Vasco Rossi: 10 canzoni del re degli stadi per la crescita personale

Vasco Rossi psicologo: un po’ provocatorio, vero?

Classe 1952, il Re degli stadi e del rock italiano.

Con le sue recenti sei date a San Siro è senza dubbio uno dei personaggi più influenti della scena musicale italiana.

Idolo di molte generazioni e grande trascinatore di folle.

Hai visto il mio video sulla nuova canzone di Vasco Rossi? Eccolo:

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Nei suoi brani e nei suoi album possiamo rintracciare la storia della sua “Vita Spericolata”, dall’energia e la ribellione della gioventù, alle consapevolezze maturate con l’età e le considerazioni sul mondo che si evolve.

Di seguito vi metterò una Playlist di 10 brani del Re del Rock italiano importanti per la crescita personale.

1. Manifesto futurista della nuova umanità

“Ho fatto un patto sai, con le mie emozioni. Le lascio libere e loro non mi fanno fuori!”

Il concetto di lasciare che le emozioni vengano espresse è alla base del benessere, sia fisico che psicologico.

Concedersi di sperimentare ciò che si prova in relazione ad eventi interni ed esterni è l’unico modo per non farsi uccidere dalle emozioni.

Se non ascolti le tue emozioni, saranno loro a farsi sentire “schiacciandoti” e più cercherai di soffocarle più loro prenderanno il controllo.

L’intelligenza emotiva, ossia la capacità di riconoscere le proprie emozioni e le emozioni degli altri, è un costrutto psicologico importantissimo, allenarla significa concentrarsi sul “sentire” piuttosto che sugli aspetti cognitivi.

Sembra facile ma vi garantisco che sono davvero poche le persone che riescono a riconoscere le emozioni nel momento in cui sorgono e a mettere in atto azioni congruenti al loro stato d’animo.

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2. La nostra relazione

“La nostra relazione oramai non ha più senso, tu hai le tue ragioni ed io..sono forse troppo stanco. Tra l’altro non è facile ricominciare tutto. Lasciamo stare, dai! Non rifacciamo un letto ormai disfatto.”

Ci sono delle relazioni, anche con persone importanti della nostra vita, che ad un certo punto diventano tossiche per noi.

Quando l’impresa della riparazione di un legame che si è rotto presuppone troppe energie e troppa fatica, la rottura, seppure difficile da affrontare, sembra essere la soluzione più efficace per il nostro equilibrio.

La separazione presuppone un duro “lavoro” di ricostruzione di sé stessi e di ridefinizione della propria identità.

Non è mai facile da affrontare ed è per questo che necessita di sostegno da parte di persone in grado di essere empatiche e di attuare ciò che in psicologhese si chiama la relazione riparatrice, ossia una relazione in cui vengono sperimentati gli aspetti dei legami in maniera sana e che permette di curare le ferite relazionali passate o presenti.

3. Cambiamenti

“Si può cambiare solo se stessi, sembra poco ma se ci riuscissi, faresti la rivoluzione”.

Le uniche cose che possiamo cambiare davvero appartengono a noi, al nostro sé. Smettere di stare sull’altro, cercando di cambiare le sue modalità ed iniziare a stare su di sé, prendendosi la responsabilità delle proprie azioni.

Quando inizierai a cambiare te, vedrai che anche l’ambiente che hai intorno si trasformerà di conseguenza.

L’aspetto dell’assunzione della responsabilità su di sé riguarda ciò che in psicologia viene chiamato “locus of control” teorizzato da Julian Rotter.

Cosa significa? Le persone con un locus of control esterno tendono ad attribuire agli altri, al caso, all’ambiente le conseguenze delle loro azioni, ad esempio: “Non ho passato l’esame di Fisica perché mia madre continua a stressarmi con le faccende da fare a casa”.

Al contrario, una persona con un locus of control interno tenderà ad assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni, acquisendo così il controllo sulla sua vita, ad esempio: “Non ho passato l’esame perché mi sono lasciato prendere da altre mille cose, non ho messo abbastanza impegno nello studio.”

Le persone che sia assumono la responsabilità delle proprie azioni, dei propri errori e anche delle proprie vittorie, hanno la percezione di poter cambiare la direzione della loro esistenza, ad esempio mettendo più impegno nelle cose che fanno, questo gli permetterà di assumere una posizione di controllo degli eventi e non di “sottomissione” ad essi.

4. Credi Davvero

“Non c’è nessuno diverso, non c’è nessuno che sorride quando ha perso”.

È vero, siamo tutti diversi. Ognuno di noi ha qualcosa di profondamente speciale e unico in sé e nel suo modo di stare al mondo.

Ma non dimentichiamoci che, apparteniamo tutti alla stessa specie, e ci sono molte caratteristiche comuni che ci rendono più simili di quanto ci piace immaginare. Questa è la base dell’empatia, della compassione, dell’amore.

L’empatia è la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di sentire con l’altro e fa parte del costrutto che abbiamo citato sopra: l’intelligenza emotiva.

Sapere che cosa si prova in relazione ad un evento, ad un pensiero ci permetterà di immaginare ed ipotizzare che cosa succede all’altro in determinate situazioni e magari di riconoscerci in lui/lei, un po’ come se fossimo davanti ad uno specchio.

5. Sally

“Ed un pensiero le passa per la testa, forse la vita non è stata tutta persa. Forse qualcosa si è salvato. Forse davvero non è stato poi tutto sbagliato. Forse era giusto così.”

Vivere con il continuo rimpianto o rimorso per il passato non ci permetterà mai di andare lontano. Bisogna imparare a perdonare e a perdonarsi, pensando anche che quello che gli altri hanno fatto o quello che abbiamo fatto noi, in un momento della vita, probabilmente era il meglio che si potesse fare.

Come dice Bernardo Paoli nel suo libro “La sottile arte di incasinarsi la vita”: Catàbasi è la possibilità che l’uomo contemporaneo può darsi di vivere un dolore fino in fondo per riemergerne rigenerato.

A questo proposito, per superare un forte dolore passato, qualcosa che riemerge e ci impedisce di andare avanti nel presente, occorre prima di tutto vivere appieno quel dolore, sentire le emozioni che lo accompagnano.

Solo così si potrà chiudere la Gestalt, ossia l’esperienza che fino ad allora era rimasta aperta, ed essere pronti ad accogliere e a vivere altre esperienze.

6.Brava Giulia

“Io voglio vivere sopra, io voglio vivere una volta sola”.

Ricordarsi che non si è eterni, che la nostra esistenza ha un limite temporale ci permetterà di vivere al meglio il nostro presente, di non accontentarci, di non lasciare andare le occasioni che la vita ci regala.

Paradossalmente, ciò che puoi aiutarci a vivere meglio il presente, a stare nelle esperienze in presenza, è ricordarci della nostra finitezza come esseri viventi.

Ricordarci che, da un momento all’altro, la nostra vita, la vita delle persone che abbiamo intorno potrebbe finire, ci permetterà di selezionare le cose più importanti e goderci il momento presente. “Memento Mori” ossia “Ricordati che devi morire”.

7. Una canzone per te

“Una canzone per te..come non è vero, sei te?! Ma tu non ti ci riconosci neanche, le è troppo chiara e tu, sei già troppo grande..”

Ci meravigliamo sempre quando riceviamo dei complimenti, quando qualcuno ci dice: “Ho scritto una canzone per te”, non ci crediamo.

Questo perché spesso siamo proprio noi a non darci il valore che in realtà abbiamo. Accettiamo i complimenti, saranno una parte importante del nostro “serbatoio di autostima”.  

L’autostima è un insieme di elementi (di tipo cognitivo, affettivo e valutativo) che definisce il proprio valore, basato su la percezione che ognuno ha di sé stesso.

L’autostima non viene nutrita solo dai complimenti, dai feedback che riceviamo dagli altri ma rispecchia le nostre esperienze di vita, di confronto con l’altro e di autovalutazione. L’autostima è legata molto alle esperienze passate ma, lavorandoci può certamente essere incrementata.

8. E adesso che tocca a me

“E adesso che non ho più il mio motorino, che cosa me ne faccio di una macchina? E adesso che non c’è più Topo Gigio che cosa me ne frega della Svizzera?” (trappola della felicità)

Crescere significa scontrarsi con la realtà, spesso vedere i propri sogni e le proprie fantasie infrangersi. Ma è proprio qui che nasce la nostra maturità, che si costruisce il nostro futuro. Adesso che tocca a te, agisci per raggiungere ciò che hai sognato, sfruttando anche l’energia del bambino che è in te!

9. Guarda dove vai

“Prenditi quello che sei e non nasconderti mai, guarda che spalle che hai, forse ce la farai!”

La realtà, che contiene anche quello che siamo e quello che siamo stati, è la prima cosa da guardare per poter pianificare il proprio futuro. Per guardare oltre, lontano, fai un bell’esame di realtà, scopri quali sono le tue risorse e mettile in gioco per raggiungere i tuoi obiettivi.

10. Quante volte

“Io non voglio più vivere solo per fare compagnia. Io non voglio più ridere, non mi diverto più, ed è colpa mia. Non ho voglia di credere che domani sarà, sarà diverso e poi chi lo sa!”

Martin Seligman, il padre della psicologia positiva, individua degli elementi fondamentali per definire la felicità autentica che sono:

  • Provare emozioni positive riguardo al passato e al futuro;
  • Assaporare sensazioni positive che derivino dai piaceri dell’esistenza;
  • Trarre gratificazione dalle potenzialità personali;
  • Usare le proprie potenzialità al servizio di qualcosa di più grande per dare significato alla propria esistenza.

Questo ultimo punto in particolare si ricollega al brano che abbiamo citato.

Trovare un senso più alto alla nostra esistenza, mettendo in campo le proprie risorse per la costruzione di qualcosa di utile e bello, aggiungere valore ai contesti in cui viviamo e alle persone di cui siamo circondati.

La felicità ha a che fare quindi, con la capacità di non fermarsi ai piccoli piaceri della quotidianità, ma andare oltre per scoprire il senso di ciò che siamo come individui immersi in un contesto sociale.

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Pubblicato da

Romeo Lippi

Psicologo, Psicoterapeuta, Cantautore. Responsabile e fondatore del progetto "Lo Psicologo del Rock". Uso nella mia vita e nella mia professione l'integrazione tra canzoni e psicologia.