22 canzoni sulla droga [dai Doors a De Andrè agli Afterhours]

Noi dello Psicologo del Rock sappiamo che la droga fa male; al contempo dobbiamo trattare questo tema come un ambito in cui l’essere umano adulto ha libertà di scelta; libera scelta che deve essere supportata da informazioni adeguate e colloqui con persone preparate sul tema e che non affrontino l’argomento  in maniera semplicista.

Molti dei ragazzi che incontriamo nelle scuole, molti adulti che incontriamo a studio fanno un uso non solo “ludico” ma “medico” delle sostanze: si fanno per dormire, per gestire l’ansia, per sfuggire ai problemi e alle loro pressioni interne e esterne, per vincere la timidezza, per sentirsi sicuri.

L’obiettivo di noi psicologi è quello di far capire e poi far sperimentare delle esperienze di vita in cui la persona possa comprendere che può affrontare le sue difficoltà senza l’uso di sostanze, attraverso tecniche più salutari e attraverso le proprie risorse interne.

Cos’è la droga?

I termini “tossicodipendenza” o “tossicomania” rimandano ad una grave condizione patologica in cui l’individuo che ne è affetto percepisce l’urgente necessità di assumere una data sostanza indipendentemente dal danno fisico, psicologico e sociale che questa gli provoca.

Elementi comuni nella tossicodipendenza sono l’astinenza, provocata dalla sospensione improvvisa della sostanza, e la tolleranza, in cui l’organismo richiede una dose sempre maggiore di quella data droga per raggiungere l’effetto tanto desiderato.

Le sostanze stupefacenti comunemente dette droghe sono sostanze farmacologicamente attive, in cui è presente un agente chimico che produce effetti sul nostro organismo, alterando e modificando le nostre normali funzioni biologiche, psicologiche e mentali.

Tutte le droghe agiscono sul nostro cervello, modificando il nostro umore, i processi cognitivi (vigilanza, attenzione, memoria), le nostre percezioni sensoriali (visive, uditive, corporee) ed i nostri comportamenti e provocano temporanee, ma spesso irreversibili, modificazioni delle funzioni cerebrali. Di seguito troverete un breve elenco delle sostanze psicoattive più comuni:

  • Oppio e derivati oppiacei (morfina, eroina, metadone ecc.)
  • Foglie di Coca e derivati (cocaina ecc..)
  • Anfetamina e derivati anfetaminici (ecstasy e designer drugs)
  • Allucinogeni (dietilammide dell’acido lisergico – LSD, mescalina, psilocibina, fenciclidina, ketamina ecc.)
  • Cannabis
  • Barbiturici
  • Benzodiazepine
  • Alcol

Molte sono state le vittime illustri di queste sostanze tra cui Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Amy Winehouse e molti altri ne hanno fatto uso: Rolling Stones, The Beatles, Velvet Underground, Oasis anche artisti italiani come Vasco Rossi e gli Afterhours.

La tossicodipendenze e le sostanze stupefacenti sono state citate molte volte nei pezzi musicali indipendentemente dall’uso o meno che ne facevano gli artisti, e molte di queste canzoni sono rimaste nella storia della musica. Non è un caso: infatti secondo lo psicologo Farber il tema della trasgressione (che contiene sesso, droga e soldi) è uno dei 5 principali argomenti del rock.

ATTENZIONE: l’articolo non vuole essere un inno, un’incitazione alla droga ma una descrizione di come vari autori hanno trattato questo tema.

1. JEFFERSON AIRPLANE – WHITE RABBIT

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La musica aiuta 12 donne (troppo razionali) a sentirsi di più e a non parlare solo di “lui”

Mi chiamo Laura. Ho lavorato con una psicoterapeuta come osservatrice in un gruppo.

Le partecipanti erano tutte donne. Si lamentavano delle loro relazioni affettive. Estremamente razionali.

Razionali. Non si davano l’opportunità di sentirsi, non ascoltavano il proprio corpo e i segnali che il loro emisfero destro mandava.

Erano invece occupate a giudicare e razionalizzare eventi e/o persone causa del loro malessere. A parlare di “lui”, di “lei” invece che parlare di loro stesse. Era difficile farle aprire.

Guarda anche i miei video su youtube: 

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La svolta con la musica

Abbiamo detto loro di dirci una canzone che amavano e che le rappresentava e l’abbiamo ascoltata insieme; insieme ci siamo date l’opportunità di fermarci e di stare, di sentire cosa stava accadendo mentre ascoltavamo le parole della canzone scelta e cosa succedeva nel corpo.

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(Luca Carboni – Silvia lo sai traccia portata da una ragazza che aveva lasciato il fidanzato con problemi di eroina)

Il clima è così cambiato: abbiamo lasciato un clima giudicante per accogliere un clima empatico.

Abbiamo iniziato a riconoscere i sentimenti che venivano fuori da una “semplice” canzone, e ne sono usciti fuori altri ancora più antichi, che parlavano, finalmente, di loro e non degli altri!

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(Gianna Nannini, Mura mura traccia indicata da una ragazza che aveva perso il papà da qualche mese)

Entrare in contatto col “magone”

Una signora esordì dicendo:

non riuscivo a capire da dove veniva questo magone, perché non gli davo sfogo! Sento questo magone nel petto…..non mi ascoltavo da molto tempo…

Da qui l’incontro è divenuto più intimo, privo di giudizi, accogliente e con una consapevolezza diversa, perché c’è stato un “contatto” con l’Io, e non con i semplici fatti.

Si è capita l’importanza di dare ascolto al proprio corpo, attraverso la musica, per poter avere una consapevolezza diversa degli eventi.

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(Ornella Vanoni, Domani è un Altro Giorno questa la portò una donna molto insoddisfatta della sua vita, tradita dal marito, divorziata e con tanti rimpianti-problemi anche con i figli)

Grazie, emisfero destro!

Autrice: Laura Medici

John Lennon: infanzia, psicoterapia e “dipendenza” da Yoko Ono

John Lennon è stato un personaggio cardine non solo della musica ma anche della società del ‘900.
Ma dietro la maschera del Beatle spaccone o quella del profeta della pace si celava una persona fragile, insicura, tormentata.

Le origini del male

Il padre di John si allontanò da lui in tenera età: John visse questa distanza come un abbandono. Venne presto assegnato alle amorevoli ma severe cure della zia materna, pur vedendo regolarmente la madre Julia. Lo zio George (figura maschile che sostituiva il padre) morì quando John aveva 11 anni. La madre Julia fu vittima di un incidente stradale quando lui era adolescente (17 anni).
La sua vita fu quindi segnata da PERDITE; lasciando un’indelebile traccia in lui.

Aiuto!

John era già famoso quando scrisse Help, canzone che dietro il ritmo allegro celava una vera e propria richiesta d’aiuto.

Non ho più tanta fiducia in me
Spesso mi sento così insicuro
Aiutami a rimettermi in piedi
Per favore, non potresti aiutarmi? 

Come dichiarò inseguito “Ero grasso e depresso e stavo invocando aiuto. Per davvero.”

Hai già visto il mio video su come auto-aiutarsi? Eccolo. 

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Dalla droga alla spiritualità

Il bisogno di comprendere, di sapere, di AVERE RISPOSTE, prese varie forme: all’inizio nell’esplorazione della marijuana, poi nelle visioni indotte da LSD, fino ai viaggi in India e la devozione ai santoni dello spirito.

Psicoterapia: la scoperta di sé

L’eroina aveva fatto la comparsa nella vita di Lennon.
Yoko Ono passò un libro a John, era di uno psicoterapeuta californiano Arthur Janov: parlava della sua nuova forma di cura chiamata Primal Therapy. John se ne innamorò subito e cominciò a seguire un percorso.
Il terapeuta trovò in John

una spaventosa mancanza di tenerezza

John stesso faceva progressi, e dichiarò

Sei costretto a renderti conto del tuo dolore […] la maggior parte della gente scarica il proprio dolore attraverso Dio, la masturbazione o qualche sogno di successo… Io ho iniziato a guardare in faccia la realtà anziché andare sempre alla ricerca di una specie di Paradiso. 

Da questo percorso nacquero le canzoni del suo primo LP da solista, intriso di tematiche psicologiche.

Yoko Ono: amore o dipendenza?

John non poté proseguire il percorso poiché il suo terapista erano tornato in USA e lui aveva problemi col visto; lo stesso terapeuta pensava che John avesse ancora molta strada da fare, era ancora un “bambino spaventato“.

John allora si rifugiò ancora di più nel suo rapporto di FUSIONE con Yoko Ono: compagna non solo di vita ma ormai inscindibile partner lavorativo che compariva insieme a lui in tutte le produzioni e in tutte le interviste.

A lungo si è scritto se questa relazione fu l’origine della fine dei Beatles; ma una cosa è certa: John visse un legame che non aveva mai sentito; talmente era alta la PAURA di perderla che egli era affetto da patologica GELOSIA, passavano 24 ore al giorno insieme; quando Yoko forzò una separazione, “spedendolo” a Los Angeles, lui visse di nuovo l’ABBANDONO, ricadendo nell’alcol e invocandola tutte le sere al telefono di farlo tornare da LEI.

A voi la considerazione se fu amore o dipendenza…o entrambi.

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