Sangiorgi: il futuro della musica italiana tra emozioni e messaggi forti

Ho intervistato Giordano Sangiorgi (Coordinatore del MEI, Presidente AudioCoop e Portavoce Rete dei Festival); ho voluto chiedere ad una persona che ha il polso della musica indipendente italiana quali sono i driver della musica del futuro nel nostro Paese.

Secondo il Dr. Levitin, nella storia umana, per lungo tempo abbiamo fatto musica in maniera partecipativa: tutti facevano musica e tutti la ascoltavano. Con il continuo sviluppo tecnologico si tornerà a questo? Cosa pensi della musica del futuro?

Esattamente così, in maniera esponenziale: ancora più gente farà musica e ancora più gente la ascolterà, dappertutto e in ogni momento.

Ma si modificherà, si è già modificato e si sta modificando e si modifica in ogni momento sia il modo di farla che di ascoltarla. Così come di produrla e così come di diffonderla.

Un artista è il rappresentante di determinate emozioni che condivide con il suo pubblico. Quali sono gli artisti che secondo te esprimono le emozioni più forti?

Gli artisti capaci di andare con semplicità nel profondo sui temi sociali e politici da un lato e sui temi esistenziali dall’altro, inserendo modalità innovative nel parlarne, attuali e capaci di stare nei nostri tempi.

Questa traccia degli Stato Sociale è indicativa,una canzone che va con semplicità a esprimere emozioni forti sui temi sociali di oggi:

Calcutta, ad esempio, va con semplicità a esprimere emozioni sul lato esistenziale di oggi:  Continua a leggere Sangiorgi: il futuro della musica italiana tra emozioni e messaggi forti

Storie che varcano il confine tra musica e scienza

La musica è l’arte dell’organizzazione dei suoni nel corso del tempo e dello spazio.

La scienza è l’attività speculativa intesa ad analizzare, definire e interpretare la realtà sulla base di criteri rigorosi coerenti.

Musica E scienza. Continua a leggere Storie che varcano il confine tra musica e scienza

Ritrovare la memoria grazie alla musica? Ecco cosa dice un grande neurologo sull’Alzheimer

Autore: Dr. Romeo Lippi 

Da tempo la musicoterapia viene applicata con gli anziani, ad esempio con pazienti affetti da Alzheimer.

Volevo scrivere qualcosa su questo argomento ma poi ho visto che le parole di Oliver Sacks (neurologo famosissimo da poco scomparso, lo vedete giovane, fico e rock nella foto dell’articolo) dicevano tutto e mi sono limitato a riportarle:

“La musica sembra toccare certe corde della memoria e dell’emotività che altrimenti sarebbero per loro inaccessibili.”

“è davvero sorprendente vedere persone assenti e cupe reagire immediatamente alla musicoterapia o a una canzone familiare. All’inizio sorridono poi, in qualche modo, tengono il ritmo e alla fine lo seguono.
In un certo senso riconquistano quel periodo delle loro vite e quell’identità che avevano quando hanno ascoltato quelle canzoni per la prima volta.”

“Una cosa comune nei casi di Alzheimer è che i pazienti perdono la memoria degli eventi, la storia della propria vita, i propri ricordi, sembra che non riescano ad accedervi direttamente.
Ma i ricordi sono “racchiusi”, in parte, in cose come la musica; soprattutto per le canzoni che il malato conosceva e specialmente quelle che CANTAVA.”

E così il passato, che non è recuperabile in nessun altro modo, sembra essere custodito “nell’ambra della musica”. Le persone possono riconquistare un senso d’identità, almeno per un po’.

Secondo lo scienziato scomparso, la persona con demenza perde tutti i ricordi e anche l’uso del linguaggio ma tenderà a rispondere, a volte, alle canzoni, alla musica che riconosce familiare.

Le parti del cervello che elaborano gli stimoli sociali sono spesso contigue alle zone dedicate alla memoria, alle emozioni (leggi anche “Ecco perché quando ascoltiamo la musica proviamo piacere”).
Per questo le persone malate possono riavere la sensazione, almeno per un po’, della loro storia, della loro identità, dei loro ricordi.

Oliver Sacks, nel suo libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, afferma:

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita.
Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce un racconto e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. Ognuno di noi è un racconto peculiare, costruito di continuo, inconsciamente da noi, in noi e attraverso di noi- attraverso le nostre percezioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni; e non ultimo il nostro discorso.
L’uomo ha bisogno di questo racconto interiore continuo, per conservare la sua dignità e il suo sé.”

L’ultimo Tweet di Oliver Sacks è un video con un flashmob dell’Inno alla gioia, dalla Sinfonia n.9 di Beethoven.

Chissà se, quando sarò vecchio, Vasco e gli Oasis mi aiuteranno a ricordare chi sono.

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La musica aiuta 12 donne (troppo razionali) a sentirsi di più e a non parlare solo di “lui”

Mi chiamo Laura. Ho lavorato con una psicoterapeuta come osservatrice in un gruppo.

Le partecipanti erano tutte donne. Si lamentavano delle loro relazioni affettive. Estremamente razionali.

Razionali. Non si davano l’opportunità di sentirsi, non ascoltavano il proprio corpo e i segnali che il loro emisfero destro mandava.

Erano invece occupate a giudicare e razionalizzare eventi e/o persone causa del loro malessere. A parlare di “lui”, di “lei” invece che parlare di loro stesse. Era difficile farle aprire.

Guarda anche i miei video su youtube: 

La svolta con la musica

Abbiamo detto loro di dirci una canzone che amavano e che le rappresentava e l’abbiamo ascoltata insieme; insieme ci siamo date l’opportunità di fermarci e di stare, di sentire cosa stava accadendo mentre ascoltavamo le parole della canzone scelta e cosa succedeva nel corpo.

(Luca Carboni – Silvia lo sai traccia portata da una ragazza che aveva lasciato il fidanzato con problemi di eroina)

Il clima è così cambiato: abbiamo lasciato un clima giudicante per accogliere un clima empatico.

Abbiamo iniziato a riconoscere i sentimenti che venivano fuori da una “semplice” canzone, e ne sono usciti fuori altri ancora più antichi, che parlavano, finalmente, di loro e non degli altri!

(Gianna Nannini, Mura mura traccia indicata da una ragazza che aveva perso il papà da qualche mese)

Entrare in contatto col “magone”

Una signora esordì dicendo:

non riuscivo a capire da dove veniva questo magone, perché non gli davo sfogo! Sento questo magone nel petto…..non mi ascoltavo da molto tempo…

Da qui l’incontro è divenuto più intimo, privo di giudizi, accogliente e con una consapevolezza diversa, perché c’è stato un “contatto” con l’Io, e non con i semplici fatti.

Si è capita l’importanza di dare ascolto al proprio corpo, attraverso la musica, per poter avere una consapevolezza diversa degli eventi.

(Ornella Vanoni, Domani è un Altro Giorno questa la portò una donna molto insoddisfatta della sua vita, tradita dal marito, divorziata e con tanti rimpianti-problemi anche con i figli)

Grazie, emisfero destro!

Autrice: Laura Medici

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Scopri quali emozioni provano le star davanti a migliaia di persone

I concerti sono sicuramente il modo migliore per incontrare la musica. Si stabilisce un feeling diretto tra artista e pubblico. L’atmosfera che si crea sotto e sopra il palco amplifica esponenzialmente le emozioni.

D’altronde, psicologicamente, dare e ricevere emozioni e creare relazioni sono i principali motivi per cui si fa e si ascolta musica.

Partecipare a un festival che dura più giorni equivale ad una abbuffata di sensazioni.
Ma mettiamoci nei panni degli artisti. Saranno supereroi invincibili, figure mitologiche o  sono semplici esseri umani anche loro? Cosa significa esibirsi davanti a migliaia di persone in delirio?

Vediamo cosa hanno detto i protagonisti dello Sziget 2015 in alcune interviste del passato:

Adrenalina

Per Sergio Pizzorno, chitarrista e compositore dei Kasabian, i concerti sono un’occasione per:

Mettere insieme più persone possibili per dargli una serata incredibile, dargli una notte speciale o ispirarli con le parole, forse poi anche loro desidereranno essere in una band o fare magari dei film. Mettere insieme tanta gente che canta è incredibile!

E per quanto riguarda invece il proprio stato d’animo aggiunge:

 Si può stare con il culo per terra ma poi la gente ti butta addosso quell’energia!…è per questo che i concerti non falliscono mai.

Panico

Ma non sempre per gli artisti l’esibirsi davanti a un pubblico è fonte di energia e di emozioni positive. Ad esempio Robbie Williams, che aprirà lo Sziget al day -1, ha ammesso nel  2009  di soffrire di:

Una tremenda forma di stage fright che peggiora con l’età. E’ terrificante, ma è un problema che voglio risolvere. Nel corso dell’ultimo tour certe serate erano facili, altre tremende: sul palco ho passato i peggiori attimi della mia vita. Mi spaventa a morte il fatto che più invecchi più questo problema peggiori.

Attacchi di panico talmente forti da averlo costretto in passato ad annullare alcuni live e a rimanere fermo per un periodo.Problema che ormai sembra aver superato tranquilli 😉

Far emergere l’incoscio

Per Eugene Hütz, leader dei Gogol Bordello,  esibirsi vuol dire  far emergere, tramite le sue canzoni,  l’identità più profonda di ognuno, arrivare alla

Liberazione da noi stessi in quanto gabbia chiusa di pensieri, liberazione dalle logiche principali che guidano il mondo.  Uno scatenare ciò che di più vero esiste dentro di noi. Celebrare la verità di ognuno di noi. Quello che siamo. Questa è vera rivoluzione!

Divertimento

Per il gruppo italiano Lo Stato Sociale salire sul palco è un modo per:

Divertirci e far divertire. Cerchiamo di mettere insieme tante cose, di ridere, di cantare e suonare, di affrontare anche argomenti più seri cercando di evitare di salire in cattedra, cerchiamo di dialogare con le persone che sono lì con noi. Cerchiamo di far stare bene chi viene ad un nostro concerto, che torni a casa più felice di quando è arrivato.

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