubblico raddoppiò l’energia che fece rientrare la band subito nell’umore giusto. Fu uno dei concerti più belli del 2013 a detta di molti ragazzi che lo hanno visto.

Da quando e da cosa capite che l’evento sta prendendo una direzione adeguata?

Lo sappiamo e basta. Sappiamo che il primo giorno di festival tutti pensiamo che non ce la faremo mai ad iniziare in maniera adeguata ma sappiamo anche che non succede mai e che tutto segue il suo corso come se l’Isola di Obuda potessa da sola condurre la manifestazione.

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Quali sono le soddisfazioni e le gratificazioni più grosse?

Aver dato l’idea ai media italiani, al pubblico italiano e agli operatori del settore, che il Sziget non fosse all’estero. Ormai da un bel po’ di anni se ne parla e ci si pone nei confronti del festival, come se fosse un affare della nostra nazione. Questo ha fatto si che molte realtà nuove ma anche molti organizzatori, abbiano iniziato a studiare bene l’evento di Budapest comprendendo che se tanti italiani lo frequentano, vi campeggiano e lo scelgono, ci sarà stato qualcosa che nella nostra nazione non ha funzionato.

Riuscite a divertirvi durante il festival?

E’ un divertimento diverso. Non è più lo stesso divertimento di quando avevo 25 anni e non avevo responsabilità rispetto alla manifestazione. Tutt’al più ci occupavamo di fornire qualche informazione ai pochi italiani che vi partecipavano. Oggi rubiamo qualche ora nella settimana per berci una birra, guardarci intorno con gli occhi di chi lascia affascinare e non solo di chi deve intercettare qualche ipotetico problema o miglioramenti da apportare.

Ci racconti qualche aneddoto sulle emozioni che le persone provano a un evento del genere?

I viaggi in pullman, soprattutto dal sud o dal centro Italia certamente non sono brevi. Sono abbastanza stancanti anche se belli visto che con altre 50 persone si va ad un festival. Però chiaramente si arriva parecchio stanchi ma la reazione dei ragazzi quando si passa il ponte e si entra sull’isola è pari solo alla stessa che si osserva nello sbocciare di un fiore. Non voglio sembrare una romanticona ma il mutamento nel viso e nell’energia che si riattiva è molto simile a quello che immaginiamo dello sbocciare.

Hai qualche aneddoto su qualche artista per farci capire quanto è esaltante andare allo Sziget?

Non sono brava a riportare aneddoti, però senza farne il nome, uno di loro, abbastanza importante ormai, mi stava raccontando come nel concerto del Sziget, una cosa quasi fugace, molto meno preparata dal punto di vista scenografico, aveva entusiasmato veramente tanto i musicisti che purtroppo dopo tante date possono correre il rischio di suonare ad un concerto come se timbrassero un cartellino. Non è forse un aneddoto ma certamente testimonia quanto l’isola conferisca energia positiva.

Francesco Maria Insogna

Non mi basta più niente: il profilo psicologico dei Giorni Anomali

I Giorni Anomali sono una band viterbese che conta nella zona numeri paurosi: piazze piene e visualizzazioni alle stelle. Ora stanno cercando di traghettare il loro pop-rock fatto di consapevolezze forti verso l’intera penisola. Ho intervistato il cantante e autore, Federico Meli, mio amico, e questo è quello che ne è venuto fuori.

Il nuovo singolo si chiama “io non la voglio una vita normale”…perché?  Cosa c’è di brutto nella normalità?

Nella normalità non c’è nulla di brutto. Anzi la normalità/serenità é l’unica condizione che permette all’essere umano di vivere una vita “felice”. Il non volere/avere una vita normale è più che altro una tendenza, un’attitudine, un’occorrenza che nasce un po’ dal vissuto personale, un po’ dalla predisposizione. Certo è che senza il disagio e senza lo stare male viene meno quella rabbia e voglia di rivalsa che rappresentano l’unico mezzo per arrivare al coronamento di obiettivi importanti.

E io questa vita normale non la voglio anche se a volte costa caro.

 In cosa ti senti normale e in cosa no?

 Quando alzo un po’ il gomito sono capace di fare cose di cui vergognarmi; allo stesso tempo, durante i giorni feriali, sono uno che si sveglia la mattina alle 7.00 per andare a fare il professore di ginnastica e il maestro di scherma.

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 Perché scrivi? Che bisogni compensi con la musica?

Senza dubbio lo scrivere canzoni è la cosa che mi ha salvato la vita. Dentro ad esse ho messo tutto il mio senso di inadeguatezza, tutte le mie rabbie, tutte le mie paure. La funzione catartica dell’arte penso sia da sempre e per sempre una cosa indiscutibile.

 Pensi che la tua infanzia e adolescenza abbiano degli influssi su quello che scrivi e canti?

Ovviamente sì. Direi quasi nella loro totalità. Voi psicologi mi insegnate che il vissuto, i traumi, i bei ricordi di quell’età, condizionano in maniera profonda tutto l’iter futuro di vita. E di conseguenza la stesura dei testi per chi fa musica.

 Visto che spesso i cantautori sono persone emotivamente turbate…cosa pensi della psicologia e della psicoterapia?

Personalmente ho vissuto l’esperienza della psicoterapia qualche anno fa. E senza problemi sono pronto a dire che insieme e contestualmente alla musica, è la cosa che mi ha salvato dall’impazzire.

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 Ascoltando le canzoni, sembra che spesso tu dica alle donne “attenta, con me non si gioca”… Mi spieghi questa tua posizione?

Storicamente il gioco della seduzione passa dal fatto che i maschi “ci provano” e le femmine “fanno le femmine”. Questo ci sta, però, per come sono fatto io, credo molto di più in un gioco pulito, alla pari, senza tante “scene”, in cui o ti concedi o no senza mandarla troppo per le lunghe.

 Ogni tanto i personaggi delle tue canzoni sono femminili…cosa ti piace e cosa non ti piace in una donna?

Ricollegandomi alla risposta precedente, a me le donne piacciono solo di una tipologia: Rock’n’roll. Cosa intendo per “donna rock’n’roll”: che si lasci andare ogni volta che lo ritenga opportuno, e non che si contenga per motivi di normopatia o cultura cattolico-cristiana. Che sia sincera, che sia corretta.

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Il frontman è sempre l’elemento del gruppo che attira di più…che rapporto hai con la sessualità? E con l’amore?

Per tanto tempo ho legato il concetto di amore per una donna al concetto di fedeltà. Da diverso tempo ho capito che le due cose non sono per forza legate. Per chi, come me, ha scelto il rock’n’roll come compagno di vita, sarebbe anche difficile ed incoerente pensare di credere o promettere ad una donna che le sarò fedele per tutta la vita.

Il mio rapporto con la sessualità va a periodi: in linea di massima sono una persona che ama cambiare spesso partner, condividere l’atto sotto l’effetto di sostanze alcoliche, sempre e solo in situazioni di festa.

 “Una vita a correre senza fermarsi mai”: Significa vivere pericolosamente? Che rapporto hai con la morte?

 Ho tanta paura della morte, la vedo come la fine della festa.

Sì, sono dipendente dal vivere pericolosamente, mi annoierebbe il contrario. Ho molta paura della morte, ma se prendo in considerazione il mio stile di vita mi rendo conto che non faccio nulla per posticiparla ad una data più lontana possibile, anzi…..

Avete un rapporto veramente carnale con il vostro pubblico: quali emozioni pensi trasmetta la vostra musica?

Penso semplicemente che essendo una persona nella media, la media delle persone si riconosca in quello che è il mio vissuto, e penso che l’aver ascoltato musica cantautoriale per moltissimi anni mi abbia insegnato ad esprimere in maniera abbastanza diretta quello che provo e quello che racconto.

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 Chi è il fan dei giorni anomali?

Il nostro progetto è molto trasversale. Mi capita di avere feedback positivi a partire da un mio alunno delle elementari, passando dal tossico che mi ferma per strada, arrivando alla cinquantenne , ai coetanei, ai teenager. Insomma un bacino di utenza abbastanza eterogeneo.

Cosa desideri per il tuo gruppo? In fondo: cosa vuoi dalla vita?

Al punto in cui siamo arrivati, voglio l’Italia, il potermi permettere di vivere solamente di musica. Davanti a questa ambizione ormai non metto più niente, neanche la mia vita. Non mi basta più niente.

Intervista del Dr. Romeo Lippi

Scopri quali emozioni provano le star davanti a migliaia di persone

I concerti sono sicuramente il modo migliore per incontrare la musica. Si stabilisce un feeling diretto tra artista e pubblico. L’atmosfera che si crea sotto e sopra il palco amplifica esponenzialmente le emozioni.

D’altronde, psicologicamente, dare e ricevere emozioni e creare relazioni sono i principali motivi per cui si fa e si ascolta musica.

Partecipare a un festival che dura più giorni equivale ad una abbuffata di sensazioni.
Ma mettiamoci nei panni degli artisti. Saranno supereroi invincibili, figure mitologiche o  sono semplici esseri umani anche loro? Cosa significa esibirsi davanti a migliaia di persone in delirio?

Vediamo cosa hanno detto i protagonisti dello Sziget 2015 in alcune interviste del passato:

Adrenalina

Per Sergio Pizzorno, chitarrista e compositore dei Kasabian, i concerti sono un’occasione per:

Mettere insieme più persone possibili per dargli una serata incredibile, dargli una notte speciale o ispirarli con le parole, forse poi anche loro desidereranno essere in una band o fare magari dei film. Mettere insieme tanta gente che canta è incredibile!

E per quanto riguarda invece il proprio stato d’animo aggiunge:

 Si può stare con il culo per terra ma poi la gente ti butta addosso quell’energia!…è per questo che i concerti non falliscono mai.

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Panico

Ma non sempre per gli artisti l’esibirsi davanti a un pubblico è fonte di energia e di emozioni positive. Ad esempio Robbie Williams, che aprirà lo Sziget al day -1, ha ammesso nel  2009  di soffrire di:

Una tremenda forma di stage fright che peggiora con l’età. E’ terrificante, ma è un problema che voglio risolvere. Nel corso dell’ultimo tour certe serate erano facili, altre tremende: sul palco ho passato i peggiori attimi della mia vita. Mi spaventa a morte il fatto che più invecchi più questo problema peggiori.

Attacchi di panico talmente forti da averlo costretto in passato ad annullare alcuni live e a rimanere fermo per un periodo.Problema che ormai sembra aver superato tranquilli 😉

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Far emergere l’incoscio

Per Eugene Hütz, leader dei Gogol Bordello,  esibirsi vuol dire  far emergere, tramite le sue canzoni,  l’identità più profonda di ognuno, arrivare alla

Liberazione da noi stessi in quanto gabbia chiusa di pensieri, liberazione dalle logiche principali che guidano il mondo.  Uno scatenare ciò che di più vero esiste dentro di noi. Celebrare la verità di ognuno di noi. Quello che siamo. Questa è vera rivoluzione!

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Divertimento

Per il gruppo italiano Lo Stato Sociale salire sul palco è un modo per:

Divertirci e far divertire. Cerchiamo di mettere insieme tante cose, di ridere, di cantare e suonare, di affrontare anche argomenti più seri cercando di evitare di salire in cattedra, cerchiamo di dialogare con le persone che sono lì con noi. Cerchiamo di far stare bene chi viene ad un nostro concerto, che torni a casa più felice di quando è arrivato.

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Francesco Maria Insogna

Dimmi che cervello usi e ti dirò dove vai in vacanza

Quando siamo stressati dal lavoro, dalla quotidianità o dallo studio è bello e UTILE fantasticare sulle vacanze, sul meritato relax.

Ibiza Vs Budapest?

Meta più gettonata da oltre 20 anni per lasciarsi andare al divertimento, all’assuefazione dei timpani e alla perdizione brutale della coscienza dell’essere, è notoriamente Ibiza. Si riversano ogni anno nella celebre isola migliaia di giovani  fedeli,  ma anche agnostici convertiti, della tech-house pronti ad osannare i dj più celebri del panorama mondiale.

Ma da qualche anno si sta affermando sempre di più  come meta estiva un ormai famoso festival che si propone più che come una semplice alternativa, pur mantenendo alcune affinità con lo spirito della Isla, lo Sziget Festival.

Per sette giorni, dal 10 al 17 Agosto, a Budapest  ci si concentra sull’isola di Obuda portando sulle rive del Danubio colori, arte e i migliori artisti sia dell’emisfero elettronico che del  pop ma anche e soprattutto del rock, tanto rock (eccone alcuni e la lista è in crescita):
Kasabian
– Limp Bizkit
– Foals
Interpol
– Dropkick Murphys
– The Subways

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Quale cervello usiamo per capire cosa fare?

Paul D. MacLean ha elaborato un modello della struttura e dell’evoluzione dell’encefalo, descrivendolo come  “Cervello uno e trino” perché vi ha individuato 3 formazioni anatomiche e funzionali principali che si sono sovrapposte ed integrate nel corso dell’evoluzione.
Sono:
– il più antico, il CERVELLO RETTILIANO (sede degli istinti meno coscienti)

– il MAMMALIANO ANTICO o SISTEMA LIMBICO (sede delle emozioni)

– Il MAMMALIANO RECENTE o Neocorteccia (sede della coscienza e della razionalità volontaria)

Secondo chi scrive mentre la musica elettronica per la sua modalità ipnotica del ritmo rimanda più al cervello rettiliano il pop e il rock integrano anche l’aspetto emotivo (l’armonia e la melodia) e l’aspetto razionale (le parole delle canzoni).

ATTENZIONE! In questo non c’è nessun giudizio di valore: non è che chi va a ballare è meno di chi va ad un concerto…sono bisogni che abbiamo tutti e che soddisfiamo come vogliamo!

Integrazione tra cervelli

Lo Sziget unisce l’elettronica, con il pop, il rock e anche la world musica.
Quindi: ogni cervello avrà la sua soddisfazione.

Dunque un festival che propone vari generi pronto a soddisfare le varie esigenze musicali e concentrare un esercito di ragazzi con diverse personalità ma uniti nel godersi tutto ciò che l’estate porta con sé.

Noi, chiaramente, già stiamo a Budapest! 😉

Date un’occhiata!

https://www.youtube.com/watch?v=k_JqgPOJBpA

Francesco Insogna + Romeo Lippi

Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Ho intervistato Gaspare Palmieripsichiatra e psicoterapeuta dell’Ospedale Privato Villa Igea (Modena) che da anni usa la musica per la cura delle patologie psichiatriche. Ha anche un gruppo musicale su temi psicologici, lo trovate qui.

Mi racconti come è nata l’idea di utilizzare la musica nei gruppi di terapia?

 

La musica è uno strumento molto potente per la capacità che ha di stimolare l’emotività, di procurare piacere e di favorire l’aggregazione. In particolare utilizziamo la canzone, che nel connubio tra musica e testo è uno strumento che può acquisire significati molto importanti e diversi da un individuo all’altro. Dovendo lavorare con persone affette da patologie psichiatriche gravi (come disturbi della personalità, disturbi dell’umore come depressione o attacchi di panico, abuso di sostanze), che spesso non riescono ad esprimere il proprio disagio attraverso la parola, la musica diventa un facilitatore in questo senso e in più ha un potere vivacizzante sul luogo di cura, dove i percorsi sono spesso lunghi e difficili.

Ci spieghi come funziona e come si svolgono gli incontri?

 

Il gruppo di ascolto che tengo settimanalmente  coinvolge le persone ricoverate. Le persone durante il ricovero fanno colloqui con psicoterapeuti, assumono terapie farmacologiche e partecipano ad altre attività di gruppo psicoeducative (regolazione emotiva, meditazione, etc.).
Il gruppo è una di queste attività; in ogni incontro:

1. ascoltiamo insieme 3 brani proposti dagli utenti, prevalentemente del repertorio cantautorale o pop italiano.

2. Durante l’ascolto di ogni brano chiedo di compilare una scheda in cui segnare pensieri, emozioni, immagini evocate dalla canzone e poi se ne discute in gruppo. Questo è un buon esercizio di riconoscimento e autosservazione degli stati emotivi, attività non sempre facile per persone affette da patologie psichiatriche gravi. Continua a leggere Come la musica cura le persone: parola di psichiatra