Scrivere canzoni perché non ci si può permettere la psicoterapia

“Ho Scritto questa canzone perché non potevo permettermi di andare da un terapeuta”

Questo quanto dichiarato dal frontman dei Darlia, emergente band inglese, per l’uscita del nuovo singolo.

Scrivere come catarsi, un modo quotidiano per gestire i demoni interiori

Ecco le parole del songwriter di questa traccia, Nathan Day:

Mi stupisce quanto brutalmente ti puoi aprire in una canzone e poi non stupirti di farla sentire al mondo;

è come camminare per strada con una scritta sulla testa che esprime quello che pensi segretamente e che non hai mai detto a nessuno.

Ho scritto questa canzone perché non potevo permettermi di andare in psicoterapia.
Sono fortunato: scrivere canzone è un meccanismo legittimato di coping (affrontare i problemi).

Non so che cazzo avrei fatto se non riuscivo a farlo. Non è in grado di rimanere qui però ( puntando il dito al cervello).

Lotta corpo-mente

L’ho scritta al piano, durante una battaglia con il mio corpo e la mia mente; sentivo come se entrambi andassero in pezzi e letteralmente crollarmi davanti ai miei occhi; e non avevo i soldi per ripararmi. Come una ‘bambola rotta’.

Credo che nessuno voglia parlare di come si sente perché si è spaventati dal giudizio della gente. Purtroppo, questa è parte del cazzo di problema. Anche io sono spaventato, ma questo è quello di cui parla la canzone, quindi Fanculo.

Quindi la psicoterapia non serve? Che figura ci facciamo noi psicologi?

Quando ho deciso di scrivere l’articolo mi sono detto: e che figura ci facciamo noi psicologi? Così diamo l’idea di essere inutili.

Poi mi sono ricordato uno dei principi importanti del mio lavoro: la psicoterapia è un acceleratore di cambiamento.
Anche perché il 55% del mutamento terapeutico è dovuto al paziente e ai suoi eventi di vita.

Magari la persona uscirà dall’ansia o dalla depressione da solo: invece di metterci qualche settimana o mese, ci metterà di più (un anno?). Mica è obbligato: quello che sappiamo è che la psicoterapia è efficace e ci fa guadagnare tempo.
Per il resto ognuno fa come vuole.
Magari incontrerà l’anima gemella.
O si trasferirà a fare il lavoro che ama.
O comincerà un percorso spirituale.
O metterà su i nuovi Radiohead o i nuovi Oasis.

E allora magari avrà i soldi per venire in Terapia (ci sono tanti servizi in Italia, praticamente gratuiti comunque).

Fare musica come coping

Mi ha stupito che il songwriter inglese abbiamo usato questa frase: “scrivere canzone è un meccanismo legittimato di coping”. 

Coping è un termine che noi psicologi usiamo per indicare le strategie che creiamo per gestire i nostri problemi, un termine tecnico.

Appunto uno dei principi del mio approccio, la Songtherapy, è usare le canzoni come simboli e manufatti per renderci la vita migliore.

Congruenze direi.

Anche NME consiglia di andare da uno specialista

Questo articolo prende spunto da un pezzo della rivista inglese NME: nell’articolo originale la redazione ha indicato i riferimenti, riguardo l’Inghilterra, per la cura dei disturbi mentali ed emotivi.

Inoltre c’era il link alla campagna di sensibilizzazione sui disturbi mentali in cui musicisti parlavano dei loro percorsi di successo terapeutico.

Come se NME volesse dire:

“Ok, scrivere canzoni; tieni presente comunque che c’è qualcuno che può darti un mano: queste sono le esperienze e questi i contatti”

Conclusioni

Scrivi e fai musica e mettici dentro tutti i tuoi demoni; questo è veramente efficace e bello.

Al contempo se stai nei guai con la tua testa e le tue emozioni c’è qualcuno che può farti vedere, sentire, provare come gestire meglio queste cose. In caso facci sapere e ti diamo qualche indicazione.

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Pubblicato da

Romeo Lippi

Psicologo, Psicoterapeuta, Cantautore. Responsabile e fondatore del progetto "Lo Psicologo del Rock". Uso nella mia vita e nella mia professione l'integrazione tra canzoni e psicologia.