Suonare musica con la mente: la storia di Rosemary

Può un essere umano suonare della musica con la mente, solo attraverso gli stimoli cerebrali captati?

La risposta è sì ed è il riassunto di quanto accaduto ad una famosa violinista della Welsh National Opera Orchestra che, nel 1988, ha visto la sua carriera interrompersi da un giorno all’altro. Continua a leggere Suonare musica con la mente: la storia di Rosemary

Dario Rossi: come il Bambino comunica con il suono degli oggetti

In Analisi Transazionale, una forma di psicoterapia, il Bambino è uno dei 3 stati dell’Io (insieme al Genitore e all’Adulto) e rappresenta la nostra parte più antica, pulsionale, emotiva e creativa; rappresenta anche quello che rimane dentro di noi della nostra infanzia quando cresciamo.

Stavo con Francesco (il mio social media manager) allo Sziget e abbiamo incontrato Dario Rossi per caso mentre camminavamo; gli abbiamo chiesto subito un’intervista.

Dario Rossi suona gli oggetti in giro per il mondo. Se lo cercate ha milioni di views su Youtube.

https://www.youtube.com/watch?v=8ZC0WHcQFEg

Mi ha dato l’impressione di un bambino che parla, emozionandosi, dei suoi giochi preferiti; al contempo il suo Adulto mi sembra molto consapevole di cosa vuole farci con questi giochi.

Qui allo Sziget siamo in una situazione in cui la spontaneità la fa da padrona. Mi sembra che anche la tua scelta artistica sia profondamente viscerale. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato ad abbandonare la figura classica del batterista da band e intraprendere questo nuovo percorso?

Io ho sempre avuto un forte interesse per la musica elettronica e sperimentale piuttosto che per la musica rock/pop. Fare il batterista in una band mi stava un po’ stretto: regole, strutture delle canzoni, gerarchie che non mi piacevano. Spesso un batterista in una band accompagna più che creare. Per esprimermi con la musica avevo bisogno di farlo in maniera mia, libera da certi schemi.

Mi sono detto “trova il tuo modo, trova la tua strada”.

Dario Rossi in versione "inner child"
Dario Rossi in versione “inner child”

C’è stato un momento specifico in cui hai avuto questa intuizione?

In realtà la passione per il suono degli oggetti era qualcosa che mi apparteneva sin da quando ero piccolo: mi piaceva ascoltare i suoni delle cose, anche quelli prodotti dalle macchine, dai frigoriferi, dai ventilatori.
Nel mentre ascoltavo le musicassette dei miei genitori: c’era molta elettronica negli anni ‘80 e ponevo attenzione alle batterie elettroniche e ai sintetizzatori.

Non sapevo che ci fossero macchine per creare questi suoni quindi mi divertivo a riprodurli utilizzando oggetti di uso comune; a 6/7 anni già avevo una batteria composta di oggetti.

Era un mio modo di comunicare, tipico della mia infanzia.

Ma a Londra, 4 anni fa, è partito il mio esperimento di suonare in strada.

Ero lì per lavorare e migliorare il mio inglese; vedevo intanto parecchi artisti che suonavano in strada; ma non avevo uno spazio dove farlo;

mi sono detto:

“adesso il mio spazio me lo creo”.

Così l’ultimo giorno della mia permanenza prima di tornare in Italia, ho fatto una borsa di oggetti e ho suonato. Poi sono tornato in Italia.

Ho continuato a migliorare il mio set, per trovare il suono che cercavo, ma lo facevo per gioco, non ci credevo troppo.

Suonavo ogni tanto in qualche festa di paese.

Sono andato a Berlino. Ho suonato anche lì. Un ragazzo mi ha ripreso e mi ha messo su Youtube. 1 milione di views in 1/2 settimane.

La mia pagina Facebook ha cominciato a ricevere mi piace, messaggi e complimenti a profusione. Da tutto il mondo.

Io non mi sentivo pronto: trasformare un mio linguaggio infantile in qualcosa che mi potesse dare lavoro non era nei miei piani.

Ora ci sto puntando e mi sembra che rappresenti l’integrazione tra la mia infanzia e il mio presente.

Dario Rossi @Sziget
Dario Rossi @Sziget

C’è una forma di ossessione nella tua arte?

C’è un po’ di ossessione, sì; ma ossessione è un termine negativo;

io ho semplicemente preso una parte di me,

perché dentro di noi ci sono diversi parti, e ho scelto di usarla e comunicare con gli altri.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Ci sono momenti di down?

Qualche volta succede. Suonare davanti a tante persone, a tante persone diverse tra loro, ti espone a tanti tipi di energie diverse. Se sei una persona sensibile, percepisci tutte queste energie. Di conseguenza quando suono, posso essere carichissimo o meno.

Inoltre quando viaggi da solo, ci sono dei momenti in cui ti senti un po’ solo.

A volte le persone che ti passano davanti lo fanno solo per un attimo, storie che ti passano veloci davanti e non hai tempo per capire.

Il mio lavoro è fatto di un passaggio spesso molto veloce tra la grande condivisione e la solitudine.

Tuttavia sento di poter sostenere tutto questo perché vengo da un passato in cui sono stato isolato dagli altri: sono abituato.

Social network: come li utilizzi e cosa consigli?

Facebook va usato in maniera intelligente. È gratis e se fai un lavoro artistico è utile per promuoverti. Tuttavia è importante non farsi risucchiare.

Non cadere nel tranello “ho seguito, ho la foto con 1000 like, sono bello”.

Il successo non è la chiave della felicità; la felicità è fare quello che ti piace e poterci vivere.

Non dipende dall’approvazione degli altri. Il social potrebbe darti l’illusione che il tuo “prodotto” funzioni e dopo vai avanti solo per cercare approvazione.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Ci racconti qualche momento di contatto emotivo forte con i tuoi spettatori?

La differenza tra suonare in un locale e in strada sta nelle persone: mentre nel locale c’è una selezione, in strada questo non c’è. Nel locale c’è qualcuno/qualcosa che seleziona le persone,

in strada sono le persone che selezionano te.

Mi capita di vedere persone molto diverse che ballano: a Barcellona un signore anziano ballava con il suo bastone.

La strada rende veramente fruibile la musica a chiunque la voglia ascoltare. Una volta una ragazza mi è venuta a stringere la mano in lacrime e mi ha detto: “per favore continua a fare quello che fai”.

Sulla strada, a differenza del locale, il contatto è estremo.

Applausi, abbracci, la gente si emoziona, vuole fare le foto. Estremamente bello.

Le tue creazioni come nascono: è un aspetto cognitivo o viscerale/emotivo?

Seguo delle logiche della musica tecno: dinamiche che salgono e scendono. Poi ci improvviso dentro. Seguo un’onda. Direi che ho una linea guida ma poi quando parto, entro dentro la musica e improvviso. Faccio parte di quella dimensione sonora e seguo il flusso.

Ed è bellissimo quando mi rendo conto che la gente entra a far parte di questa dimensione.

Dario Rossi durante l'intervista con lo psicologo del rock (io) @Sziget
Dario Rossi durante l’intervista con lo psicologo del rock (io) @Sziget

Cosa ti aspetti dal futuro?

Sto lavorando per farmi delle basi, per poter continuare a fare questo. Ma non è detto che la forma rimarrà per forza questa.

Mi piacerebbe creare un’etichetta; fare musica integrando le sonorità che ho io. Unire le sonorità fredde con quelle calde.

I suoni nella musica elettronica sono standard. Vorrei dare una svolta a modo mio.

Magari altre persone la pensano come me.

Fare una tecno più sciamanica, più tribale, più concreta.

Iscriviti ai miei contenuti gratuiti:

Iscriviti alla mia newsletter

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Lo Stato Sociale: Vogliamo che il pubblico entri dentro di noi

Abbiamo incontrato Bebo e Albe de Lo Stato Sociale  subito dopo il loro live sul British Knights Europe Stage durante lo Sziget Festival 2015 di Budapest. Nonostante il gruppo fosse in trasferta una folla numerosa di italiani e non ha saltato e cantato i lori pezzi, divertendosi (e di divertimento si parlerà come elemento comune dell’approccio del gruppo).
Ringraziamo tutto lo Sziget Italia per averci permesso di essere lì.
Grazie a Nick e Francesco per le foto.

Ecco le mie domande e le loro risposte.

Stato sociale: anche dal nome sembra che diate una lettura contestuale dei fenomeni che accadono nella nostra società. Anche nei testi delle canzoni ho notato questo. Qual è invece il vostro punto di vista sul mondo interno? Che ne pensate della psicoterapia? Fareste mai un percorso?

Bebo: Ho fatto due anni di psicologia ma poi non mi sono laureato.

Albe: Io ho fatto sociologia.

Bebo: Ho sempre avuto una visione leggermente critica della psicoterapia. Negli Stati Uniti c’è un eccesso, qualsiasi segno fuori dal binario diventa malattia, lo psicologo diventa il tuo pediatra, ognuno ha il suo psicologo personale.

In Europa il fenomeno è più blando, ci sono delle diffidenze di base per cui andare dallo psicologo è una cosa da matti e il rischio di non essere accettato socialmente rende difficile parlare di disagi psichici anche con le persone più vicine.

Poi ognuno vive la cosa a modo suo. Io avevo valutato di andare dallo psicologo quando ancora studiavo (se vuoi fare lo psicologo ti devi prima far analizzare necessariamente) ma ora come ora non ne sento il bisogno e penso che per molte persone non sia necessario; credo invece fortemente nel miglioramento personale attraverso l’educazione: c’è la possibilità di crescere sani e felici se ci sono condizioni ambientali favorevoli.

Da sinistra: Albe e Bebo degli Stato Sociale, Romeo Lippi dello Psicologo del Rock
Da sinistra: Albe e Bebo degli Stato Sociale, Romeo Lippi dello Psicologo del Rock

In Italia è tutto molto difficile: abbiamo un modello familiare obsoleto, spesso la famiglia è molto presente e pesante, devo fare quello che dicono i miei genitori, non riesco a sganciarmi; anche perché le condizioni socioeconomiche non aiutano e lo stesso stato sociale è familiaristico e le istituzioni sono assenti.

Io mi ritengo molto fortunato poi ovviamente se ti spacchi un gomito vai dal medico, se non ci stai dentro con la testa vai dallo psicologo.

Lo Stato Sociale durante il live sul British Knights Europe Stage @ Sziget 2015
Lo Stato Sociale durante il live sul British Knights Europe Stage @ Sziget 2015

Il vostro percorso di musicisti è anche un percorso di autorealizzazione e di autocura? 

Albe: In parte sì, Lo facciamo per stare bene e per far stare bene.

L’idea che spinge il nostro progetto è questa.
È anche un modo per capirsi: quando scrivi, (sia Bebo che Albe scrivono i testi delle canzoni) penso che lo si faccia per interpretarsi.
Se non metti fuori le tue cose, non puoi dare loro un senso e capire qualcosa di te; lo stai facendo per te e per gli altri. È una forma di comunicazione che dovrebbe/vorrebbe aiutare a stare meglio; poi che ci si riesca è un altro conto.

Bebo: nella nostra generazione è difficile avere una narrazione propria del presente.
La mancanza di narrazione crea una dissonanza cognitiva forte con il mondo attorno e fai fatica a collocarti, ad avere il tuo posto nel mondo.
Siccome siamo animali sociali questo è fortemente degradante per le persone.

Noi abbiamo la fortuna di aver intrapreso un percorso che ci realizza molto perché fa parte di un sogno, un desiderio intimo forte; e al contempo cerchiamo di far stare bene anche gli altri.

Albe: La cultura ci ha dato tanto, ci ha aiutato a comprendere il mondo che ci sta attorno. E perché, cazzo, non farlo anche noi?

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Avete preso e ridate…il contatto e le emozioni sono diverse tra un Festival estero come lo Sziget e i concerti che fate in Italia?

 Albe: non siamo abituati a suonare alle tre e mezza del pomeriggio (ridono). Fortunatamente il pubblico italiano che era qua ha risposto molto bene, ci siamo sentiti a casa.

Guardare in faccia i non-italiani (perché erano quelli che non cantavano) è stato bello anche quello. I sorrisi delle persone che non ci conoscono e che si stavano divertendo nonostante non capissero quello che stavamo cantando sono una bella soddisfazione.

Cosa c’è di condiviso, di comune tra voi che state sopra il palco e quelli che sono sotto?

Bebo: Ci deve essere per forza se ci vogliamo divertire tutti insieme.

Albe: La cosa è quella: creare aggregazione. Noi cerchiamo di entrare dentro il pubblico e vogliamo che il pubblico entri dentro di noi. Poi questa me la interpreti… (ride).

stato_sociale_sziget_psicologo_del_rock_3

Social network: che consiglio dareste a un giovane artista che si mette su Facebook?

 Albe: di uscire di casa più spesso, di stare meno su Facebook; Poi quando hai effettivamente qualcosa da dire puoi anche usare i social network. Ma non concentrarti solo su quello.

Perché se no ti chiudi. A noi piace portare la gente fuori di casa e usiamo il social come mezzo affinché questo accada.

Prima il nostro mezzo di promozione erano solo i concerti; poi siamo stati bravi a usare Facebook per rimanere in contatto con le persone che avevamo incontrato al live.

Dr. Romeo Lippi

p.s.: per quanto riguarda l’interpretazione della frase “Cerchiamo di entrare dentro il pubblico e vogliamo che il pubblico entri dentro di noi” penso sia un desiderio di fusione totale con i propri fan. Un po’ come la sensazione di un unico noi tipica dell’innamoramento e dell’orgasmo.
Ma questa è un’interpretazione,  non è detto sia la reale pulsione della band.  🙂

Iscriviti ai miei contenuti gratuiti:

Iscriviti alla mia newsletter

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Non mi basta più niente: il profilo psicologico dei Giorni Anomali

I Giorni Anomali sono una band viterbese che conta nella zona numeri paurosi: piazze piene e visualizzazioni alle stelle. Ora stanno cercando di traghettare il loro pop-rock fatto di consapevolezze forti verso l’intera penisola. Ho intervistato il cantante e autore, Federico Meli, mio amico, e questo è quello che ne è venuto fuori.

Il nuovo singolo si chiama “io non la voglio una vita normale”…perché?  Cosa c’è di brutto nella normalità?

Nella normalità non c’è nulla di brutto. Anzi la normalità/serenità é l’unica condizione che permette all’essere umano di vivere una vita “felice”. Il non volere/avere una vita normale è più che altro una tendenza, un’attitudine, un’occorrenza che nasce un po’ dal vissuto personale, un po’ dalla predisposizione. Certo è che senza il disagio e senza lo stare male viene meno quella rabbia e voglia di rivalsa che rappresentano l’unico mezzo per arrivare al coronamento di obiettivi importanti.

E io questa vita normale non la voglio anche se a volte costa caro.

 In cosa ti senti normale e in cosa no?

 Quando alzo un po’ il gomito sono capace di fare cose di cui vergognarmi; allo stesso tempo, durante i giorni feriali, sono uno che si sveglia la mattina alle 7.00 per andare a fare il professore di ginnastica e il maestro di scherma.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

 Perché scrivi? Che bisogni compensi con la musica?

Senza dubbio lo scrivere canzoni è la cosa che mi ha salvato la vita. Dentro ad esse ho messo tutto il mio senso di inadeguatezza, tutte le mie rabbie, tutte le mie paure. La funzione catartica dell’arte penso sia da sempre e per sempre una cosa indiscutibile.

 Pensi che la tua infanzia e adolescenza abbiano degli influssi su quello che scrivi e canti?

Ovviamente sì. Direi quasi nella loro totalità. Voi psicologi mi insegnate che il vissuto, i traumi, i bei ricordi di quell’età, condizionano in maniera profonda tutto l’iter futuro di vita. E di conseguenza la stesura dei testi per chi fa musica.

 Visto che spesso i cantautori sono persone emotivamente turbate…cosa pensi della psicologia e della psicoterapia?

Personalmente ho vissuto l’esperienza della psicoterapia qualche anno fa. E senza problemi sono pronto a dire che insieme e contestualmente alla musica, è la cosa che mi ha salvato dall’impazzire.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

 Ascoltando le canzoni, sembra che spesso tu dica alle donne “attenta, con me non si gioca”… Mi spieghi questa tua posizione?

Storicamente il gioco della seduzione passa dal fatto che i maschi “ci provano” e le femmine “fanno le femmine”. Questo ci sta, però, per come sono fatto io, credo molto di più in un gioco pulito, alla pari, senza tante “scene”, in cui o ti concedi o no senza mandarla troppo per le lunghe.

 Ogni tanto i personaggi delle tue canzoni sono femminili…cosa ti piace e cosa non ti piace in una donna?

Ricollegandomi alla risposta precedente, a me le donne piacciono solo di una tipologia: Rock’n’roll. Cosa intendo per “donna rock’n’roll”: che si lasci andare ogni volta che lo ritenga opportuno, e non che si contenga per motivi di normopatia o cultura cattolico-cristiana. Che sia sincera, che sia corretta.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Il frontman è sempre l’elemento del gruppo che attira di più…che rapporto hai con la sessualità? E con l’amore?

Per tanto tempo ho legato il concetto di amore per una donna al concetto di fedeltà. Da diverso tempo ho capito che le due cose non sono per forza legate. Per chi, come me, ha scelto il rock’n’roll come compagno di vita, sarebbe anche difficile ed incoerente pensare di credere o promettere ad una donna che le sarò fedele per tutta la vita.

Il mio rapporto con la sessualità va a periodi: in linea di massima sono una persona che ama cambiare spesso partner, condividere l’atto sotto l’effetto di sostanze alcoliche, sempre e solo in situazioni di festa.

 “Una vita a correre senza fermarsi mai”: Significa vivere pericolosamente? Che rapporto hai con la morte?

 Ho tanta paura della morte, la vedo come la fine della festa.

Sì, sono dipendente dal vivere pericolosamente, mi annoierebbe il contrario. Ho molta paura della morte, ma se prendo in considerazione il mio stile di vita mi rendo conto che non faccio nulla per posticiparla ad una data più lontana possibile, anzi…..

Avete un rapporto veramente carnale con il vostro pubblico: quali emozioni pensi trasmetta la vostra musica?

Penso semplicemente che essendo una persona nella media, la media delle persone si riconosca in quello che è il mio vissuto, e penso che l’aver ascoltato musica cantautoriale per moltissimi anni mi abbia insegnato ad esprimere in maniera abbastanza diretta quello che provo e quello che racconto.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

 Chi è il fan dei giorni anomali?

Il nostro progetto è molto trasversale. Mi capita di avere feedback positivi a partire da un mio alunno delle elementari, passando dal tossico che mi ferma per strada, arrivando alla cinquantenne , ai coetanei, ai teenager. Insomma un bacino di utenza abbastanza eterogeneo.

Cosa desideri per il tuo gruppo? In fondo: cosa vuoi dalla vita?

Al punto in cui siamo arrivati, voglio l’Italia, il potermi permettere di vivere solamente di musica. Davanti a questa ambizione ormai non metto più niente, neanche la mia vita. Non mi basta più niente.

Intervista del Dr. Romeo Lippi

Tra cani rabbiosi e benessere: Michele Villetti sul lettino.

Eccovi l’intervista a Michele Villetti, musicista di Viterbo che ha ultimamente raggiunto un gran risultato: il suo disco Masileyo è da oltre 10 mesi nella top ten della world music nella classifica mondiale Itunes vicino a nomi come Paco de Lucia, Peter Gabriel e Loreena Mckennith, divenendo un BEST SELLER, nello store  della Apple.

Cominciamo dall’inizio: perché hai scelto di fare il musicista?

Sin da piccolo le orecchie mi hanno salvato da tante situazioni scomode: per non sentire certe cose andavo in camera e mi mettevo le cuffie; la musica mi faceva bene, incredibilmente bene. Ricordo che sentii Show must go one dei Queen a Teatro, durante il saggio scolastico di mia sorella, e percepii una scarica di energia fortissima al cervello: oggi so che quella era una scarica di serotonina, allora non sapevo darle un nome, ma non era paragonabile ad altro. Come se si fosse accesa una lampadina.

 A che punto stai? Com’è la tua vita di musicista?

Sono molto soddisfatto, i successi sono stati davvero molti , ma se dovessi parlare in modo estremamente profondo mi sento incompreso. I paletti mentali delle persone mi pesano. Oltre i “bravo” che mi dicono, oltre il lavoro, vorrei qualcuno che mi accompagnasse verso un altro livello, qualcuno che scommettesse su di me e non mi lasciasse solo a fare tutto quello ruota intorno alla mia musica: produzione, pr, marketing sono aspetti che riesco a gestire da solo con enorme fatica. Questo però  è il problema della maggioranza di chi fa questo mestiere.

Riesci a campare con la musica?

. Anche se le spese a volte sovrastano il guadagno. Anche e soprattutto se vuoi continuare a studiare e perfezionarti. La tranquillità economica non posso programmarla, sono precario, come lo sono ancora tanti altri lavoratori. Faccio l’insegnante di batteria, ho i miei progetti e faccio il turnista…ma è comunque dura.

La musica è un settore emotivo, il mondo è in crisi a livello emotivo, per questo la musica è in crisi.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Cosa ti deprime della vita da musicista?

I cani rabbiosi che sovente si trovano nei circuiti fatti da musicisti. La competizione tra strumentisti non è più ad un livello sano ma mira a distruggere la personalità dell’altro…é una guerra, è un parlarsi alle spalle che va dal livello base ai big.

Se ci fosse una coalizione unita tra i musicisti si potrebbero anche raggiungere le risorse che ci sono e sono disponibili. Ma si preferisce sbranarsi e rimanere divisi. Devo dire però che fortunatamente mi sono sempre levato in tempo da queste realtà vedendone di conseguenza altre, che sono migliori e soprattutto esistono!

Cosa pensi di trasmettere emotivamente al tuo pubblico? e qual è il tuo pubblico?

Io cerco di creare empatia. Indurre lo stato di benessere nell’ascoltatore. Tornare alle origini…. Sono fermamente convinto che la natura sia l’unica vera patria di ogni essere vivente. E’ la mia fonte primaria di ispirazione, difatti spesso faccio proprio concerti nei boschi (il progetto si chiama mereio e si può trovare in questo link

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

 Quali sono i feedback delle persone?

Molti dei miei ascoltatori mi dicono che, con le mie tracce, si sentono bene, c’è trasmissione di benessere, e solo questo mi importa. Ad esempio una importante  producer che lavora alle Hawaii mi ha detto che sente la mia musica davanti all’oceano; altri che la usano per pregare in Israele (Jerusalem Song). Addirittura il giorno dopo l’uscita del disco, una mia amica ostetrica mi ha mandato una mail dicendomi che aveva fatto nascere con la mia musica un neonato. Non lo dimenticherò mai, solo quest’ultimo aneddoto è bastato a ripagarmi completamente di tutti i sacrifici ed il tempo dedicato a questo album.

http://open.spotify.com/track/2DYg9djwOdIwTqRGYhmjK1

Il brano Memories, a quali tue memorie rimanda?

é un brano che ho scritto per una ragazza, Serena, di cui ero innamorato, è un pezzo che ho composto a 18/20 anni…era la mia musa. Ho finito di scriverlo molto tempo dopo, quando ho visitato la Baia di Indos, in Grecia, in questo posto le onde vanno a morire in un piccolo golfo che sembra una lingua, la sabbia ed il mare che si univano mi hanno fatto pensare ad un bacio, il suo. Serena oggi è la mia compagna.

http://open.spotify.com/track/4GrdFjlVzjfEkTWupZ7bwx

 In Your Eyes: di chi sono i “tuoi occhi”?

Sono i miei. Vivevo un periodo di depressione e avevo gli attacchi di panico. Mi sono dedicato questa canzone, guardandomi allo specchio, per andare nelle mie profondità e per potermi rialzare.

http://open.spotify.com/track/3GDbj70Ae5au0y4kGGZRoP

 La tua emotività: che bisogni compensi attraverso la musica di questo album?

Aggregazione e condivisione. La condivisione  manca tanto in questo mondo spesso freddo e sterile , come ti dicevo, l’ambiente musicale spesso è deficitario di questo aspetto. Credo che iniziare a lasciarsi alle spalle il concetto di”umanità professionale” sia un ottimo modo per ritornare ad essere veramente uomini, nel senso più bello e stupefacente del termine.

 La tua infanzia entra nella tua musica?

Assolutamente sì. Masileyo sono io che corro da bambino, il ridere ed il sentirsi vivi.  Era una parola che avevo inventato per comunicare felicità. La meraviglia che c’era nell’infanzia. Nel prossimo album ci sarà un brano (the Genius) che si apre con la registrazione della voce di Bukowski che recita il Genio nella massa, successivamente canterò  un mio testo tradotto con un linguaggio inventato da una bambina, mia ex allieva di batteria.

 Sei nervoso quando vai a suonare?

Sempre di più. è anche “colpa” delle aspettative…quando diventi grande ti fai delle aspettative e sei teso. Poi comincia la musica, stacco il cervello e mi rilasso. Da qui cerco di proseguire al meglio.

 Aspettative per il futuro?

Masileyo one man band: è un progetto nato da pochissimo. A breve pubblicherò dei video dove spiegherò tutti i dettagli al riguardo…ecco un breve assaggio

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Ecco i link di google play e itunes dove potrete acquistare l’intero album a soli 2,99 euro

https://play.google.com/store/music/album/Michele_Villetti_Masileyo_Soundtracks_for_a_Real_L?id=Bc64ayrvlmxehw2qwa2w4k6lgzq

https://itunes.apple.com/it/album/masileyo-soundtracks-for-real/id806454220

www.michelevilletti.it

Dr. Romeo Lippi