Psicologia di Bob Dylan: 6 perle tratte dal suo discorso per il Nobel

Ecco per voi alcuni stralci del discorso di Bob Dylan per la consegna del Nobel per la Letteratura 2016. In stampatello trovate i riferimenti psicologici e in corsivo citato le frasi di Dylan più salienti.

1. Importanza del modello di riferimento, della connessione empatica, dell’archetipo Jungiano.

Devo cominciare con Buddy Holly:  dal momento in cui lo ascoltai per la prima volta, percepii un legame, mi sentii connesso a lui come al fratello più grande che non avevo mai avuto.[…] Lui era l’archetipo.

2. Importanza della scuola, dell’apprendimento, della letteratura

Don Chisciotte, Ivanhoe, Robinson Crusoe, I Viaggi di Gulliver mi hanno dato un modo di guardare la vita, la comprensione della natura umana e un metro per giudicare le cose.[…]Questi libri entrarono nelle mie canzoni, inconsapevolmente

Moby Dick è un libro che ti fa fare delle domande a te stesso.[…]
Il Capitano Boomer ha perso un braccio per colpa della balena ma è grato di essere vivo, Il capitano Ahab non accetta di aver perso una gamba e, per avere vendetta, crea il suo disastro.[…]
Questo libro insegna come diversi uomini reagiscono in maniere diverse alla stessa esperienza. 

3. L’orrore della guerra traumatizza Dylan che diventa un fervente pacifista

“Niente di Nuovo sul fronte occidentale” è un libro che ti fa perdere il tuo stato di bambino: una volta eri un giovane innocente con il sogno di diventare un pianista, amavi la vita e il mondo; ora devi invece sparare per non essere eliminato.[…]Qualche generale o businessman ha deciso questa guerra e tu devi fare il lavoro sporco.[…]
Quando finii il libro, mi dissi che non avrei più letto un romanzo di guerra e così ho fatto.

4. L’importanza di casa, del luogo sicuro, del superamento delle difficoltà

“L’Odissea è la strana avventura di un uomo cresciuto che vuole tornare a casa dopo aver combattuto […]
Le cose che succedono ad Ulisse, a livello metaforico, sono quelle che succedono anche a te: qualcuno ti mette della droga nel bicchiere, a volte condividi il letto con la donna sbagliata, anche tu a volte sei incantato da voci “magiche”, nel sonno, anche tu vieni da lontano e a volte il vento è contro di te.[…]Ulisse torna migliore grazie alle sue disavventure […] ha imparato a controllare i suoi istinti e a canalizzare la sua rabbia nel momento giusto. Alla fine un uomo che non era nessuno riesce a sconfiggere tutti, anche il più forte, a sedersi con sua moglie e raccontare la SUA STORIA.

5. Tutto quello che è nell’inconscio prende forma e non importa se non capiamo subito il significato delle cose che facciamo

Cosa significano tutte queste storie che ho raccontato? Cosa significano questi libri che ho letto? Io e tanti altri cantautori siamo stati influenzati da questi stessi temi e possono significare tante cose diverse.

Una canzone viene a te: e questo è l’importante; non devo sapere per forza cosa significa qualcosa, ho scritto di tutto nelle mie canzoni e non mi preoccupo di cosa significhino; Se Melville ha messo l’Antico Testamento, riferimenti biblici, teorie scientifiche, la dottrina protestante e tutta la conoscenza sul mare in una sola storia, non devi preoccuparti neanche tu rispetto a cosa questo significhino le canzoni. Suona bene ed è questo che io voglio.

Cosa è importante? Quando Ulisse va a far visita negli inferi ad Achille, l’eroe che scelse al posto di una vita lunga e pacifica una morte onorevole in battaglia, ecco Achille dice ad Ulisse che sono tutti errori, lui è morto e non c’è onore, non c’è immortalità; Achille preferirebbe essere vivo, tutta la gloria non vale niente e se potesse tornare indietro vorrebbe essere il più umile dei braccianti vivo in una fattoria che un re nella terra dei morti.

6. L’arte come celebrazione della vita e come narrazione della memoria

Achille preferirebbe le difficoltà della vita che stare in un posto morto; ecco cosa sono le canzoni, le nostre canzoni sono vive nel mondo dei vivi; ma le canzoni non sono letteratura. Devono essere cantate non lette. Le parole delle commedie di Shakespeare devono essere recitate sul palco.
Proprio come le parole delle canzoni devono essere cantate, non lette sulla pagina. E mi auguro che alcuni di voi abbiano la possibilità di ascoltare queste parole come debbano essere ascoltate: in concerto oppure su disco.
Torno ancora a Omero che diceva: “Canta, o Musa, e attraverso me narra la storia.”

Qui trovate il discorso integrale letto da Dylan: 

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Pubblicato da

Romeo Lippi

Psicologo, Psicoterapeuta, Cantautore. Responsabile e fondatore del progetto "Lo Psicologo del Rock". Uso nella mia vita e nella mia professione l'integrazione tra canzoni e psicologia.