Non mi basta più niente: il profilo psicologico dei Giorni Anomali

I Giorni Anomali sono una band viterbese che conta nella zona numeri paurosi: piazze piene e visualizzazioni alle stelle. Ora stanno cercando di traghettare il loro pop-rock fatto di consapevolezze forti verso l’intera penisola. Ho intervistato il cantante e autore, Federico Meli, mio amico, e questo è quello che ne è venuto fuori.

Il nuovo singolo si chiama “io non la voglio una vita normale”…perché?  Cosa c’è di brutto nella normalità?

Nella normalità non c’è nulla di brutto. Anzi la normalità/serenità é l’unica condizione che permette all’essere umano di vivere una vita “felice”. Il non volere/avere una vita normale è più che altro una tendenza, un’attitudine, un’occorrenza che nasce un po’ dal vissuto personale, un po’ dalla predisposizione. Certo è che senza il disagio e senza lo stare male viene meno quella rabbia e voglia di rivalsa che rappresentano l’unico mezzo per arrivare al coronamento di obiettivi importanti.

E io questa vita normale non la voglio anche se a volte costa caro.

 In cosa ti senti normale e in cosa no?

 Quando alzo un po’ il gomito sono capace di fare cose di cui vergognarmi; allo stesso tempo, durante i giorni feriali, sono uno che si sveglia la mattina alle 7.00 per andare a fare il professore di ginnastica e il maestro di scherma.

 Perché scrivi? Che bisogni compensi con la musica?

Senza dubbio lo scrivere canzoni è la cosa che mi ha salvato la vita. Dentro ad esse ho messo tutto il mio senso di inadeguatezza, tutte le mie rabbie, tutte le mie paure. La funzione catartica dell’arte penso sia da sempre e per sempre una cosa indiscutibile.

 Pensi che la tua infanzia e adolescenza abbiano degli influssi su quello che scrivi e canti?

Ovviamente sì. Direi quasi nella loro totalità. Voi psicologi mi insegnate che il vissuto, i traumi, i bei ricordi di quell’età, condizionano in maniera profonda tutto l’iter futuro di vita. E di conseguenza la stesura dei testi per chi fa musica.

 Visto che spesso i cantautori sono persone emotivamente turbate…cosa pensi della psicologia e della psicoterapia?

Personalmente ho vissuto l’esperienza della psicoterapia qualche anno fa. E senza problemi sono pronto a dire che insieme e contestualmente alla musica, è la cosa che mi ha salvato dall’impazzire.

 Ascoltando le canzoni, sembra che spesso tu dica alle donne “attenta, con me non si gioca”… Mi spieghi questa tua posizione?

Storicamente il gioco della seduzione passa dal fatto che i maschi “ci provano” e le femmine “fanno le femmine”. Questo ci sta, però, per come sono fatto io, credo molto di più in un gioco pulito, alla pari, senza tante “scene”, in cui o ti concedi o no senza mandarla troppo per le lunghe.

 Ogni tanto i personaggi delle tue canzoni sono femminili…cosa ti piace e cosa non ti piace in una donna?

Ricollegandomi alla risposta precedente, a me le donne piacciono solo di una tipologia: Rock’n’roll. Cosa intendo per “donna rock’n’roll”: che si lasci andare ogni volta che lo ritenga opportuno, e non che si contenga per motivi di normopatia o cultura cattolico-cristiana. Che sia sincera, che sia corretta.

Il frontman è sempre l’elemento del gruppo che attira di più…che rapporto hai con la sessualità? E con l’amore?

Per tanto tempo ho legato il concetto di amore per una donna al concetto di fedeltà. Da diverso tempo ho capito che le due cose non sono per forza legate. Per chi, come me, ha scelto il rock’n’roll come compagno di vita, sarebbe anche difficile ed incoerente pensare di credere o promettere ad una donna che le sarò fedele per tutta la vita.

Il mio rapporto con la sessualità va a periodi: in linea di massima sono una persona che ama cambiare spesso partner, condividere l’atto sotto l’effetto di sostanze alcoliche, sempre e solo in situazioni di festa.

 “Una vita a correre senza fermarsi mai”: Significa vivere pericolosamente? Che rapporto hai con la morte?

 Ho tanta paura della morte, la vedo come la fine della festa.

Sì, sono dipendente dal vivere pericolosamente, mi annoierebbe il contrario. Ho molta paura della morte, ma se prendo in considerazione il mio stile di vita mi rendo conto che non faccio nulla per posticiparla ad una data più lontana possibile, anzi…..

Avete un rapporto veramente carnale con il vostro pubblico: quali emozioni pensi trasmetta la vostra musica?

Penso semplicemente che essendo una persona nella media, la media delle persone si riconosca in quello che è il mio vissuto, e penso che l’aver ascoltato musica cantautoriale per moltissimi anni mi abbia insegnato ad esprimere in maniera abbastanza diretta quello che provo e quello che racconto.

 Chi è il fan dei giorni anomali?

Il nostro progetto è molto trasversale. Mi capita di avere feedback positivi a partire da un mio alunno delle elementari, passando dal tossico che mi ferma per strada, arrivando alla cinquantenne , ai coetanei, ai teenager. Insomma un bacino di utenza abbastanza eterogeneo.

Cosa desideri per il tuo gruppo? In fondo: cosa vuoi dalla vita?

Al punto in cui siamo arrivati, voglio l’Italia, il potermi permettere di vivere solamente di musica. Davanti a questa ambizione ormai non metto più niente, neanche la mia vita. Non mi basta più niente.

Intervista del Dr. Romeo Lippi

Scopri quali emozioni provano le star davanti a migliaia di persone

I concerti sono sicuramente il modo migliore per incontrare la musica. Si stabilisce un feeling diretto tra artista e pubblico. L’atmosfera che si crea sotto e sopra il palco amplifica esponenzialmente le emozioni.

D’altronde, psicologicamente, dare e ricevere emozioni e creare relazioni sono i principali motivi per cui si fa e si ascolta musica.

Partecipare a un festival che dura più giorni equivale ad una abbuffata di sensazioni.
Ma mettiamoci nei panni degli artisti. Saranno supereroi invincibili, figure mitologiche o  sono semplici esseri umani anche loro? Cosa significa esibirsi davanti a migliaia di persone in delirio?

Vediamo cosa hanno detto i protagonisti dello Sziget 2015 in alcune interviste del passato:

Adrenalina

Per Sergio Pizzorno, chitarrista e compositore dei Kasabian, i concerti sono un’occasione per:

Mettere insieme più persone possibili per dargli una serata incredibile, dargli una notte speciale o ispirarli con le parole, forse poi anche loro desidereranno essere in una band o fare magari dei film. Mettere insieme tanta gente che canta è incredibile!

E per quanto riguarda invece il proprio stato d’animo aggiunge:

 Si può stare con il culo per terra ma poi la gente ti butta addosso quell’energia!…è per questo che i concerti non falliscono mai.

Panico

Ma non sempre per gli artisti l’esibirsi davanti a un pubblico è fonte di energia e di emozioni positive. Ad esempio Robbie Williams, che aprirà lo Sziget al day -1, ha ammesso nel  2009  di soffrire di:

Una tremenda forma di stage fright che peggiora con l’età. E’ terrificante, ma è un problema che voglio risolvere. Nel corso dell’ultimo tour certe serate erano facili, altre tremende: sul palco ho passato i peggiori attimi della mia vita. Mi spaventa a morte il fatto che più invecchi più questo problema peggiori.

Attacchi di panico talmente forti da averlo costretto in passato ad annullare alcuni live e a rimanere fermo per un periodo.Problema che ormai sembra aver superato tranquilli 😉

Far emergere l’incoscio

Per Eugene Hütz, leader dei Gogol Bordello,  esibirsi vuol dire  far emergere, tramite le sue canzoni,  l’identità più profonda di ognuno, arrivare alla

Liberazione da noi stessi in quanto gabbia chiusa di pensieri, liberazione dalle logiche principali che guidano il mondo.  Uno scatenare ciò che di più vero esiste dentro di noi. Celebrare la verità di ognuno di noi. Quello che siamo. Questa è vera rivoluzione!

Divertimento

Per il gruppo italiano Lo Stato Sociale salire sul palco è un modo per:

Divertirci e far divertire. Cerchiamo di mettere insieme tante cose, di ridere, di cantare e suonare, di affrontare anche argomenti più seri cercando di evitare di salire in cattedra, cerchiamo di dialogare con le persone che sono lì con noi. Cerchiamo di far stare bene chi viene ad un nostro concerto, che torni a casa più felice di quando è arrivato.

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Dimmi che cervello usi e ti dirò dove vai in vacanza

Quando siamo stressati dal lavoro, dalla quotidianità o dallo studio è bello e UTILE fantasticare sulle vacanze, sul meritato relax.

Ibiza Vs Budapest?

Meta più gettonata da oltre 20 anni per lasciarsi andare al divertimento, all’assuefazione dei timpani e alla perdizione brutale della coscienza dell’essere, è notoriamente Ibiza. Si riversano ogni anno nella celebre isola migliaia di giovani  fedeli,  ma anche agnostici convertiti, della tech-house pronti ad osannare i dj più celebri del panorama mondiale.

Ma da qualche anno si sta affermando sempre di più  come meta estiva un ormai famoso festival che si propone più che come una semplice alternativa, pur mantenendo alcune affinità con lo spirito della Isla, lo Sziget Festival.

Per sette giorni, dal 10 al 17 Agosto, a Budapest  ci si concentra sull’isola di Obuda portando sulle rive del Danubio colori, arte e i migliori artisti sia dell’emisfero elettronico che del  pop ma anche e soprattutto del rock, tanto rock (eccone alcuni e la lista è in crescita):
Kasabian
– Limp Bizkit
– Foals
Interpol
– Dropkick Murphys
– The Subways

Quale cervello usiamo per capire cosa fare?

Paul D. MacLean ha elaborato un modello della struttura e dell’evoluzione dell’encefalo, descrivendolo come  “Cervello uno e trino” perché vi ha individuato 3 formazioni anatomiche e funzionali principali che si sono sovrapposte ed integrate nel corso dell’evoluzione.
Sono:
– il più antico, il CERVELLO RETTILIANO (sede degli istinti meno coscienti)

– il MAMMALIANO ANTICO o SISTEMA LIMBICO (sede delle emozioni)

– Il MAMMALIANO RECENTE o Neocorteccia (sede della coscienza e della razionalità volontaria)

Secondo chi scrive mentre la musica elettronica per la sua modalità ipnotica del ritmo rimanda più al cervello rettiliano il pop e il rock integrano anche l’aspetto emotivo (l’armonia e la melodia) e l’aspetto razionale (le parole delle canzoni).

ATTENZIONE! In questo non c’è nessun giudizio di valore: non è che chi va a ballare è meno di chi va ad un concerto…sono bisogni che abbiamo tutti e che soddisfiamo come vogliamo!

Integrazione tra cervelli

Lo Sziget unisce l’elettronica, con il pop, il rock e anche la world musica.
Quindi: ogni cervello avrà la sua soddisfazione.

Dunque un festival che propone vari generi pronto a soddisfare le varie esigenze musicali e concentrare un esercito di ragazzi con diverse personalità ma uniti nel godersi tutto ciò che l’estate porta con sé.

Noi, chiaramente, già stiamo a Budapest! 😉

Date un’occhiata!

https://www.youtube.com/watch?v=k_JqgPOJBpA

Francesco Insogna + Romeo Lippi

Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Ho intervistato Gaspare Palmieripsichiatra e psicoterapeuta dell’Ospedale Privato Villa Igea (Modena) che da anni usa la musica per la cura delle patologie psichiatriche. Ha anche un gruppo musicale su temi psicologici, lo trovate qui.

Mi racconti come è nata l’idea di utilizzare la musica nei gruppi di terapia?

 

La musica è uno strumento molto potente per la capacità che ha di stimolare l’emotività, di procurare piacere e di favorire l’aggregazione. In particolare utilizziamo la canzone, che nel connubio tra musica e testo è uno strumento che può acquisire significati molto importanti e diversi da un individuo all’altro. Dovendo lavorare con persone affette da patologie psichiatriche gravi (come disturbi della personalità, disturbi dell’umore come depressione o attacchi di panico, abuso di sostanze), che spesso non riescono ad esprimere il proprio disagio attraverso la parola, la musica diventa un facilitatore in questo senso e in più ha un potere vivacizzante sul luogo di cura, dove i percorsi sono spesso lunghi e difficili.

Ci spieghi come funziona e come si svolgono gli incontri?

 

Il gruppo di ascolto che tengo settimanalmente  coinvolge le persone ricoverate. Le persone durante il ricovero fanno colloqui con psicoterapeuti, assumono terapie farmacologiche e partecipano ad altre attività di gruppo psicoeducative (regolazione emotiva, meditazione, etc.).
Il gruppo è una di queste attività; in ogni incontro:

1. ascoltiamo insieme 3 brani proposti dagli utenti, prevalentemente del repertorio cantautorale o pop italiano.

2. Durante l’ascolto di ogni brano chiedo di compilare una scheda in cui segnare pensieri, emozioni, immagini evocate dalla canzone e poi se ne discute in gruppo. Questo è un buon esercizio di riconoscimento e autosservazione degli stati emotivi, attività non sempre facile per persone affette da patologie psichiatriche gravi. Continua a leggere Come la musica cura le persone: parola di psichiatra

Perché i Ministri mangiano la terra?

La persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare è una malattia psichiatrica chiamata PICA (Nel Dsm V è inserito nella categoria dei disturbi alimentari e della ruminazione).

Oltre alla terra altre sostanze ingerite possono essere, ad esempio:

Carta
– Sapone
– Stoffa
– Capelli
– Gesso o talco

Ne parlano i Ministri in questo pezzo:

Quali sono i problemi connessi

Le conseguenze di tale pratica possono essere principalmente dei problemi all’apparato gastro-intestinale o infezioni.
Oltre un vissuto di vergogna o senso di colpa per chi lo mette in atto; infatti nel testo si dice:

Mi nascondevo per non farvi star male.

Perché si mangia la terra?

Non c’è un origine univoca: in alcuni casi si riporta ad un deficit di sali minerali (come il ferro) ma più spesso è collegato alla disabilità intellettiva (come l’autismo) o disturbi emotivi.
Il caso narrato dai Ministri sembra essere più legato ad un’area emotiva, come un disturbo ossessivo-compulsivo o del controllo degli impulsi (se fosse in un adulto).
La storia parla di un bambino a cui piace mangiare la terra, curioso di questa pratica, ma avvezzo a farla forse anche in situazioni di stress…ad esempio:

e ancora oggi
quando tu manchi
io mangio la terra

oppure

credevi che fosse tutto normale
ma io le cose non le voglio solo capire
io le cose le voglio mangiare
e nel mio stomaco entrava di tutto
le vostre sfuriate
la carta per fare i regali

Cioè sembra che quando i caregiver (presumibilmente i genitori) fossero assenti (“tu manchi”) oppure litigassero (“le vostre sfuriate”) il bambino si sentisse a disagio e compensasse tale sensazione negativa con l’ingestione della terra…un po’ come nella bulimia ci si abbuffa quando si è pieni di emozioni negative.

Incredibilmente quando ho intervistato i Ministri mi hanno detto che è una delle canzoni più citate dai loro fan!

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Francesco De Gregori non è la persona che pensi

è una proiezione!

Cos’è la proiezione?

In psicoanalisi, la proiezione è un meccanismo di difesa che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone.

Fritz Pearls mostra come tendiamo a proiettare o quello che non accettiamo di noi stessi o quello che vorremmo essere.
Non c’è da preoccuparsi lo facciamo tutti i giorni:

– In una persona che stimiamo proiettiamo la forza, l’intelligenza e il talento che non riusciamo ad esprimere; oppure proiettiamo una figura importante per noi: un padre, un maestro, una guida.

– In una persona che ci sta antipatica proiettiamo le nostre debolezze, rabbie, a volte morbose fantasie; come nel caso nel diverso, dell’antagonista o del traditore.

Proiezione = rockstar/popstar

I nostri miti sono proiezioni; cioè nell’amare la loro arte noi finiamo ad amare la persona; una persona che non conosciamo ma a cui attribuiamo molte caratteristiche positive; una star diventa bella, affascinante, simpatica, intelligente, DISPONIBILE, ricambia il nostro amore.

“Guarda che non sono io”

Così dice Francesco De Gregori ad un suo fan che lo ferma per strada e gli parla.
Ecco come il Principe “smonta” le proiezioni.

De Gregori si smitizza subito:

Guarda che non sono io quello che stai cercando 
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo 
Quello che ti perdona e ti capisce 
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce

Cioè io non sono quello che pensi, non sono un maestro, Gesù o un partner.

Guarda che non sono io la mia fotografia 

Quello lì è il mito, io sono un uomo normale, infatti il Principe conclude:

Scusami però non so di cosa stai parlando 
Sono qui con le mie buste della spesa 
Lo vedi, sto scappando 

Piccola esperienza personale con De Gregori

Una volta, prima di un concerto, chiedemmo a De Gregori di fare una foto con noi. Lui, ridendo, ci disse di no e se ne andò. Andammo via arrabbiati e imprecando contro di lui.
Eravamo vittime della proiezione: pensavamo che il nostro mito dovesse PER FORZA essere disponibile con noi.
Niente di più sbagliato.

Cosa puoi apprendere da questo

Uso spesso questa canzone, la faccio sentire alle persone che fanno un percorso di crescita con me; questo brano mi permette di spiegare loro le proiezioni.

Non esistono i miti, esistono gli uomini; i miti sono costruzioni narrative intorno a uomini.
Quindi, anche tu, essendo un essere umano hai un valore, non certo inferiore, a quello di una star

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