L’ictus (sia ischemico che emorragico), se non trattato per tempo, può portare malfunzionamenti neurologici causati dalla morte delle cellule presenti nel cervello.

È impossibile comprendere in fase acuta quali saranno le disfunzioni future causate da questo tipo di patologia e una ripresa totale di tutte le funzioni fisiologiche è altamente improbabile.

Una nuova ricerca, però, ha trovato nelle canzoni e nella musica un metodo per favorire la ripresa del soggetto colpito da ictus e si spera, in un futuro, di poter utilizzare questa prassi per attuare delle cure (anche domiciliari) con costi ridotti rispetto alle tradizionali forme di riabilitazione.

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Le canzoni come riabilitazione naturale post ictus.

Ann-Maree Vallance, nota scienziata in campo neurologico e ricercatrice della Murdoch University, sostiene che:

Quando si ascolta musica, il cervello umano si scatena.

Pensiamoci insieme: quando parte una bella canzone con un ritmo che sentiamo dentro di noi, non viene naturale il muoversi sulle note della stessa? Battere un piede o le mani per tenere il ritmo, schioccare le dita, muovere la testa, sono tutte reazioni che il ritmo provoca all’interno del cervello e che vengono poi esternate con questo tipo di movimenti.

La stessa ricercatrice, a tal proposito, sostiene anche che:

Ci sono forti connessioni tra le parti del cervello che sono responsabili per l’elaborazione di stimoli uditivi, come la musica, e le parti del cervello che sono importanti per l’esecuzione dei movimenti.

Insomma, la naturale reazione del cervello umano ad una canzone, può contribuire a stimolare l’attività cerebrale e, di conseguenza, si potrebbe intervenire su quelle parti del cervello che vanno a regolare le capacità motorie di una persona affetta da ictus.

Quando si è in ottima salute difficilmente si pensa a quello che sta dietro al banale movimento di pigiare le dita su una tastiera per scrivere un messaggio o una email ma, quando si viene colpiti da ictus, anche le azioni più banali possono diventare difficili, in quanto il cervello non ha più lo stimolo di comandare sui nervi.

Come funziona la ricerca?

La Dottoressa Vallance sta invitando diversi pazienti colpiti da ictus a partecipare alla sua ricerca.

La terapia è individuale e sfrutta l’app GotRhythm, sviluppata dagli scienziati dell’University of Western Australia.

L’applicazione è collegata a dei particolari sensori wireless che vengono collegati a punti ricettivi del paziente, come mani e braccia.

Per iniziare è sufficiente attivare l’app e completare una sessione di allenamento di 30 minuti indossando questi speciali sensori, con l’obiettivo di compiere piccole attività della vita di tutti i giorni come prendere tra le mani una tazza o un bicchiere.

La musica verrà riprodotta solo se il paziente completerà in maniera corretta l’azione richiesta.

L’attività cerebrale viene misurata prima e dopo la sessione per verificare se ci sono stati cambiamenti e di quale entità.

Il fine di questo studio è provare che i movimenti premiati attraverso l’ascolto della musica siano stimolanti per il cervello e l’ambizione è quella di riuscire a migliorare le capacità motorie dei pazienti oggetto dello studio.

Se la musica può fungere da spunto, tutto questo dovrebbe portare ad un miglioramento della capacità funzionale.

Certo, il progetto della Dottoressa Vallance è ambizioso, ma lo stretto legame tra musica e cervello umano è già stato provato in numerose ricerche.

Terapia riabilitativa tramite le canzoni

La fisioterapia basata sulle canzoni potrebbe essere una buona soluzione per la riabilitazione del paziente a lungo termine: il lavoro ripetitivo sul recupero dei movimenti funzionali è più facile da eseguire su persone colpite da ictus.

La Dottoressa Vallance, nella presentazione della sua ricerca, conclude asserendo che:

Siamo stati in grado di sviluppare qualcosa di non molto costoso e che i pazienti possono fare comodamente a domicilio. Il vero vantaggio di questo studio è che il paziente sarà libero di decidere di sottoporsi o meno alla terapia. Se il soggetto lo desidera davvero ci sarà un maggior impegno, con conseguente probabilità di ottenere risultati e riscontri positivi dalla terapia musicale.

Se ti interessa saperne di più sull’utilizzo delle canzoni nel miglioramento del benessere psicofisiologico delle persone puoi dare un’occhiata ai prossimi appuntamenti con la Songtherapy de Lo Psicologo del Rock!

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