La musica aiuta 12 donne (troppo razionali) a sentirsi di più e a non parlare solo di “lui”

Mi chiamo Laura. Ho lavorato con una psicoterapeuta come osservatrice in un gruppo.

Le partecipanti erano tutte donne. Si lamentavano delle loro relazioni affettive. Estremamente razionali.

Razionali. Non si davano l’opportunità di sentirsi, non ascoltavano il proprio corpo e i segnali che il loro emisfero destro mandava.

Erano invece occupate a giudicare e razionalizzare eventi e/o persone causa del loro malessere. A parlare di “lui”, di “lei” invece che parlare di loro stesse. Era difficile farle aprire.

Guarda anche i miei video su youtube: 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

La svolta con la musica

Abbiamo detto loro di dirci una canzone che amavano e che le rappresentava e l’abbiamo ascoltata insieme; insieme ci siamo date l’opportunità di fermarci e di stare, di sentire cosa stava accadendo mentre ascoltavamo le parole della canzone scelta e cosa succedeva nel corpo.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

(Luca Carboni – Silvia lo sai traccia portata da una ragazza che aveva lasciato il fidanzato con problemi di eroina)

Il clima è così cambiato: abbiamo lasciato un clima giudicante per accogliere un clima empatico.

Abbiamo iniziato a riconoscere i sentimenti che venivano fuori da una “semplice” canzone, e ne sono usciti fuori altri ancora più antichi, che parlavano, finalmente, di loro e non degli altri!

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

(Gianna Nannini, Mura mura traccia indicata da una ragazza che aveva perso il papà da qualche mese)

Entrare in contatto col “magone”

Una signora esordì dicendo:

non riuscivo a capire da dove veniva questo magone, perché non gli davo sfogo! Sento questo magone nel petto…..non mi ascoltavo da molto tempo…

Da qui l’incontro è divenuto più intimo, privo di giudizi, accogliente e con una consapevolezza diversa, perché c’è stato un “contatto” con l’Io, e non con i semplici fatti.

Si è capita l’importanza di dare ascolto al proprio corpo, attraverso la musica, per poter avere una consapevolezza diversa degli eventi.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

(Ornella Vanoni, Domani è un Altro Giorno questa la portò una donna molto insoddisfatta della sua vita, tradita dal marito, divorziata e con tanti rimpianti-problemi anche con i figli)

Grazie, emisfero destro!

Autrice: Laura Medici

I mostri che abbiamo dentro descritti da un grande cantautore scomparso

Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.

Così inizia la geniale trattazione dell’inconscio composta e eseguita da Giorgio Gaber ne “I mostri che abbiamo dentro”; attraverso suoni tribali, cupi e onirici l’artista guida piano piano l’ascoltatore all’interno di un viaggio introspettivo di cui tutti diventiamo protagonisti.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Cos’è l’inconscio?

Trovando le sue radici già nei pensieri degli antichi greci, il concetto di inconscio prende campo con la nascita della psicoanalisi agli inizi del ‘900.

L’inconscio raccoglie tutti quegli elementi della vita psichica e affettiva che vi sono stati relegati perché troppo dolorosi e/o inaccettabili e, quindi, non accessibili alla coscienza.

In che modo le forze inconsce influenzano la nostra vita

Nella pratica clinica con i pazienti è evidente come le forze inconsce influenzino l’agire e il sentire delle persone senza che queste se ne rendano conto.

Ad esempio, i contenuti inconsci non elaborati sono quelli che ci spingono ad agire in modo che ci accadano sempre le stesse cose, che ci fanno innamorare sempre dello stesso tipo di persone portandoci in un vortice di relazioni fallimentari e che ci mettono continuamente davanti alle medesime frustrazioni.

Per quanto la nostra coscienza possa lavorare allo scopo di tenere sotto controllo le nostre forze sotterranee, prima o poi queste troveranno il modo di emergere.

https://instagram.com/p/8wOKR8O27d/?tagged=gaber

Inutile nascondersi. 

 I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti. 

 Quando l’inconscio ci indica che dobbiamo chiedere aiuto

Incubi ricorrenti, ansie non appropriate al contesto, attacchi di panico, somatizzazioni fisiche, alterazioni del tono dell’umore sono alcune tra le principali sintomatologie che ci indicano che qualcosa nella nostra vita cosciente è in dissonanza con la nostra essenza più profonda.

Articolo della Dr. ssa Silvia Pieri 

 

Dario Rossi: come il Bambino comunica con il suono degli oggetti

In Analisi Transazionale, una forma di psicoterapia, il Bambino è uno dei 3 stati dell’Io (insieme al Genitore e all’Adulto) e rappresenta la nostra parte più antica, pulsionale, emotiva e creativa; rappresenta anche quello che rimane dentro di noi della nostra infanzia quando cresciamo.

Stavo con Francesco (il mio social media manager) allo Sziget e abbiamo incontrato Dario Rossi per caso mentre camminavamo; gli abbiamo chiesto subito un’intervista.

Dario Rossi suona gli oggetti in giro per il mondo. Se lo cercate ha milioni di views su Youtube.

https://www.youtube.com/watch?v=8ZC0WHcQFEg

Mi ha dato l’impressione di un bambino che parla, emozionandosi, dei suoi giochi preferiti; al contempo il suo Adulto mi sembra molto consapevole di cosa vuole farci con questi giochi.

Qui allo Sziget siamo in una situazione in cui la spontaneità la fa da padrona. Mi sembra che anche la tua scelta artistica sia profondamente viscerale. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato ad abbandonare la figura classica del batterista da band e intraprendere questo nuovo percorso?

Io ho sempre avuto un forte interesse per la musica elettronica e sperimentale piuttosto che per la musica rock/pop. Fare il batterista in una band mi stava un po’ stretto: regole, strutture delle canzoni, gerarchie che non mi piacevano. Spesso un batterista in una band accompagna più che creare. Per esprimermi con la musica avevo bisogno di farlo in maniera mia, libera da certi schemi.

Mi sono detto “trova il tuo modo, trova la tua strada”.

Dario Rossi in versione "inner child"
Dario Rossi in versione “inner child”

C’è stato un momento specifico in cui hai avuto questa intuizione?

In realtà la passione per il suono degli oggetti era qualcosa che mi apparteneva sin da quando ero piccolo: mi piaceva ascoltare i suoni delle cose, anche quelli prodotti dalle macchine, dai frigoriferi, dai ventilatori.
Nel mentre ascoltavo le musicassette dei miei genitori: c’era molta elettronica negli anni ‘80 e ponevo attenzione alle batterie elettroniche e ai sintetizzatori.

Non sapevo che ci fossero macchine per creare questi suoni quindi mi divertivo a riprodurli utilizzando oggetti di uso comune; a 6/7 anni già avevo una batteria composta di oggetti.

Era un mio modo di comunicare, tipico della mia infanzia.

Ma a Londra, 4 anni fa, è partito il mio esperimento di suonare in strada.

Ero lì per lavorare e migliorare il mio inglese; vedevo intanto parecchi artisti che suonavano in strada; ma non avevo uno spazio dove farlo;

mi sono detto:

“adesso il mio spazio me lo creo”.

Così l’ultimo giorno della mia permanenza prima di tornare in Italia, ho fatto una borsa di oggetti e ho suonato. Poi sono tornato in Italia.

Ho continuato a migliorare il mio set, per trovare il suono che cercavo, ma lo facevo per gioco, non ci credevo troppo.

Suonavo ogni tanto in qualche festa di paese.

Sono andato a Berlino. Ho suonato anche lì. Un ragazzo mi ha ripreso e mi ha messo su Youtube. 1 milione di views in 1/2 settimane.

La mia pagina Facebook ha cominciato a ricevere mi piace, messaggi e complimenti a profusione. Da tutto il mondo.

Io non mi sentivo pronto: trasformare un mio linguaggio infantile in qualcosa che mi potesse dare lavoro non era nei miei piani.

Ora ci sto puntando e mi sembra che rappresenti l’integrazione tra la mia infanzia e il mio presente.

Dario Rossi @Sziget
Dario Rossi @Sziget

C’è una forma di ossessione nella tua arte?

C’è un po’ di ossessione, sì; ma ossessione è un termine negativo;

io ho semplicemente preso una parte di me,

perché dentro di noi ci sono diversi parti, e ho scelto di usarla e comunicare con gli altri.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Ci sono momenti di down?

Qualche volta succede. Suonare davanti a tante persone, a tante persone diverse tra loro, ti espone a tanti tipi di energie diverse. Se sei una persona sensibile, percepisci tutte queste energie. Di conseguenza quando suono, posso essere carichissimo o meno.

Inoltre quando viaggi da solo, ci sono dei momenti in cui ti senti un po’ solo.

A volte le persone che ti passano davanti lo fanno solo per un attimo, storie che ti passano veloci davanti e non hai tempo per capire.

Il mio lavoro è fatto di un passaggio spesso molto veloce tra la grande condivisione e la solitudine.

Tuttavia sento di poter sostenere tutto questo perché vengo da un passato in cui sono stato isolato dagli altri: sono abituato.

Social network: come li utilizzi e cosa consigli?

Facebook va usato in maniera intelligente. È gratis e se fai un lavoro artistico è utile per promuoverti. Tuttavia è importante non farsi risucchiare.

Non cadere nel tranello “ho seguito, ho la foto con 1000 like, sono bello”.

Il successo non è la chiave della felicità; la felicità è fare quello che ti piace e poterci vivere.

Non dipende dall’approvazione degli altri. Il social potrebbe darti l’illusione che il tuo “prodotto” funzioni e dopo vai avanti solo per cercare approvazione.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Ci racconti qualche momento di contatto emotivo forte con i tuoi spettatori?

La differenza tra suonare in un locale e in strada sta nelle persone: mentre nel locale c’è una selezione, in strada questo non c’è. Nel locale c’è qualcuno/qualcosa che seleziona le persone,

in strada sono le persone che selezionano te.

Mi capita di vedere persone molto diverse che ballano: a Barcellona un signore anziano ballava con il suo bastone.

La strada rende veramente fruibile la musica a chiunque la voglia ascoltare. Una volta una ragazza mi è venuta a stringere la mano in lacrime e mi ha detto: “per favore continua a fare quello che fai”.

Sulla strada, a differenza del locale, il contatto è estremo.

Applausi, abbracci, la gente si emoziona, vuole fare le foto. Estremamente bello.

Le tue creazioni come nascono: è un aspetto cognitivo o viscerale/emotivo?

Seguo delle logiche della musica tecno: dinamiche che salgono e scendono. Poi ci improvviso dentro. Seguo un’onda. Direi che ho una linea guida ma poi quando parto, entro dentro la musica e improvviso. Faccio parte di quella dimensione sonora e seguo il flusso.

Ed è bellissimo quando mi rendo conto che la gente entra a far parte di questa dimensione.

Dario Rossi durante l'intervista con lo psicologo del rock (io) @Sziget
Dario Rossi durante l’intervista con lo psicologo del rock (io) @Sziget

Cosa ti aspetti dal futuro?

Sto lavorando per farmi delle basi, per poter continuare a fare questo. Ma non è detto che la forma rimarrà per forza questa.

Mi piacerebbe creare un’etichetta; fare musica integrando le sonorità che ho io. Unire le sonorità fredde con quelle calde.

I suoni nella musica elettronica sono standard. Vorrei dare una svolta a modo mio.

Magari altre persone la pensano come me.

Fare una tecno più sciamanica, più tribale, più concreta.

Intervista a cura del Dr. Romeo Lippi
Foto di: Francesco Maria Insogna

 

 

 

 

 

6 canzoni che parlano del rapporto con la mamma

La madre è la nostra origine, non a caso diciamo “Madre Terra”, nasciamo dentro e fuori di lei, è la prima persona che si prende cura di noi e spesso lo fa per tutta la vita, è spesso l’ultima parola che si dice prima di morire.

Il rapporto con la mamma permea tutta la vita e oltre; ogni età, ogni ciclo di vita apporta dei cambiamenti al modo in cui ci interfacciamo con lei.

Durante le sedute esploro spesso il rapporto madre-figlio del mio paziente…perché non usare la musica?

1. La madre assente (John Lennon – Mother)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

John Lennon fu affidato alla zia quando era un preadolescente e frequentò la madre occasionalmente, fino alla sua morte che avvenne quando il cantante aveva 17 anni.

Dopo un periodo di psicoterapia, le angosce per la mancanza della figura materna si materializzarono in questa invocazione struggente, prima di abbandonare il dolore e fare la propria vita.

Madre, mi avevi ma io non ti ho mai avuta
Ti volevo ma tu non volevi me,
Quindi devo dirti
Addio, addio

2. La fusione (Beniamino Gigli – Mamma)

Continua a leggere 6 canzoni che parlano del rapporto con la mamma

Canzoni che curano: la carta d’identità musicale

Nel mio lavoro di psicoterapeuta, tendo spesso a usare la musica: mi permette di creare un’empatia più veloce con il mio paziente e mi permette di capirlo, di conoscere le sue parti più intime.

Un esercizio che faccio spesso si chiama “carta d’identità musicale” cioè chiedo alla persona di indicarmi quali sono le sue 10 canzoni preferite, come lo/la fanno sentire e perché le ha scelte.
La capacità di simbolizzare le proprie esperienze in una canzone è un primo atto di contenimento del trauma, uscire dalla sofferenza per un po’ e guardarla trasfigurata fuori di sé, prendendone un po’ le distanze.

Ecco un video in cui la faccio fare ad un gruppo di adolescenti: 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

La carta d’identità musicale di una ragazza

Ve ne propongo una, è la lista di Anita (nome di fantasia); con Anita abbiamo lavorato molto con la musica anche perché usavamo spesso delle canzoni o delle frasi per:
– descrivere le sue sensazioni;
– per dare senso agli eventi;
– per dare un senso ai traumi.
La sua terapia adesso è conclusa, con ottimi risultati.
Ecco la sua lista e le sue parole (in rosso ci sono i commenti di Anita), non vi nascondo l’emozione quando ho visto che nella lista c’era anche una mia canzone (momento di narcisismo 🙂 )

1. Iron Sky (Paolo Nutini)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Adoro la voce di Nutini, e secondo me in questa canzone ci ha messo l’anima. Per non parlare del video, estremamente toccante.

2. Arrivederci Tristezza (Brunori Sas)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Mettere da parte la razionalità a volte fa bene, più facile a dirlo che a farlo per una che deve avere tutto sotto controllo. Ma, come dice Brunori, godersi un po’ di dolcezza non guasta, quando c’è.

3. La Pista Anarchica (I Ministri)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

“Hai mai visto un leone passare la sua vita a guardare i documentari sui leoni?” Non aggiungo altro.

4. Skinny Love (Bon Iver)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Questa canzone parla di una relazione d’amore giunta palesemente al termine, ma che i due amanti cercano comunque di portare avanti. Credo sia capitato un po’ a tutti.

5. Chandelier (Sia)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Mi piace il testo, la sua voce, la ragazzina che balla nel video e le emozioni che mi trasmette l’insieme ogni volta che l’ascolto.

6. Stagnola (Le Luci Della Centrale Elettrica)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

è stata la prima canzone di Vasco Brondi che ho ascoltato, e da lì ho scoperto l’indie italiano. Chi li capisce gli incubi dei pesci rossi?

7. La Linea (Le Ferite)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Tolto che l’autore è stato il mio psicoterapeuta, mi ci sono ritrovata molto in un momento “critico” di un rapporto ormai finito. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare rotta, per salvare qualcosa di noi.

8. Curami (Cccp)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Non è sempre facile ammettere di aver bisogno d’aiuto, figuriamoci implorarlo come Ferretti in questa richiesta-punk-straziante.

9. I Cacciatori (Tre Allegri Ragazzi Morti)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Amo il modo in cui raccontano le storie, seppur crude, sono dolci e orecchiabili. Il ragazzo morto che parla nella canzone potrebbe rappresentare chi, che come me e altri giovani, si sente escluso e invisibile alla società.

10. Le foglie Appese (Colapesce)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Non c’è un motivo preciso per cui l’ho scelta. Mi piace la melodia, l’idea di prendere un caffè ad Atlantide, e poi parla di panico. La musica è un ansiolitico senza effetti collaterali.

Che dire? Grazie ancora ad Anita.
Qual è la vostra lista? 😉

ti lascio di seguito la carta d’identità musicale, così puoi farla anche tu:

carta d’identità musicale

 

Sziget: 6 motivi per andarci (raccontati da chi c’è stato)

Quando si decide di prenotare un Hotel o scegliere un ristorante, nell’era 2.0 la prima cosa che ci viene in mente è consultare chi ha provato prima di noi tale esperienza.

Dunque si  iniziano a leggere forum e blog vari, si consulta la miglior App di valutazione disponibile oggi (a nostro umile parere), TripAdvisor, nella speranza di essere sicuri che la scelta che stiamo per prendere sia giusta senza dover fare il conto con spiacevoli imprevisti. Chi non l’ha mai fatto?

Nell’affrontare un problema nuovo, la mente dell’uomo tende a osservare cosa fanno gli altri: siamo animali sociali e ci basiamo sull’osservazione del comportamento altrui…non potendo conoscere tutte le esperienze di tutte le persone ci basiamo su quelle visibili (come per Tripadvisor).

Analisi Lessicale

Noi de Lo psicologo del rock abbiamo deciso di farlo per voi e abbiamo consultato più di 200 recensioni inerenti lo Sziget Festival di Budapest.

https://www.youtube.com/watch?v=k_JqgPOJBpA

Per dare una valenza più oggettiva alle conclusioni abbiamo eseguito un’analisi lessicale, stilando una classifica dei vocaboli più utilizzati (contando il numero di volte che vengono ripetuti nelle recensioni e considerando la valenza espressiva nel dare un giudizio).
Su 214 recensioni:

– più dell’ 83% reputano il Festival “eccellente

–  13% “molto buono”,

– 3% “nella media”

1%  si divide equamente tra “scarso” e “pessimo”.

Ecco a voi la classifica!

6° Conoscere

sziget_tripadvisor_conoscere

 33 presenze per tale verbo.  Utilizzato soprattutto nell’espressione “ho conosciuto molte persone” il termine sottolinea come ci sia un’alta, spensierata e multietnica atmosfera di socialità all’interno dell’isola. Come dire “tutti amici di tutti”. Alla Woodstock insomma.

5° Divertimento

sziget_tripadvisor_divertimento

Parola ribadita per 42 volte; viene per lo più riferita alle varie attrazioni all’interno dell’isola che ospita il Festival oltre ai numerosi concerti.

4° Esperienza

sziget_tripadvisor_incredibile

43 cartellini timbrati. Si mette l’accento sul vissuto dell’utente al Festival e gli aggettivi che l’accompagnano sono per lo più “incredibile”, ”fantastica”, “indimenticabile”.

3° Cibo

sziget_tripadvisor_cibo

Da buon italiani ci sentiamo consolati  nel sapere che il gradino più basso del podio se lo va a prendere la parola “cibo”. “Il cibo è ottimo”, “varietà di cibo”, “per il cibo buon rapporto qualità/prezzo”.

2° Migliore/Best

sziget_triadvisor_migliore

Con 75 presenze  va a prendersi la medaglia d’argento. Associato ad espressioni quali “il miglior Festival di Europa”, “il miglior festival della mia vita”, “il miglior festival a cui ho partecipato”.

1° Musica

sziget_tripadvisor_musica_1

Non poteva essere  che “musica”, ripetendosi per 114 volte. “Ottima musica”, “ogni tipo di musica”, “musica per tutti i gusti”, “musica fantastica” sono le espressioni più usate.

Prezzi, fila e fango.

Ma possibile dunque solo parole positive  e nessuna critica? Assolutamente no. Sono presenti anche le parole “costoso”, riferito al biglietto e al cibo, “fila” ,riferita ai tempi di attesa per entrata, bagni e  vari stand, “fango” ,riferito al pantano inevitabile di quando piove,  zanzare, che tuttavia sommate tra loro non arrivano al numero di ripetizioni della nostra parola ultima classificata.

Dr. Francesco Maria Insogna