Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso): la psicoterapia è indice di ricchezza culturale

Ecco la nostra intervista a Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso, lo storico gruppo prog italiano fra gli anni Settanta e Ottanta; Nocenzi è anche direttore artistico di un’interessante progetto: Civitates. Il progetto vuole aiutare i comuni italiani a crescere attraverso la musica e la cultura; abbiamo infatti incontrato Vittorio alla presentazione di Civitates a Blera (VT).

Quali sono le canzoni che per te sono state terapeutiche?

Te ne dico una, forse ti spiazza, però in quest’ultimo periodo per consolarmi un po’ sento proprio il bisogno di coltivare la bellezza.

Guardandomi intorno noto un completo disagio perché questo tempo non mi piace, c’è troppa cialtroneria, cafonaggine, volgarità e bruttezza. Allora mi sono ripiegato sulla musica classica: preludio in fa minore dal secondo libro del clavicembalo ben temperato di Bach che ho adoperato proprio come psicoterapia personale.

Ogni volta che lo suonavo mi sentivo confortato e mi sentivo decisamente meglio: suonando il preludio smaltivo le tossine dei  dolori, dei dispiaceri e quel disagio di tutta questa bruttezza intorno mi faceva rigermogliare il senso della bellezza e mi confortava tantissimo, era la mia terapia autogestita.

Per la prima volta ho constatato nella mia vita che suonare quel brano mi faceva sentire proprio meglio psico-fisicamente.

Quali sono invece i vostri brani più terapeutici per il vostro pubblico?

Non mi rompete, è un brano che ho scritto tanti anni fa ed è stato un brano con il quale tanti giovani degli anni Settanta diventati padri dopo, mi hanno detto che hanno fatto addormentare i loro figli, come una ninna nanna, una specie di modo protettivo per legarsi al figlio appena nato.

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Qual è secondo te la funzione della musica?

A me piace ricordare che Shakespeare diceva che “l’uomo che non ama la musica è più scuro delle tenebre”. Oppure Leonardo Da Vinci diceva:

“La musica è mirabile scienza perché è sorella della pittura in quanto raffigurazione dell’invisibile”

Questo per dire che il linguaggio musicale è un linguaggio a tutti gli effetti perché può sostenere anche delle idee e delle ipotesi senza ricorrere alle parole, non c’è bisogno di spiegare.

La musica ti sintonizza emotivamente su un significato piuttosto che su un altro, ad esempio pensa una foto dove hai un bellissimo tramonto sul mare e sull’acqua sta galleggiando una barca. Ora fai un ipotesi: su quella barca ci sono due innamorati che stanno fuggendo per cercare un posto dove stare da soli e raccontarsi il sogno del loro futuro. Per sostenere questa ipotesi tu prendi il brano di Bach che ho citato prima e mettilo come sottofondo

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Ora cambia ipotesi: sulla barca non ci sono più quei due innamorati bensì dei pirati che stanno aspettando che passi una nave per attaccarla e saccheggiarla: con lo stesso brano di Bach in sottofondo l’ipotesi non regge assolutamente: stessa immagine, ipotesi diversa, musica diversa. La musica non poteva essere la stessa.

Senza introdurre la parole la musica sosteneva l’una o l’altra ipotesi: ecco perché la musica è un linguaggio universale

Perché a livello europeo e mondiale tanti artisti si rivolgono agli psicoterapeuti e non se ne vergognano di parlarne, ma in Italia questo non succede? E’ solo una questione economica? In Italia si guadagna di meno?

Credo sia una questione di provincialismo culturale. L’Italia sotto questo punto di vista è molto più provinciale, ha tante altre bellissime cose ma ha un ritardo culturale notevole. Parlare del bisogno dello psicologo mette a disagio perché c’è ancora molta ignoranza.

Lo psicologo è una persona che ha degli strumenti per farti sentire meglio, non siamo mica solo carboidrati! Siamo anche quello che i cattolici chiamano anima, quello che i laici chiamano emotività o come vuoi tu. Una terapia psicologica sostiene anche una parte metafisica, così come l’antibiotico sostiene anche una parte fisica.

Bisognerebbe prendere questa consapevolezza con più serenità, senza sentirci inutilmente dei matti solo perché andiamo dallo psicologo. Penso che per superare certi complessi culturali c’è bisogno di una maggiore sensibilità partendo da presupposto che gli artisti sono mediamente persone sensibili

Non credo che si va o no per dalla psicologo per una maggiore o minore ricchezza economica,  è soltanto invece per una maggiore o minore ignoranza: la psicoterapia è indice di ricchezza culturale

 

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Pubblicato da

Andrea Montesano

Psicologo a Roma Nord. Come Romeo utilizzo le canzoni nel lavoro con i miei pazienti e questo accelera il cambiamento più velocemente, contattami e prova! Info su andreamontesano.it.. Scopri di più...