Come la musica mi ha aiutato nella vita (la “terapia” di Raffaella)

Raffaella non è una mia paziente. Mi ha scritto sulla pagina Facebook e mi ha raccontato la sua storia. Era una storia troppo bella e quindi le ho chiesto di scriverla. Eccola per voi. Spero che vi emozionerà come ha emozionato me. 

Cominciare dall’inizio

Lo Psicologo del Rock mi ha chiesto di scrivere un articolo sul mio rapporto con la musica, su come mi ha aiutata nella vita.

Allora mi sembra giusto cominciare dall’inizio: come in tutte le storie più banali non può mancare l’infanzia triste di una bambina che troppo presto ha dovuto salutare l’unica persona di cui si fidasse veramente, mio nonno.

Con lui probabilmente sono nate le mie due passioni più grandi: la musica e la mia città.

A dire il vero ero molto piccola quando lui è morto (6 anni) e forse le mie più grandi passioni sono le uniche due cose che ricordo di aver vissuto con lui. Fatto sta che dopo la sua morte dentro di me è nata la paura della solitudine.

I miei genitori erano troppo presi dalle loro insoddisfazioni come persone e come coppia,  per rendersi conto che dietro di loro c’ero io, ma io sapevo come prendermi i miei momenti di felicità.

Mio padre suonava il pianoforte,

Continua a leggere Come la musica mi ha aiutato nella vita (la “terapia” di Raffaella)

Cosa ci insegna David Bowie (sulla vita e sulla morte)

Il 10 Gennaio 2016, ci ha lasciato all’età di 69 anni David Robert Jones, in arte David Bowie.

L’artista ha trasformato la sua vita in arte: ogni suo album può rappresentare una fase di vita e la sua ultima opera, Blackstar, può rappresentarne la fine. 

Anche questa volta il Duca ha colpito: album inaspettato, caratterizzato da sfumature e sonorità tetre e oniriche.

Un album che può essere molto utile a livello psicologico, che può aiutare ad avvicinarsi al tema difficile della nostra dipartita (e che può spingerci a vivere in maniera più piena i nostri giorni).

Il tema predominante di questo lavoro è la morte, che torna in quasi tutti i testi delle canzoni e in toni molto concreti, soprattutto dopo una lettura e ascolto post-mortem.

Bowie appare, nei video, fortemente invecchiato e dimagrito; ciò nonostante non era minimamente sospettata dai fan la sua malattia. Continua a leggere Cosa ci insegna David Bowie (sulla vita e sulla morte)

16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Non sono un medico.
Come psicologo e psicoterapeuta non posso prescrivere farmaci, tantomeno dare dei “consigli” su modalità e dosaggi; tuttavia mi trovo a contatto con la farmacologia perché a volte i miei pazienti assumono: cerco di collaborare con i medici per la salute delle persone e per trovare la migliore terapia possibile.

Cosa penso dei farmaci? Semplice: bisogna vedere che senso clinico hanno, quale obiettivo, per quale malattia, se vengono presi a casaccio o c’è un monitoraggio medico su di essi. Continua a leggere 16 canzoni sugli psicofarmaci [dai Nirvana a Battiato]

Immaginare una canzone è (quasi) come sentirla [RICERCA]

Quali circuiti cerebrali usiamo per l’ascolto e l’immaginazione della musica? Ricercatori americani e canadesi (Zatorre, Halpern,Perry,Meyer e Evans, 1996) si posero questa domanda.

Continua a leggere Immaginare una canzone è (quasi) come sentirla [RICERCA]

Ritrovare la memoria grazie alla musica? Ecco cosa dice un grande neurologo sull’Alzheimer

Autore: Dr. Romeo Lippi 

Da tempo la musicoterapia viene applicata con gli anziani, ad esempio con pazienti affetti da Alzheimer.

Volevo scrivere qualcosa su questo argomento ma poi ho visto che le parole di Oliver Sacks (neurologo famosissimo da poco scomparso, lo vedete giovane, fico e rock nella foto dell’articolo) dicevano tutto e mi sono limitato a riportarle:

“La musica sembra toccare certe corde della memoria e dell’emotività che altrimenti sarebbero per loro inaccessibili.”

“è davvero sorprendente vedere persone assenti e cupe reagire immediatamente alla musicoterapia o a una canzone familiare. All’inizio sorridono poi, in qualche modo, tengono il ritmo e alla fine lo seguono.
In un certo senso riconquistano quel periodo delle loro vite e quell’identità che avevano quando hanno ascoltato quelle canzoni per la prima volta.”

“Una cosa comune nei casi di Alzheimer è che i pazienti perdono la memoria degli eventi, la storia della propria vita, i propri ricordi, sembra che non riescano ad accedervi direttamente.
Ma i ricordi sono “racchiusi”, in parte, in cose come la musica; soprattutto per le canzoni che il malato conosceva e specialmente quelle che CANTAVA.”

E così il passato, che non è recuperabile in nessun altro modo, sembra essere custodito “nell’ambra della musica”. Le persone possono riconquistare un senso d’identità, almeno per un po’.

Secondo lo scienziato scomparso, la persona con demenza perde tutti i ricordi e anche l’uso del linguaggio ma tenderà a rispondere, a volte, alle canzoni, alla musica che riconosce familiare.

Le parti del cervello che elaborano gli stimoli sociali sono spesso contigue alle zone dedicate alla memoria, alle emozioni (leggi anche “Ecco perché quando ascoltiamo la musica proviamo piacere”).
Per questo le persone malate possono riavere la sensazione, almeno per un po’, della loro storia, della loro identità, dei loro ricordi.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Oliver Sacks, nel suo libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, afferma:

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita.
Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce un racconto e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. Ognuno di noi è un racconto peculiare, costruito di continuo, inconsciamente da noi, in noi e attraverso di noi- attraverso le nostre percezioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni; e non ultimo il nostro discorso.
L’uomo ha bisogno di questo racconto interiore continuo, per conservare la sua dignità e il suo sé.”

L’ultimo Tweet di Oliver Sacks è un video con un flashmob dell’Inno alla gioia, dalla Sinfonia n.9 di Beethoven.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Chissà se, quando sarò vecchio, Vasco e gli Oasis mi aiuteranno a ricordare chi sono.

Iscriviti ai miei contenuti gratuiti:

Iscriviti alla mia newsletter

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"