Sangiorgi: il futuro della musica italiana tra emozioni e messaggi forti

Ho intervistato Giordano Sangiorgi (Coordinatore del MEI, Presidente AudioCoop e Portavoce Rete dei Festival); ho voluto chiedere ad una persona che ha il polso della musica indipendente italiana quali sono i driver della musica del futuro nel nostro Paese.

Secondo il Dr. Levitin, nella storia umana, per lungo tempo abbiamo fatto musica in maniera partecipativa: tutti facevano musica e tutti la ascoltavano. Con il continuo sviluppo tecnologico si tornerà a questo? Cosa pensi della musica del futuro?

Esattamente così, in maniera esponenziale: ancora più gente farà musica e ancora più gente la ascolterà, dappertutto e in ogni momento.

Ma si modificherà, si è già modificato e si sta modificando e si modifica in ogni momento sia il modo di farla che di ascoltarla. Così come di produrla e così come di diffonderla.

Un artista è il rappresentante di determinate emozioni che condivide con il suo pubblico. Quali sono gli artisti che secondo te esprimono le emozioni più forti?

Gli artisti capaci di andare con semplicità nel profondo sui temi sociali e politici da un lato e sui temi esistenziali dall’altro, inserendo modalità innovative nel parlarne, attuali e capaci di stare nei nostri tempi.

Questa traccia degli Stato Sociale è indicativa,una canzone che va con semplicità a esprimere emozioni forti sui temi sociali di oggi:

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Calcutta, ad esempio, va con semplicità a esprimere emozioni sul lato esistenziale di oggi:  Continua a leggere Sangiorgi: il futuro della musica italiana tra emozioni e messaggi forti

Canzoni che curano: la carta d’identità musicale

Nel mio lavoro di psicoterapeuta, tendo spesso a usare la musica: mi permette di creare un’empatia più veloce con il mio paziente e mi permette di capirlo, di conoscere le sue parti più intime.

Un esercizio che faccio spesso si chiama “carta d’identità musicale” cioè chiedo alla persona di indicarmi quali sono le sue 10 canzoni preferite, come lo/la fanno sentire e perché le ha scelte.
La capacità di simbolizzare le proprie esperienze in una canzone è un primo atto di contenimento del trauma, uscire dalla sofferenza per un po’ e guardarla trasfigurata fuori di sé, prendendone un po’ le distanze.

Ecco un video in cui la faccio fare ad un gruppo di adolescenti: 

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La carta d’identità musicale di una ragazza

Ve ne propongo una, è la lista di Anita (nome di fantasia); con Anita abbiamo lavorato molto con la musica anche perché usavamo spesso delle canzoni o delle frasi per:
– descrivere le sue sensazioni;
– per dare senso agli eventi;
– per dare un senso ai traumi.
La sua terapia adesso è conclusa, con ottimi risultati.
Ecco la sua lista e le sue parole (in rosso ci sono i commenti di Anita), non vi nascondo l’emozione quando ho visto che nella lista c’era anche una mia canzone (momento di narcisismo 🙂 )

1. Iron Sky (Paolo Nutini)

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Adoro la voce di Nutini, e secondo me in questa canzone ci ha messo l’anima. Per non parlare del video, estremamente toccante.

2. Arrivederci Tristezza (Brunori Sas)

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Mettere da parte la razionalità a volte fa bene, più facile a dirlo che a farlo per una che deve avere tutto sotto controllo. Ma, come dice Brunori, godersi un po’ di dolcezza non guasta, quando c’è.

3. La Pista Anarchica (I Ministri)

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“Hai mai visto un leone passare la sua vita a guardare i documentari sui leoni?” Non aggiungo altro.

4. Skinny Love (Bon Iver)

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Questa canzone parla di una relazione d’amore giunta palesemente al termine, ma che i due amanti cercano comunque di portare avanti. Credo sia capitato un po’ a tutti.

5. Chandelier (Sia)

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Mi piace il testo, la sua voce, la ragazzina che balla nel video e le emozioni che mi trasmette l’insieme ogni volta che l’ascolto.

6. Stagnola (Le Luci Della Centrale Elettrica)

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è stata la prima canzone di Vasco Brondi che ho ascoltato, e da lì ho scoperto l’indie italiano. Chi li capisce gli incubi dei pesci rossi?

7. La Linea (Le Ferite)

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Tolto che l’autore è stato il mio psicoterapeuta, mi ci sono ritrovata molto in un momento “critico” di un rapporto ormai finito. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare rotta, per salvare qualcosa di noi.

8. Curami (Cccp)

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Non è sempre facile ammettere di aver bisogno d’aiuto, figuriamoci implorarlo come Ferretti in questa richiesta-punk-straziante.

9. I Cacciatori (Tre Allegri Ragazzi Morti)

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Amo il modo in cui raccontano le storie, seppur crude, sono dolci e orecchiabili. Il ragazzo morto che parla nella canzone potrebbe rappresentare chi, che come me e altri giovani, si sente escluso e invisibile alla società.

10. Le foglie Appese (Colapesce)

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Non c’è un motivo preciso per cui l’ho scelta. Mi piace la melodia, l’idea di prendere un caffè ad Atlantide, e poi parla di panico. La musica è un ansiolitico senza effetti collaterali.

Che dire? Grazie ancora ad Anita!